Emilia-Romagna, l’Assemblea legislativa approva la modifica alla legge sulle aree idonee per fotovoltaico ed eolico
Più tutele per gli ambiti urbani e facoltà per i Comuni di intervenire; contrasto al frazionamento degli impianti (divieto di cumulo), norme più chiare per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e regolamentazione degli impianti flottanti. Via libera dell’Assemblea legislativa alle modifiche alla legge regionale 5/2026 in materia di aree idonee all’installazione di impianti da rinnovabili, come fotovoltaici ed eolici. Un provvedimento che nasce da un percorso di collaborazione e dialogo istituzionale avviato con l'ufficio legislativo del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Il provvedimento è stato illustrato dal relatore di maggioranza Luca Sabattini (Pd) e da quello di minoranza Alessandro Aragona (FdI). Sabattini ha sottolineato come il Governo non abbia impugnato la legge, ma si sia arrivati a un affinamento del testo legislativo approvato dall’Emilia-Romagna la scorsa primavera, mentre Aragona ha sottolineato come il Governo Meloni sia impegnato sul tema della transizione ecologica in maniera pragmatica e come una soluzione al tema energia sia il ritorno al nucleare. Nel corso del dibattito, il centrosinistra ha sottolineato che il Governo non ha potuto impugnare il provvedimento come fatto in altri casi, confermando così la solidità di base della legge regionale sulle aree idonee. Il centrodestra, invece, ha evidenziato ed elogiato la disponibilità al dialogo dimostrata dal Governo, ricordando che le novità introdotte nella nuova versione della legge sono in gran parte uguali agli emendamenti proposti nel corso della discussione della prima versione della legge, respinti dal centrosinistra.
La nuova legge in breve: ecco le modifiche alla legge regionale 5/2026
Le modifiche intervengono in modo puntuale su alcuni aspetti chiave della normativa regionale per perfezionarne l'efficacia e la chiarezza applicativa. In questo modo, si prevengono potenziali contenziosi di legittimità costituzionale e si garantisce il perfetto coordinamento tra la disciplina regionale e il quadro normativo nazionale, senza tuttavia alterare l'impianto originario e le finalità della legge emiliano-romagnola.
Tutele per gli ambiti urbani e facoltà dei Comuni. Nei procedimenti di Autorizzazione Unica, i Comuni avranno la possibilità di richiedere l'istituzione di una fascia di rispetto fino a un massimo di 30 metri lineari dalle zone residenziali urbane laddove emergano specifiche esigenze di tutela del benessere della collettività. Tale limite non interesserà gli impianti installati su edifici e parcheggi.
Limiti di superficie agricola (SAU) e salvaguardia del territorio. Viene stabilito che le aree agricole qualificate come idonee dovranno essere comprese tra una soglia minima dello 0,8% e una massima dell'1,5% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) regionale riferita all'anno 2020. Al raggiungimento di tali soglie, decadranno le semplificazioni amministrative e le aree agricole perderanno lo status di "idonee". Inoltre, i progetti verranno valutati tramite procedura ordinaria, valorizzando il pregio del suolo agricolo e assegnando natura vincolante al parere del Comune territorialmente interessato.
Contrasto al frazionamento degli impianti (divieto di cumulo). Viene chiarito che la disciplina sul cumulo dei progetti si applica nei casi di frazionamento artificioso di un unico intervento in più interventi vicini, relativi alla stessa fonte rinnovabile.
Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Le deroghe semplificate per le CER vengono circoscritte esclusivamente agli impianti che risultino effettivamente intestati, nella disponibilità o sotto il controllo diretto della comunità stessa.
Regolamentazione degli impianti flottanti. Per l’installazione di impianti solari galleggianti su specchi d'acqua viene specificato che l'intervento è consentito nei bacini con profondità superiore a 3 metri, occupando al massimo l'80% della superficie libera e mantenendo una distanza minima di 10 metri dalle sponde. Tali criteri non si applicheranno invece ai bacini e invasi artificiali, completamente privi di vincoli.
