Malattie cardiovascolari, al Senato piano europeo per ridurre mortalità
(Adnkronos) - Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di morte in Italia e in Europa, con un impatto crescente sulla salute pubblica, sulla qualità della vita dei cittadini e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. Nel nostro Paese provocano 25 morti ogni ora, oltre 220mila ogni anno, e sono responsabili del 30,9% di tutti i decessi. A livello europeo coinvolgono oltre 62 milioni di persone nei 27 Stati membri, generando un costo economico stimato in più di 280 miliardi di euro l'anno tra spesa sanitaria, assistenza e perdita di produttività. Il dato più significativo resta tuttavia quello legato alla prevenzione: secondo l'Iss fino all'80% delle morti cardiovascolari potrebbe essere evitato attraverso diagnosi precoce, corretti stili di vita e percorsi di cura tempestivi ed efficaci. E' partendo da questa emergenza che questa mattina, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede del Senato, si è tenuto il convegno nazionale dedicato al 'Safe hearts plan', il Piano europeo per la salute cardiovascolare pubblicato dalla Commissione europea nel dicembre 2025. Il piano, promosso dall'Ue per affrontare in modo coordinato quella considerata la più grande emergenza sanitaria del continente, individua tre direttrici prioritarie di intervento - prevenzione, diagnosi precoce e screening, miglioramento delle cure - e definisce un obiettivo ambizioso, ma preciso: ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035. Il convegno, organizzato con il supporto scientifico dell'Inrc - Istituto nazionale ricerche cardiovascolari, ha riunito rappresentanti del ministero della Salute, presidenti di federazioni sanitarie nazionali, cardiologi, medici di medicina generale e associazioni di pazienti, con l'obiettivo di tradurre gli obiettivi europei in una proposta operativa concreta per rafforzare il sistema sanitario italiano. "Portare il Safe hearts plan al Senato non è un atto simbolico: è il primo passo per trasformare un documento europeo in politica sanitaria nazionale - ha detto Francesco Fedele, direttore dell'Inrc - Sappiamo che la maggior parte di queste morti è prevenibile. Oggi disponiamo delle conoscenze scientifiche, degli strumenti clinici e di un quadro programmatico chiaro. La vera sfida è tradurre tutto questo in azioni strutturali e coordinate, capaci di incidere realmente sulla prevenzione e sulla mortalità cardiovascolare nel nostro Paese". Le conclusioni della giornata - si legge in una nota - confluiranno in un documento programmatico che verrà sottoposto alle competenti commissioni parlamentari e alle autorità sanitarie nazionali, con l'obiettivo di definire standard condivisi e percorsi diagnostico-terapeutici applicabili uniformemente su tutto il territorio nazionale, a partire dal Mezzogiorno dove il divario nella mortalità cardiovascolare rispetto al resto del Paese si è allargato anziché ridursi.
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