Abusi su hostess, caso dei ’30 secondi’: sindacalista condannato in appello bis
(Adnkronos) - E' stato condannato a un anno e due mesi di reclusione al termine del processo d'Appello bis il sindacalista imputato per una violenza sessuale su una hostess che si era rivolta a lui per chiedere aiuto nel marzo 2018. E' il caso dei '30 secondi', che tante polemiche ha sollevato, dopo che l'uomo venne assolto in primo e secondo grado proprio per il tempo di reazione della donna. Sentenza annullata poi in Cassazione e ribaltata questa mattina dai giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano.
"Non posso dire di essere felice, ma c'è sollievo. Non è passato giorno in questi otto anni in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri. La speranza è che quella di oggi sia la puntata finale di questa storia e che io e la mia famiglia finalmente possiamo mettere un punto". Sono queste le prime parole della hostess.
La sua - racconta, parlando con i giornalisti al termine dell'udienza attraverso il telefono del suo legale, Gionata Bonuccelli - "è stata una violenza nella violenza". La donna si era rivolta al 48enne per chiedere aiuto per una presunta discriminazione sul posto di lavoro. "Alla violenza di tipo lavorativo purtroppo in Italia noi lavoratrici, soprattutto se madri, ci siamo un po' assuefatte e rassegnate. Ed è stato in questo panorama già poco roseo della mia vita che è arrivato lui e si è approfittato della mia sofferenza".
Oltre al lungo iter giudiziario, con due assoluzioni per il sindacalista in primo e secondo grado, in virtù dei '30 secondi' attesi dalla vittima prima di reagire alle molestie, la donna ha anche dovuto cambiare lavoro: oggi non è più assistente di volo e lavora come insegnante.
"Ho pagato un prezzo molto alto per la diffamazione che mi è stata fatta in azienda. L'imputato oggi condannato ha sempre avuto, insieme ad altri del suo sindacato, un atteggiamento molto diffamatorio nei miei confronti e questo è stato un prezzo alto che ho dovuto pagare, tant'è che ho dovuto lasciare il lavoro", racconta.
Un prezzo "così alto", tra iter giudiziario travagliato e conseguenze personali e lavorative, che "purtroppo tante volte in questi anni mi sono chiesta chi me lo avesse fare. E ho pensato che forse, se fossi tornata indietro, non avrei denunciato. L'unica consolazione - dice senza nascondere la commozione - è stata che dentro di me sapevo e ancora so di aver fatto tutto il possibile. E mi dicevo 'tu hai fatto il tuo, se poi c'è chi il suo non lo fa, purtroppo non dipende da te'".
Consigli a donne che si trovano nella sua stessa situazione e non se la sentono di denunciare, non si sente di darli: "Ognuno faccia i conti con le proprie forze e cerchi di fare quel che è meglio per se stesso e di agire secondo coscienza".
La condanna in Appello bis del sindacalista dopo la doppia assoluzione (annullata in Cassazione) per i '30 secondi' attesi dalla vittima prima di reagire, "è spartiacque", dice l'avvocato Gionata Bonucelli, che ha assistito nell'udienza di fronte alla seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano la donna. "Lei è stata la punta dell'iceberg di un aspetto", ovvero quello dei tempi di reazione della vittima di fronte a una violenza inaspettata, "che per noi non dovrebbe essere neanche dibattuto. Si tratta di civiltà giuridica", sottolinea l'avvocato.
E così "un caso che poteva sembrare di facile soluzione ha comportato per la parte civile una vera e propria battaglia giudiziaria". Per la vittima, che oggi - evidenzia il legale - è diventata "una paladina", il lungo iter giudiziario "è stato molto doloroso. A distanza di anni è ancora molto segnata e provata da questa vicenda. Ha anche dovuto cambiare lavoro", oltre al fatto che è ancora in corso un processo per diffamazione a mezzo stampa che vede imputato il sindacalista. "Il giudizio ci sarà il prossimo settembre", ma - è l'auspicio - "la sentenza di oggi rafforza la posizione della mia assistita, che da sempre ha raccontato un fatto e quel fatto è un reato penale".
Il sindacalista è stato condannato dalla seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano (presidente Manzi) a un anno e 2 mesi di reclusione (pena sospesa), al pagamento delle spese legali e a una provvisionale di 10mila euro per il risarcimento alla vittima, da stabilirsi in sede civile. "C'è estrema soddisfazione perché la giustizia finalmente ha trionfato", conclude il legale.
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