I relatori
Luca Sabattini (Pd), relatore di maggioranza, ha evidenziato: “Si tratta di una norma che ci ha visti fortemente impegnati negli scorsi mesi. Un provvedimento che non è stato impugnato a livello nazionale e pertanto, oggi, con piccoli aggiustamenti, siamo in grado di dare un quadro chiaro e definito a beneficio sia degli operatori che delle istituzioni. Il percorso di concertazione con il livello nazionale è stato positivo: l’obiettivo era rispettare l'impostazione iniziale, rendendola pienamente compatibile con la normativa statale. Sapevamo che, su alcuni aspetti, si era provato a sconfinare dalle strette competenze regionali: ma abbiamo ottenuto un ottimo risultato finale, merito del lavoro di quest’aula, del dibattito che ne è scaturito e della leale collaborazione tra la Regione e il Governo. La transizione energetica non è più rinviabile: rappresenta ormai una necessità economica, ambientale e strategica”.
Alessandro Aragona (FdI), relatore di minoranza ha parlato di un “dibattito interessante, attivato nelle commissioni, dal quale sono scaturiti momenti di riflessione per il futuro che vanno al di là della singola norma”. “Quando parliamo di aree idonee - ha spiegato Aragona - parliamo di sicurezza nazionale ma anche di sovranità energetica, un concetto tornato centrale anche nelle istituzioni europee grazie al lavoro svolto dalla destra politica. In un contesto internazionale complicato, nel mese di luglio 2026 questo Governo ha portato la produzione di fotovoltaico ad aumentare del 20,6% mentre tutte le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,5% dell’interno fabbisogno elettrico italiano. Nei primi sei mesi dell’anno, la produzione solare è cresciuta del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segno dell’impegno dell’esecutivo nazionale sul fronte delle rinnovabili”.
Il dibattito
Critico Pietro Vignali (FI) nel suo intervento: “Oggi emerge una chiara verità politica: la maggioranza è costretta a intervenire a pochi mesi dall'approvazione per correggere disposizioni che, fin da subito, mostravano evidenti criticità. Stiamo modificando una legge appena entrata in vigore, a dimostrazione del fatto che i molti problemi evidenziati erano reali e non pretesti dell’opposizione. Questo provvedimento non risolve le questioni di fondo. Resta l'ipocrisia sull'obiettivo dei dieci gigawatt: un traguardo estremamente ambizioso, fissato senza chiarire come possa essere concretamente raggiunto garantendo la tutela del paesaggio, dell’agricoltura e delle comunità locali. Una contraddizione che avevamo denunciato fin dall’inizio. Rimangono irrisolti temi chiave come la tutela dei crinali appenninici, l'impatto sul territorio degli impianti a biomassa e biogas e la gestione del rapporto con le comunità locali, che percepiscono queste decisioni come calate dall’alto”.
Marco Mastacchi (Rete civica) ha rimarcato: “Il principio che dovrebbe accomunare tutti noi è che, quando la Regione riesce a difendere le proprie prerogative, svolge fino in fondo il ruolo istituzionale che le compete. Certamente avremmo preferito un maggiore ascolto preventivo e un coinvolgimento più profondo su alcune questioni: tuttavia, prendiamo atto che sono emerse precise osservazioni ministeriali a cui la Regione ha saputo dare risposta, scegliendo la via del confronto e del dialogo anziché quella della contrapposizione”.
Secondo Alberto Ferrero (FdI) “è corretto puntare su un mix energetico in cui tutte le fonti facciano la propria parte, ma dobbiamo essere realisti: le rinnovabili non sono programmabili, non sono autosufficienti e dipendono strettamente dai ritmi stagionali. Per questo motivo è indispensabile una fonte energetica che sia sempre pronta, pulita, economica e sicura, vale a dire il nucleare. Oggi ci troviamo in una finestra temporale straordinaria. Entro dodici mesi arriveranno i decreti attuativi che decideranno le regole del gioco per il nucleare di nuova generazione e per i piccoli reattori modulari. Il Governo ha tracciato una strada chiara: la nostra Regione non può permettersi di perdere questo treno e deve cogliere subito questa grande occasione”.
