Previdenza, Inps: “-1,8% prestazioni liquidate pari a 1,5 milioni”
(Adnkronos) - Nel 2025, le prestazioni liquidate dall’Inps, ovvero il flusso di nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali, sono diminuite dell’1,8% rispetto all’anno precedente, attestandosi a poco più di 1,5 milioni. Di queste, il 54% consiste di prestazioni previdenziali e il 46% di prestazioni assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.312 e 500 euro. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma.
La riduzione ha interessato soprattutto le prestazioni previdenziali, diminuite del 3,2%. Al loro interno, il calo è stato più marcato per le pensioni anticipate/anzianità (-5,9%) e per i trattamenti ai superstiti (-4,3%), mentre le pensioni di vecchiaia sono rimaste sostanzialmente stabili in termini di numerosità all’ingresso. Le prestazioni assistenziali, nel complesso, non mostrano variazioni rilevanti, interrompendo una fase di crescita sostenuta osservata negli anni precedenti. Gli importi medi mensili dei trattamenti liquidati sono rimasti sostanzialmente invariati, passando nel complesso da 937 a 940 euro (+0,3%).
La componente previdenziale ha registrato un aumento dello 0,7%, con andamenti differenziati: le pensioni anticipate/anzianità sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle di vecchiaia sono cresciute del 2%, raggiungendo 1.164 euro mensili. Per la componente assistenziale si osservano variazioni contenute, con un valore medio passato da 493 a 500 euro.
Nel 2025 gli assicurati Inps - vale a dire l’insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - sono pari a 27,2 milioni, evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei).
Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.
La crescita degli assicurati è stata soprattutto determinata dall’allargamento continuo del bacino del lavoro alle dipendenze delle imprese private, passato da 13,63 milioni di assicurati nel 2014 a 15,46 milioni nel 2019 a 17,15 milioni nel 2025, con tassi di crescita sempre ampiamente sopra il valore medio totale.
Il 29% degli assicurati si trova nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) e un altro 23% nelle regioni del Nord-Est, per cui il Settentrione totalizza oltre la metà degli assicurati Inps. La crescita degli assicurati mostra andamenti differenti a livello di aree geografiche.
Tra il 2014 e il 2019 le regioni del Nord hanno evidenziato una crescita superiore al 4%, mentre le regioni meridionali hanno mostrato un aumento inferiore al 2%. Tra il 2019 e il 2024, la crescita è stata quasi del 6% a livello nazionale, con l’insieme delle regioni del Sud e delle Isole (+7,5%) largamente sopra tutte le altre ripartizioni geografiche. Infine, nell’ultimo anno, rispetto al valore medio (+0,9%) di crescita, è da sottolineare il dato del Centro (+1,1%).
Quasi il 95% dei soggetti è assicurato nel corso dell’anno presso un’unica gestione previdenziale, il restante 5% ha contributi in almeno due gestioni e viene classificato sulla base della posizione principale (quella per cui ha percepito il reddito o la retribuzione maggiore). In ogni caso, non c’è collegamento tra numero di posizioni previdenziali e numero di rapporti di lavoro. Disaggregando maggiormente all’interno della posizione previdenziale e focalizzando l’analisi sul periodo più recente, emergono alcune dinamiche molto marcate.
Il trend del lavoro indipendente tra il 2023 e il 2025 ha una componente positiva data dall’apporto dei collaboratori e dei professionisti della Gestione separata e una componente negativa rappresentata dal lavoro autonomo tradizionale (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) in lenta ma continua contrazione. Inoltre, nel confronto con gli assicurati dipendenti, si caratterizza per una minore presenza di stranieri e soprattutto per una minore presenza di giovani.
Il Rapporto sottolinea, nella Gestione separata la crescita incessante dei professionisti (sono percettori di redditi derivanti dall’esercizio per professione abituale d’attività di lavoro autonomo organizzato in modo non imprenditoriale, tra cui, per esempio: l’igienista dentale, il consulente informatico, il fisioterapista, etc.) e il recente incremento dei collaboratori - dopo anni di sostanziale stabilità - dovuto anche agli effetti della nuova regolamentazione del lavoro sportivo varata nel 2021 (decreto legislativo n. 36 del 2021) ed entrata in vigore il 1° luglio 2023, fondata su una netta distinzione tra volontariato e lavoro sportivo, quest’ultimo possibile in varie forme sia di lavoro dipendente (apprendistato, contratto a termine fino a cinque anni, etc.) che di lavoro indipendente (collaborazioni sportive; lavoro professionistico con partita Iva). Stabile e sempre su valori modesti (non confrontabili con i livelli raggiunti dai voucher nel 2016-2017) il lavoro occasionale, rappresentato dai contratti di prestazione occasionale (adoperabili esclusivamente da micro-imprese, a parte alcune eccezioni regolamentate come gli steward delle squadre di calcio) e dalle attività remunerabili tramite il libretto di famiglia.
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