Lavoro, a Modena la ripresa non parla al femminile: si allarga ancora la forbice salariale tra uomini e donne
La debole ripresa dei salari reali registrata in provincia di Modena nasconde al suo interno profonde ingiustizie strutturali. Il quinto rapporto CGIL sui redditi da lavoro dipendente a Modena mette in luce come i benefici economici dell'ultimo anno non si siano distribuiti in modo uniforme, andando al contrario ad accentuare le disuguaglianze. A pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, le donne, i lavoratori più giovani e chi è intrappolato nel precariato.
Il dato più allarmante riguarda il gender pay gap (la forbice salariale di genere): invece di ridursi parallelamente al miglioramento macroeconomico, il divario tra i redditi maschili e quelli femminili ha continuato ad allargarsi. Le cause rimangono strutturali e vedono le lavoratrici modenesi penalizzate da una massiccia incidenza di contratti part-time, molto spesso involontari, e da interruzioni di carriera legate ai carichi di cura familiare.
La situazione non è migliore per le nuove generazioni, che presentano dati estremamente frammentati e polarizzati a seconda del livello di specializzazione, e per chi opera nelle retrovie del sistema economico locale. Il report della CGIL accende un riflettore sul settore del turismo e della ristorazione modenese, definito senza giri di parole "poverissimo" dal punto di vista retributivo, specchio di un modello di sviluppo economico che si regge troppo spesso sulla frammentazione dei contratti e sul lavoro stagionale povero.
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