Priamo Bocchi (FdI) ha sottolineato: “Oggi attuiamo una correzione di rotta doverosa ma che, dal nostro punto di vista, era ampiamente prevedibile. Al di là di questo percorso a ostacoli, è necessario sottolineare come qualsiasi vera transizione energetica debba rispondere a obiettivi strategici imprescindibili: deve contribuire all’indipendenza e alla sovranità energetica della nostra nazione e deve garantire un'energia che sia a buon mercato, affidabile e disponibile senza soluzione di continuità. Il nucleare è l'unica fonte che risponde pienamente a tutte queste caratteristiche”.
Annalisa Arletti (FdI) ha ricordato come il testo sia stato più volte “rivoluzionato” anche nel corso della prima stesura. “Si è trattato di un lavoro importante per ambire a un equilibrio necessario tra i vari interessi e le numerose tutele da garantire - ha affermato -. Il nostro approccio è sempre stato pragmatico e non ideologico. Con il nuovo testo i comuni non restano più un passo indietro e tornano centrali: ma è opportuno anche che la Regione verifichi cosa avverrà in quei Comuni una volta superata la superficie agricola utilizzata e che si abbia il coraggio delle scelte e delle responsabilità”.
Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha evidenziato: “A meno di cinque mesi dall'approvazione, quest'aula è già chiamata a modificare una legge che era stata presentata dalla maggioranza come un testo perfetto ed equilibrato. Fin dall'inizio avevamo chiesto tutele per le produzioni agricole certificate, una reale valutazione dell'impatto degli impianti e proposte concrete per governare la transizione energetica. Non possiamo accettare che questo ritorno in aula venga liquidato come una semplice manutenzione normativa, quasi non fosse emersa fin da subito la chiara necessità di correzioni. Parliamo di interventi che cambiano il regime delle autorizzazioni, la disciplina delle fasce di rispetto e il peso del parere dei territori. Non si tratta di dettagli”.
Tommaso Fiazza (Lega) esprime apprezzamento per “il rapporto con il Governo, che ha dimostrato spirito di collaborazione nella modifica di questa legge. Ciò non significa rinunciare a muovere le contestazioni che abbiamo sempre ribadito, come la scelta di fissare l’obiettivo di rinnovabili a dieci GigaWatt, più alto rispetto a quello nazionale, anticipandone anche i tempi. Molte comunità sono preoccupate dalla possibile realizzazione di grandi impianti fotovoltaici vicino a casa e bisogna tenere conto di queste rimostranze. Diversamente significa che la Regione sta inseguendo le teorie folli che impone il Green deal europeo”.
Per Luca Pestelli (FdI) “lo sviluppo del nucleare sarebbe una svolta per la sovranità energetica, permettendo alle rinnovabili di essere il più possibile diversificate. Le rinnovabili in Italia crescono perché c’è una scelta politica che non ha nulla di ideologico ma è strategica e non si piega a condizionamenti che tarpano le ali alla crescita. Il Governo sta cercando il giusto bilanciamento tra la tutela del territorio e la competitività e questo va anche nella direzione di migliorare la legge che stiamo modificando”.
Paolo Burani (AVS) ritiene che “le critiche messe in campo dal mondo scientifico sul nucleare siano concrete. Non è possibile passare a questa fonte energetica senza tenere conto dei problemi da risolvere, come tempi per la realizzazione e costi. L’Emilia-Romagna deve accelerare sulle rinnovabili: le aree urbanizzate devono avere la priorità per tutelare, come condiviso in commissione, suolo, paesaggio e biodiversità. La politica energetica si giudica dalla responsabilità verso chi assume determinate scelte. Non basta promettere energia conveniente domani, bisogna decidere oggi come l’energia può diventare uno strumento di autonomia per le persone”.
