Nei cartelli Mirandola si prende da San Felice tutta Ponte San Pellegrino. E pure Mortizzuolo
Cartelli dialettali, Mirandola si prende tutta Ponte San Pellegrino. E Pure Mortizzuolo. Ma le frazioni sono divise a metà con San Felice sul Panaro.
Non si placano le polemiche sui cartelli in dialetto messi dal Comune di Mirandola in giro per il territorio. L'obiettivo è indicare i nomi della città e delle sue frazioni nel vernacolo locale, una dei primissimi desiderata della giunta guidata dal leghista Alberto Greco fin dall'inizio del suo insediamento e che si è realizzata proprio in questi giorni.
Solo che, invece di ottenere consensi, sono montate le polemiche e gli sfottò. Perchè gli errori fatti sono proprio marchiani.
Per esempio, San Martino Spino che non è stato chiamato nel modo giusto ed è diventato San Marten da Bass. E tutti a chiedersi: se Spino sl’e’ da bass, in du ell quel in elta? San Martino Carano?
Altra frazione, errore doppio. Per Cividale il cartello indica in chissà quale lingua Sivdal, mentre in mirandolese si dice Zivdal. In più, si vuol far passare come dato storico accertato la leggenda dell'"antico sotterraneo tra la Motta e il castello dei Pico”
L'ultima è proprio la figuraccia fatta col Comune confinante, San Felice. Tra Mirandola e San Felice i confini demaniali tagliano in due sia le frazioni di Ponte San Pellegrino che di Mortizzuolo: metà cittadini sono sanfeliciani, col codice postale di San Felice, la sede comunale in piazza Italia, le scuole in via della Venezia; l'altra metà mirandolesi e le loro commissioni le fanno sul listone.
Ma a leggere i cartelli che ha messo il Comune di Mirandola sembra che le frazioni siano solo ed esclusivamente di Mirandola. Una occupazione di fatto: Pont ad San Palgrin è diventato tutto Borg ad la Mirandla e Mortizzuolo idem.
Ma il lapsus è freudiano, perchè quel nome scritto sul quel cartello, Mursùal, è sanfeliciano. Mentre in mirandolese si dice Mursòl.


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