Benedetta Brovia racconta il suo calcio, un calcio che piace sempre di più anche alle ragazze
Nata 43 anni anni fa a Castelfranco Emilia è la seconda di quattro figli e ha alle spalle studi umanistici. La passione per il calcio nasce da piccolissima e va di pari passo con quella per la scrittura: Benedetta allora allena e allo stesso tempo scrive per le testate giornalistiche locali Gazzetta di Modena e Il Resto del Carlino; giornate spese sui campi di periferia a guardare partite di cui poi scriveva articoli e interviste.
Quando hai iniziato col calcio?
“A 7 anni in una squadra di maschi, la san Faustino Invicta e poi dai 13 anni sono passata a giocare con le femmine. Sono stata una delle prime allenatrici di calcio modenesi e tuttora alleno l'under 17 femminile del Modena calcio. Sono arrivata a giocare anche in serie A, a Bardolino, sul Lago di Garda”
E oggi?
“Continuo a portare avanti la mia passione per il calcio. Adesso il mio interesse per la comunicazione è diventato un impiego presso un’agenzia di Modena ma appena esco dall'ufficio volo in campo dalle mie ragazze, perché quel rettangolo verde lì, anche se spelacchiato, mi dà sempre una gioia enorme. Tempo fa ho conseguito anche il patentino UEFA B per allenare, un tassello importante per continuare a formarsi in un mondo in costante evoluzione”
Sport e scrittura dove ti hanno portata?
“Ho da poco concluso il mio primo libro (o almeno, il mio primo tentativo strutturato!) e l'ho inviato a una casa editrice... attendo risposta e incrocio le dita! A breve poi ho intenzione di aprire il mio blog: lo dico da anni, ora è giunto il momento di farlo. Parlerà principalmente di sport ma con uno sguardo rivolto sempre alla vita, alle sue bellezze e problematiche, alle sue contraddizioni”
Nell’immaginario collettivo il calcio è uno sport ancora maschile ma qualcosa sta cambiando: cosa ti senti di dire alle ragazze che vogliono praticarlo?
“Di buttarsi e di prendere “a calci” anche i pregiudizi come ho fatto io. Alla fine a fare la differenza non penso sia il sesso, ma la capacità, perché non è un confronto fisico, ma mentale e strategico. Certo, occorrono anni di sacrifici ma rifarei tutto”.
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