Ferdinando Pulitanò (FdI) giudica questa legge conservatrice e ritiene che “la sinistra si debba assumere la responsabilità del Green deal europeo in un’Aula in cui una settimana fa si discuteva degli Emissions trading system (Ets), il sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione di gas serra. Una classe dirigente seria si deve assumere la responsabilità delle scelte fatte. A monte è mancata una struttura capace di governare questo sistema”.
Per Francesco Sassone (FdI) “è indiscutibile che ci sia bisogno di rinnovabili ma proprio perché la transizione energetica è necessaria, non può ricadere sui territori. Occorre dimostrare caso per caso i benefici per le comunità. Se ci troviamo qua a discutere le modifiche a una legge approvata di recente, si conferma che le criticità già avanzate dimostravano attenzione. La sicurezza energetica richiede una pluralità di soluzione per consentire la transizione. Sarebbe un errore rinunciare a soluzioni come il nucleare”.
Nicola Marcello (FdI) ritiene fondamentale “non perdere il rapporto coi Comuni e coi cittadini. Non è possibile raggiungere obiettivi se i cittadini e le piccole comunità non hanno un tornaconto. Allo stesso modo vanno supportate le aziende agricole nella realizzazione di impianti misti: ad esempio l’agrivoltaico può fare la differenza per sostenere l’attività”.
Fausto Gianella (FdI) ribadisce che “le tecnologie energetiche cambiano rapidamente. Il governo Meloni in questi anni ha perseguito una politica a 360° cercando approvvigionamenti in tutto il mondo. Se non avesse fatto certe scelte ci troveremmo in difficoltà. L’Emilia-Romagna consuma 26,1 gigaWatt di energia e ne mancano almeno 20 per essere autosufficienti. Ma non possiamo consumare il nostro territorio con distese enormi di pannelli solari che sicuramente diventeranno anacronistici. Per questo non possiamo chiudere al nucleare”.
Marta Evangelisti (FdI) sottolinea come le modifiche “si siano rese necessarie per le osservazioni del ministero competente. La Regione ha avviato un dialogo collaborativo col Mase per evitare un contenzioso di legittimità costituzionale. Si tratta quindi di un atto dovuto. Con questa discussione si è avviato un patto basato sul rispetto istituzionale reciproco che mette al centro la tutela del nostro territorio. In questo provvedimento non possiamo rimettere in discussione tutto, anche se lo avremmo auspicato, per cui l’accordo programmatico che stiamo valutando non deve cedere il passo all’ideologia. Il Brasimone, strategico a livello nazionale, deve continuare ad attestarsi come centro di eccellenza per il nucleare”.
Paolo Calvano (Pd) ha stigmatizzato “l’incapacità dell’opposizione di trovare una sintesi, giudicando gli interventi del centrodestra spesso strumentali: mi sono chiesto, ma non è che la destra sta facendo ostruzionismo? La legge è stata modificata con ritocchi concordati col Governo, che è stato ai patti. Ci siamo seduti attorno a un tavolo e, sulla base di quell’interlocuzione, abbiamo modificato questa legge in Aula, non solo nel merito ma perché abbiamo fatto un accordo. Tuttavia, ho notato strumentalità anche negli ordini del giorno presentati, a partire da quello del consigliere Aragona. Un tema importante come quello sollevato dal vicepresidente Colla non merita di essere trattato in un ordine del giorno ma verrà sviluppato quando definiremo il Piano energetico regionale e tracceremo la linea della Regione sull’energia”.
Per Elena Ugolini (Rete Civica) “alle comunità locali interessa comprendere come verrà utilizzato il territorio e ciò serve a misurare l’efficacia di questa legge”.
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