‘Mostro di Modena’, dalle analisi emergono dubbi sull’ora dell’ultimo delitto
MODENA - Emergono nuovi dettagli sui delitti del cosiddetto 'mostro di Modena'.
Il corpo di Monica Abate, l’ultima vittima di quella scia di sangue che segnò la nostra provincia per dieci anni, rimase a lungo in una posizione e poi, dopo 6-8 ore, fu spostato.
Come riporta Ansa Emilia-Romagna, lo ipotizza una consulenza medico legale di parte alla base dell’istanza di riapertura delle indagini presentata dall’avvocato Barbara Iannuccelli, per conto del cugino della vittima.
Questi risultati di parte farebbero pensare dunque a una “messinscena” che potrebbe riscrivere gli orari del delitto e di conseguenza incidere sugli alibi delle persone che a suo tempo attirarono l’attenzione degli investigatori.
Nel caso di Abate, la 32enne venne ritrovata nell'appartamento di via Rua Freda con una siringa nel braccio e inizialmente si pensò ad una morte per overdose, per poi scoprire, invece, segni di strangolamento e strozzamento. Dopo aver acquisito il materiale dall'Istituto medicina legale, l'istanza della famiglia segnala una serie di elementi da rileggere sulla base dello spostamento del corpo, da una posizione sul fianco a supino, ore dopo la morte, da incrociare con le testimonianze e gli altri esiti delle indagini dell'epoca. Accertamenti che coinvolsero amiche e anche appartenenti delle forze dell'ordine, che conoscevano la 32enne, e che poi furono archiviati.
In comune le giovani uccise a Modena hanno che gravitavano in ambienti di tossicodipendenza e prostituzione. L'ipotesi, mai verificata e che ora si cerca di approfondire anche grazie alle nuove tecniche scientifiche e investigative, è che dietro possa esserci un'unica mano.
Monica Abate è ritenuta l'ultima vittima, in ordine di tempo, degli almeno otto omicidi del "mostro di Modena": di recente il caso dei delitti irrisolti tra il 1985 e il 1995 è stato riaperto, con gli accertamenti affidati a polizia e carabinieri.
Un giallo quello del 'mostro di Modena' tornato sotto la lente dei Polizia e Carabinieri dopo le istanze presentate dai famigliari di alcune delle 10 vittime.
Lo ipotizza una consulenza medico legale di parte alla base dell'istanza di riapertura delle indagini presentata dall'avvocato Barbara Iannuccelli, per conto del cugino di quella che è ritenuta l'ultima vittima, in ordine di tempo, degli almeno otto omicidi del "mostro di Modena": di recente il caso dei delitti irrisolti tra il 1985 e il 1995 è stato riaperto, con gli accertamenti affidati a polizia e carabinieri.
In comune le giovani uccise a Modena hanno che gravitavano in ambienti di tossicodipendenza e prostituzione. L'ipotesi, mai verificata e che ora si cerca di approfondire anche grazie alle nuove tecniche scientifiche e investigative, è che dietro possa esserci un'unica mano.
Nel caso di Abate, la 32enne venne ritrovata nell'appartamento di via Rua Freda con una siringa nel braccio e inizialmente si pensò ad una morte per overdose, per poi scoprire, invece, segni di strangolamento e strozzamento. Dopo aver acquisito il materiale dall'Istituto medicina legale, l'istanza della famiglia segnala una serie di elementi da rileggere sulla base dello spostamento del corpo, da una posizione sul fianco a supino, ore dopo la morte, da incrociare con le testimonianze e gli altri esiti delle indagini dell'epoca. Accertamenti che coinvolsero amiche e anche appartenenti delle forze dell'ordine, che conoscevano la 32enne, e che poi furono archiviati.
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