Fondi MASE per la mobilità: le proposte delle associazioni entrano nel progetto “EcoMove 2030”
MODENA - La Rete di associazioni ARIA Modena accoglie con soddisfazione la presentazione del progetto "EcoMove 2030", con cui il Comune di Modena ha candidato al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (bando MASE/PNCIA) tredici azioni per la qualità dell'aria e la mobilità urbana, per oltre 16 milioni di euro complessivi.
Diverse proposte che la nostra rete ha portato negli scorsi mesi ai tavoli con gli assessorati e con il sindaco sono state accolte e trovano ora una copertura concreta:
- il nuovo progetto comunale Pedibus e Bicibus rivolto alle scuole primarie e il rafforzamento del
- Mobility Manager d'area, per un'autonomia casa-scuola sicura e quotidiana;
- le cinque nuove zone quiete scolastiche, primo passo di quella rete diffusa di strade e piazze scolastiche che chiediamo da tempo;
- i primi interventi del Bus Rapid Transit con corsie preferenziali e semafori dedicati: il potenziamento del Trasporto Pubblico Locale (TPL) rientra tra i principali punti di intervento della petizione verso Modena Città 30, una visione di città che va ben oltre i limiti di velocità..
"Giudichiamo positivamente anche gli altri pilastri del progetto: i nuovi bus elettrici a batteria abbinati all'impianto fotovoltaico del deposito, l'estensione della rete filoviaria in via Vittorio Veneto, che valorizza un'infrastruttura elettrica di cui abbiamo sempre difeso il ruolo strategico - scriva La Rete di associazioni ARIA Modena -. E così anche l'aumento delle corse nelle ore di punta per gli studenti, e il rinnovo delle fermate. Salutiamo inoltre con favore la nuova dorsale ciclabile verso San Damaso, un collegamento sicuro atteso da anni dai residenti della frazione, di cui caldeggiamo la scelta del percorso lungo via Vignolese, speriamo seguano presto anche gli attesi i collegamenti con i Comuni di Nonantola e Castelfranco Emilia.
È la dimostrazione che il confronto tra amministrazione e cittadinanza organizzata produce risultati: quando le associazioni portano dati, esperienze e proposte tecniche, la città ne beneficia.
Una riserva: l'idrogeno. Non condividiamo invece la scelta di destinare risorse al potenziamento dell'impianto di distribuzione dell'idrogeno, e si vuole ora ampliare per rifornire a 700bar taxi, NCC, car sharing e veicoli privati. Produrre idrogeno e riconvertirlo in energia a bordo del veicolo spreca circa il 70% dell'elettricità di partenza, tre volte più di un mezzo a batteria, ha costi di esercizio molto superiori all'elettrico e un mercato di veicoli leggeri praticamente inesistente: le città europee che ci avevano puntato stanno facendo marcia indietro. Il rischio concreto è un'infrastruttura costosa e sottoutilizzata, mentre le stesse risorse, investite su mobilità attiva e piazze e strade da vivere, avrebbero un impatto certo e immediato sulla qualità dell'aria. Chiediamo che questo capitolo venga riconsiderato nelle fasi attuative.
I finanziamenti MASE richiedono risultati misurabili sulla qualità dell'aria entro tre anni: con auto a idrogeno di fatto assenti dalle nostre strade, questa scelta non può produrre sufficienti benefici nel breve periodo. È un controsenso economico e ambientale insistere con risorse pubbliche su una tecnologia che il trasporto urbano europeo sta già abbandonando a favore dell'elettrico.
I prossimi passi. Dopo l'approvazione ministeriale attesa entro il 4 agosto, il Comune avrà 18 mesi per la progettazione esecutiva: è in questa fase che i buoni titoli diventano buoni progetti. Le associazioni chiedono di essere coinvolte nella co-progettazione, come previsto dagli strumenti di amministrazione condivisa richiamati nel programma di mandato, e si impegnano a un monitoraggio civico costruttivo. L'urgenza la confermano i dati presentati l'8 luglio in commissione regionale dall'Osservatorio per la sicurezza stradale: nel primo semestre 2025 la provincia di Modena registra 25 vittime, otto in più dello stesso periodo del 2024, il peggior aumento in Emilia-Romagna, e nel solo capoluogo i morti passano da 4 a 7. Un'emergenza che impone di sfruttare ogni finanziamento utile per un ridisegno profondo e reale dello spazio pubblico, mettendo al centro la tutela delle persone, a partire dai percorsi scolastici.
In particolare chiediamo che:
- le zone quiete scolastiche siano progettate come veri spazi pubblici – con depavimentazione, verde, sedute e arredi urbani per la socializzazione – e diventino il modello da estendere progressivamente a tutte le scuole;
- la dorsale ciclabile per San Damaso garantisca continuità, protezione fisica e attraversamenti sicuri lungo tutto il percorso;
- Pedibus, Bicibus e Mobility Manager siano servizi strutturali, attivi tutto l'anno scolastico, e non sperimentazioni a termine;
- il percorso verso la Città 30 prosegua in parallelo, perché infrastrutture e moderazione della velocità si rafforzano a vicenda;
- trovi spazio, nelle prossime programmazioni, la ciclologistica di ultimo miglio con micro-hub e cargo bike, proposta dalla rete e rimasta per ora fuori dal piano.
Da qui al 2030 Modena può trasformare questi finanziamenti in una città più sicura, più respirabile e più vivibile per tutte le età. Le associazioni della rete ARIA ci sono, da subito".
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