«Sua madre aveva paura di lui»: il migliore amico di Daniele Tavoni racconta gli ultimi anni
MIRANDOLA – C'era una persona, oltre alla madre Vincenza Giannini, che conosceva Daniele Tavoni da molti anni e che aveva assistito ai cambiamenti del suo comportamento. Un amico, uno di quelli che rimangono anche quando i rapporti diventano complicati, che oggi racconta gli aspetti più inquietanti della vita dell'uomo fermato per il duplice omicidio di via Imperiale.
La testimonianza è stata raccolta da Serena Arbizzi e pubblicata sulla stampa locale. L'uomo, che conosceva Tavoni da oltre vent'anni, descrive un amico dal comportamento sempre più difficile da comprendere, raccontando messaggi vocali insoliti, sospetti immotivati e situazioni che lo avevano progressivamente preoccupato.
Tra gli episodi riferiti c'è quello di un messaggio in cui Daniele gli avrebbe chiesto se avesse mandato qualcuno a casa sua per fargli del male. Un'accusa sorprendente, rivolta proprio a una persona con la quale aveva un rapporto di amicizia. L'uomo racconta anche che Tavoni manifestava convinzioni bizzarre e che in un'occasione si sarebbe tagliato i capelli perché credeva di essere indemoniato.
Sono racconti che descrivono la percezione di chi lo frequentava, non elementi sufficienti a formulare una diagnosi medica o a spiegare le cause dell'omicidio.
L'amico parla anche di consumo di sostanze stupefacenti e di un progressivo peggioramento dei comportamenti. Una situazione che, secondo la sua ricostruzione, creava tensioni nei rapporti personali e familiari.
Ma il passaggio più doloroso della testimonianza riguarda Vincenza. La madre, sostiene l'amico, era preoccupata e aveva paura del figlio. Nonostante questo, continuava a occuparsi di lui.
È lo stesso rapporto contraddittorio che emerge dalle testimonianze raccolte in questi giorni tra le persone vicine alla famiglia. Vincenza era profondamente legata a Daniele, nato da un precedente matrimonio, ma viveva anche la preoccupazione per la sua situazione lavorativa, economica e personale. Le amiche raccontano di continue richieste di denaro, difficoltà quotidiane e discussioni che finivano per coinvolgere anche il marito Pietro Ferdinando Casari.
Nella vita di Daniele c'era però anche un'altra presenza importante: il suo cane. Le fotografie che lo ritraggono insieme all'animale mostrano un aspetto diverso della sua quotidianità. I vicini raccontano di averlo visto spesso passeggiare con il cane lungo la pista ciclopedonale. L'amico riferisce di un legame particolarmente forte con l'animale, che Tavoni sembrava considerare un punto di riferimento.
La testimonianza si aggiunge alle informazioni emerse sul precedente percorso di assistenza psichiatrica. Secondo quanto ricostruito, Tavoni aveva avuto contatti con i servizi di salute mentale più di dieci anni fa, ma non risultava più in carico al servizio pubblico dopo il 2019.
È importante, tuttavia, non confondere i diversi piani. I comportamenti descritti dagli amici, le eventuali patologie psichiatriche e il consumo di sostanze sono circostanze che devono essere verificate e valutate separatamente. Nessuna di esse, da sola, consente di spiegare il delitto o di stabilire una responsabilità.
La testimonianza dell'amico restituisce soprattutto il racconto di una relazione personale segnata da crescente difficoltà e preoccupazione. E aggiunge un tassello alla ricostruzione degli ultimi anni vissuti da Daniele Tavoni, mentre gli investigatori cercano di stabilire la dinamica e il movente dell'uccisione di Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari.
Per il momento Tavoni rimane l'uomo sottoposto a fermo perché gravemente indiziato del duplice omicidio. Saranno gli accertamenti giudiziari a stabilire le sue responsabilità.
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