Duplice omicidio di Mirandola, Vincenza era la Cinzia che tutti ricordano a San Felice: «Una donna dolcissima, sempre sorridente»
A San Felice la chiamavano Cinzia. Ed è con questo nome che in tanti la ricordano, anche adesso che sui manifesti funebri affissi in paese si legge Vincenza Giannini. Un nome, quello ufficiale, che qualcuno potrebbe persino non aver riconosciuto immediatamente. Perché lei era Cinzia, una donna conosciuta e benvoluta, di cui in questi giorni si raccontano tanti piccoli episodi di vita quotidiana. La casa che teneva con tanta cura, i fiori, le cose buone che preparava, gli anni di lavoro nel biomedicale. E soprattutto l'amore per quel figlio che oggi è indagato per il suo omicidio.
Con la comparsa dei manifesti mortuari, la tragedia di Mirandola sembra essere diventata ancora più concreta. Quei due nomi, Vincenza Giannini, 74 anni, e Pietro Ferdinando Casari, 83 anni, quelle due vite spezzate il 15 ottobre, sono ora anche l'annuncio pubblico dell'ultimo saluto. E tra San Felice e Mirandola il dolore torna a farsi sentire, questa volta attraverso i ricordi di chi le vittime le aveva conosciute davvero.
A San Felice, in particolare, sono tanti gli aneddoti che si raccolgono e si scambiano nei capannelli, nelle conversazioni tra conoscenti, nei messaggi che continuano ad arrivare sulle pagine social di Sul Panaro. Il ricordo di Cinzia è quello di una donna gentile, laboriosa, attenta alle persone e alle cose che la circondavano. Una donna che aveva lavorato nel settore biomedicale, che amava prendersi cura della propria casa e che aveva dedicato tanto della sua vita al figlio.
«Eri una bravissima persona, sempre sorridente, dolce, calma», scrive una donna. «Ciao Vincenza, sei stata una bellissima signora, non ti meritavi un destino così crudele. Ti ricorderò sempre con affetto», aggiunge un'altra. E ancora: «Sei stata una bellissima persona, ti ricorderò sempre con tanto affetto».
Parole semplici, che raccontano molto più di quanto potrebbe fare una descrizione formale. Perché dietro la notizia terribile del duplice omicidio ci sono due persone, due esistenze, rapporti umani costruiti nel corso degli anni. E per chi conosceva Cinzia è ancora difficile conciliare l'immagine della donna sorridente e premurosa con la violenza della sua morte.
Tra i commenti arrivati alla nostra redazione c'è anche quello di Mara, che si presenta come una nipote della donna e affida ai social un ricordo particolarmente doloroso. Racconta di un passato familiare segnato, secondo la sua testimonianza, da sofferenze e violenze, e di un'infanzia difficile vissuta dal figlio di Vincenza.
«Mi associo alle condoglianze e al ricordo di questa donna dolcissima», scrive Mara, che parla del proprio dolore e persino di un senso di responsabilità legato alla parentela con il padre del figlio di Cinzia. «Sto piangendo da giorni e mi sento come se in qualche modo fossi anche io, causa la parentela, responsabile. Era davvero buona, dolcissima e più che brava. Andava aiutata».
Una testimonianza carica di sofferenza, che restituisce anche la complessità di una storia familiare sulla quale non è possibile trarre conclusioni sulla base dei soli ricordi personali.
Altri commenti esprimono il dolore e la convinzione che questa tragedia avrebbe dovuto essere evitata. «Se questa mamma l'avessero aiutata non andava così», scrive una lettrice. È una domanda che attraversa molte conversazioni, insieme allo sgomento per quanto accaduto. Ma saranno gli accertamenti degli inquirenti a chiarire le circostanze del duplice omicidio e gli eventuali elementi che lo hanno preceduto.
Il figlio di Vincenza, Daniele Tavoni, 55 anni, è al centro delle indagini per l'uccisione della madre e di Pietro Ferdinando Casari. Tra le persone che lo conoscevano prevale lo sconcerto: nei racconti raccolti in questi giorni ritorna spesso la considerazione che nulla, nei comportamenti osservati nella vita quotidiana, avesse fatto immaginare un epilogo di tale violenza.
Ma oggi, con i manifesti funebri affissi, l'attenzione delle comunità di Mirandola e San Felice torna soprattutto alle vittime. A Pietro Ferdinando Casari e a Vincenza Giannini, alla loro vita prima della tragedia, al dolore di quanti li avevano conosciuti.
E a San Felice Vincenza continuerà a essere soprattutto Cinzia. Quella dei fiori, della casa tenuta bene, delle cose buone preparate per gli altri. Una donna che chi l'ha conosciuta descrive, quasi senza eccezioni, con le stesse parole: dolce, buona, sorridente.
È questo il ricordo che amici, conoscenti e familiari stanno cercando di custodire. Perché Cinzia era molto più della vittima di un delitto terribile. Era una persona, e tante persone le volevano bene.
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