L’inceneritore di Modena resterà attivo fino al 2038, l’ex consigliere Balestrazzi: “Il 60% dei rifiuti arriva da fuori provincia”
MODENA - Resterà acceso fino al 2038 il termovalorizzatore di via Cavazza a Modena.
A fare chiarezza è Andrea Ramonda, amministratore delegato di Herambiente, che ricorda come nel 2023 l’impianto abbia ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione ambientale, valida quindici anni.
Una scadenza che si scontra con l’obiettivo, più volte annunciato, di arrivare al superamento dell’impianto entro il 2034.
A stabilire il futuro dell’impianto sarà però la Regione, con il nuovo piano dei rifiuti, dopo la scadenza di quello attuale prevista nel 2027.
Parole quelle di Ramonda che hanno suscitato diverse polemiche.
All'ad di Herambiente replica punto per punto, con i dati che Herambiente stessa ha inviato ad Arpae, l'ex consigliere comunale Vittorio Ballestrazzi.
Rifiuti speciali
Ramonda conferma che il calo dei rifiuti urbani «è stato compensato dai rifiuti speciali», che arriverebbero «in particolare dalle imprese del territorio modenese». Nel 2025 sono state bruciate 196.177 tonnellate: 85.277 di urbani, di cui 58.871 della provincia, e 110.901 di speciali. Di questi, 19.838 venivano dalla provincia di Modena, 24.847 da Catania, 11.285 da Latina; da Reggio Emilia e Mantova, le province citate da Ramonda, 4.765. Un quarto di tutto il bruciato è «parte di rifiuti urbani e simili non compostata» (codice 19 05 01): residui di rifiuti urbani trattati altrove, da Modena zero. In tutto, solo il 40% viene dalla provincia di Modena. Altro che «chilometro zero»: Catania è a più di mille chilometri di strada.
Monitorare non vuol dire non inquinare
Le emissioni «inferiori del 90%» ai limiti valgono solo per alcuni parametri, come diossine e metalli. Per gli ossidi di azoto, 57 tonnellate nel 2025, la concentrazione media è stata il 55% del limite giornaliero. I limiti semiorari sono stati superati 34 volte, casi che l'AIA considera comunque regolari. E sul sito di Arpae i report mensili sull'inceneritore si fermano a dicembre 2025.
L'autostrada
Il traffico inquina, nessuno lo nega. Ma le emissioni si sommano, in una pianura tra le più inquinate d'Europa, e i limiti valgono un inquinante alla volta, non per ciò che respira chi vive accanto a inceneritore, impianto chimico-fisico, depuratore, R3GID e A1. E il traffico lo porta anche l'inceneritore: nel 2025 vi sono entrati 23.409 mezzi carichi di rifiuti. Un'autostrada serve a tutti; un forno che per il 60% brucia rifiuti di fuori provincia, no.
La salute
Ramonda riconosce che «i termovalorizzatori di una volta inquinavano davvero». Lo studio Moniter di Regione e Arpa, Modena compresa, trovò tra le madri più esposte un rischio più alto di nascite pretermine, «verosimilmente di natura causale», anche se non attribuibile a un singolo impianto. Un aggiornamento pubblicato nel 2013, con i nati fino al 2010, lo ha confermato. Gli esperti di Moniter avvertirono che «la mancata dimostrazione di effetti a lungo termine non significa dimostrazione di rischio zero» e raccomandarono politiche «che non creino ulteriore domanda di incenerimento». Sull'impianto di oggi serve uno studio aggiornato.
Copenaghen
Ramonda la propone come modello perché «riceve anche rifiuti dall'estero». Ma lì, come ha documentato Zero Waste Italy, nel 2022 il Consiglio comunale ha messo a verbale che i rifiuti da bruciare calano perché si ricicla di più, e ha autorizzato più importazioni e tariffe più alte per salvare i conti dell'impianto. E la Danimarca punta a ridurre di circa il 30% entro il 2030 la capacità dei suoi inceneritori.
Il 2034
Ramonda dice che sul 2034 deciderà la Regione, con il nuovo Piano dei rifiuti, e che l'AIA scade nel 2038. Ma quella è solo la data entro cui l'autorizzazione va riesaminata, e il riesame si può anticipare: non è una garanzia di restare acceso. E proprio perché decide la Regione, il Comune deve mandarle subito la richiesta formale prevista dalla mozione 2414/2025, che a oggi non risulta inviata.
È la dinamica descritta da Ramonda e che Copenaghen insegna: più i modenesi differenziano, più spazio si libera nel forno per i rifiuti degli altri. Per questo chiedo un tetto vincolante ai rifiuti bruciati, che scenda con la raccolta differenziata e il riciclo, e la pubblicazione puntuale di tutti i dati.
Infine, bruciare non fa sparire i rifiuti. Nel 2025, per ogni 100 chili bruciati ne sono rimasti 23 di scorie e quasi 4 di polverino e altri residui dei fumi, classificati come pericolosi: in tutto 52.771 tonnellate da trattare o smaltire altrove, in parte anche in Germania.
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