Duplice omicidio di Mirandola, l’accusa di Roberta Bruzzone: «Due anziani lasciati soli a gestire l’impossibile»
MIRANDOLA - «Una famiglia non può diventare un reparto psichiatrico domestico, con due anziani chiamati a gestire situazioni che richiedono competenze, risorse e interventi professionali». È uno dei passaggi più significativi dell'intervento di Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, sul duplice omicidio di Mirandola, dove giovedì 15 ottobre sono stati trovati senza vita, nella loro abitazione di via Imperiale, Vincenza Giannini, 74 anni, e il marito Pietro Ferdinando Casari, 83 anni.
Per il delitto è stato fermato Daniele Tavoni, 55 anni, figlio della donna, sul quale si concentrano i sospetti degli investigatori. La coppia è stata uccisa con una violenza estrema, i corpi ritrovati legati e decapitati. Mentre proseguono le indagini per ricostruire la dinamica e il movente dell'omicidio, Bruzzone richiama l'attenzione su un altro aspetto della vicenda: la condizione familiare delle vittime e l'eventuale presenza di richieste di aiuto precedenti alla tragedia.
In un intervento pubblicato sulla propria pagina Facebook, la criminologa parte dalle notizie emerse nelle ore successive alla scoperta dei corpi. «Secondo quanto riportato dalla stampa, l'uomo aveva problemi psichiatrici e un cugino riferisce che la madre aveva chiesto di farlo ricoverare», scrive Bruzzone, precisando che si tratta di «una circostanza da verificare, che impone domande precise sull'assistenza e sulla protezione di questa famiglia».
Sono proprio le domande a costituire il centro della sua riflessione: «Quali segnali erano emersi? A chi erano arrivate le richieste di aiuto? Quali risposte erano state date? C'erano condizioni di rischio riconoscibili e possibilità concrete di intervenire?»
Interrogativi che chiamano in causa non soltanto la storia personale dell'uomo fermato, ma anche l'eventuale rete di assistenza attorno alla famiglia. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni giornalistiche, Tavoni era seguito dai servizi sociali e avrebbe interrotto le visite al Centro di salute mentale. Resta tuttavia da accertare quale fosse la sua effettiva situazione clinica, quali interventi fossero stati predisposti e se vi fossero state segnalazioni di possibili rischi per i familiari.
Bruzzone non attribuisce responsabilità a singoli operatori o istituzioni, ma invita a verificare se il sistema di assistenza abbia avuto la possibilità di intervenire prima della tragedia. «Le eventuali carenze vanno accertate. Ma il problema deve essere affrontato», sottolinea.
La criminologa introduce anche una distinzione fondamentale, per evitare che il caso alimenti generalizzazioni sulle persone che convivono con problemi di salute mentale: «Avere un disturbo psichiatrico non equivale a essere violenti. Proprio per questo occorre valutare ogni situazione seriamente, senza etichette e senza sottovalutazioni».
Il punto, dunque, non è stabilire un collegamento automatico tra disagio psichico e violenza, ma comprendere se nella vicenda di Mirandola esistessero condizioni specifiche di vulnerabilità e segnali di pericolo che avrebbero richiesto una presa in carico diversa.
Nelle parole di Bruzzone emerge soprattutto la condizione di quelle famiglie che si trovano a sostenere, spesso per anni, situazioni complesse senza poter disporre autonomamente degli strumenti necessari per affrontarle. Una responsabilità che rischia di gravare sui genitori anche quando sono anziani e bisognosi, a loro volta, di protezione.
«L'amore di una madre non sostituisce le cure. La disponibilità di un familiare non garantisce la sicurezza», scrive la criminologa.
Il suo intervento si chiude con un richiamo che va oltre il singolo caso giudiziario e riguarda il rapporto tra famiglie, servizi sanitari e istituzioni: «E quando qualcuno chiede aiuto, la risposta deve arrivare mentre è ancora possibile proteggerlo».
Per il duplice omicidio di Mirandola rimangono ancora molti aspetti da chiarire. Accanto all'accertamento delle responsabilità penali, le parole di Roberta Bruzzone aprono una seconda questione: comprendere se Vincenza Giannini avesse effettivamente chiesto aiuto per il figlio, a chi si fosse rivolta e quali risposte avesse ricevuto. Domande alle quali, al momento, non è possibile dare una risposta definitiva, ma che meritano di essere approfondite.
- Roberta Bruzzone: «Due anziani lasciati soli a gestire l'impossibile»
- Vincenza chiedeva aiuto per il figlio: «Voleva farlo ricoverare»
- Lo scempio di Mirandola, gli strumenti insanguinati e quelle urla: «Ma cosa fai?»
- La criminologia dell'orrore: l'overkill e la violenza che va oltre la morte
- Le continue richieste di soldi del figlio e le tensioni familiari
- Daniele Tavoni era stato in cura per la salute mentale: le preoccupazioni della madre
- Quando sono stati uccisi Vincenza e Pietro? L'appuntamento mancato e le telefonate
- Il mistero del messaggio inviato dal telefono di Vincenza
- Una vita insieme tra figli, lavoro e terremoto: la storia di Vincenza e Pietro
- Nadia ricorda Vincenza: insieme erano sopravvissute al terremoto della Haemotronic
- «Ma erano italiani italiani?»: la paura e i curiosi davanti alla casa del delitto
- Si cercano i tre gatti di Vincenza: uno potrebbe essere rimasto nella casa sotto sequestro
- Il cane portato via nella notte dalla casa dell'orrore
- Non una mannaia: gli strumenti insanguinati trovati nella casa del figlio
- Vincenza lavorava alla Haemotronic, Pietro Casari era originario di San Felice
- I primi sospetti su Daniele Tavoni: i coniugi erano legati e decapitati
- Sono Pietro Casari e Vincenza Giannini le due vittime
- Tragico duplice omicidio nelle campagne di Mirandola: morte due persone anziane
- Coppia di anziani trovati morti in casa a Mirandola: la prima cronaca dal luogo del delitto
- Confermata la certificazione EUSOMA per la diagnosi e la cura del tumore della mammella alla Breast Unit del Policlinico di Modena
- Biomedical valley lancia “Human Intelligence” 2027 per unire l’intelligenza umana con quella artificiale nella salute
- Schiaffi, pugni e calci alla compagna in presenza della figlia minorenne, uomo finisce in carcere
- Duplice omicidio di Mirandola, l’accusa di Roberta Bruzzone: «Due anziani lasciati soli a gestire l’impossibile»
- Daniele Tavoni, le ultime visite nel 2019: cosa è accaduto nei sette anni prima del duplice omicidio?
- «Sua madre aveva paura di lui»: il migliore amico di Daniele Tavoni racconta gli ultimi anni
- Nuovo ospedale di Baggiovara, oggi sit-in e conferenza stampa di Forza Italia davanti al Policlinico, domani protesta del comitato cittadino






























































