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30 Settembre 2022

Associazione Anpi, la Resistenza di oggi per ricordare quella di ieri: a tu per tu con Rossana Zanasi, presidente Anpi Medolla

MEDOLLA – L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è attiva e ben radicata su tutto il territorio nazionale: nelle regioni, nei capoluoghi di provincia, nei comuni grandi, piccoli e a volte piccolissimi. Le sedi sparse in tutta Italia sono più di 500, concentrate soprattutto al Nord. Ma ci sono anche sedi aperte all’estero, dall’Argentina alla Repubblica Ceca, da italiani figli e nipoti di combattenti o solo sostenitori dei valori antifascisti.

In tutti questi anni, nonostante l’età, l’Anpi non se n’è stata con le mani in mano costituendosi parte civile in tutti i procedimenti penali su questioni di discriminazioni e razzismo. Si è schierata contro il terrorismo negli anni Settanta, contro la P2 negli anni Ottanta, contro Tangentopoli e la mafia negli anni Novanta.

Con i suoi 120 mila iscritti – che per ragioni crudelmente anagrafiche include sempre meno partigiani combattenti-  e una vigorosa capacità di rinnovamento e riadattamento ai tempi correnti, l’Anpi è più che mai presente e solerte.

L’area della Bassa Modenese non fa eccezione e le sezioni locali dell’Anpi, in stretta collaborazione con scuole, centri giovani e altre associazioni del territorio, divulgano ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo culturale.

Abbiamo incontrato la presidente dell’Anpi di Medolla, Rossana Zanasi, per comprendere come le voci di ieri e di oggi riescano a saldarsi in un’associazione che in realtà rappresenta piccole e grandi resistenze di tanti di noi, ogni giorno.

In che modo e con quali progetti l’Anpi di Medolla si avvicina ai giovani?
In questo anno funestato dal Covid-19, le nostre attività hanno avuto un rallentamento come tutte le altre attività culturali ed educative. Abbiamo cercato di essere presenti con i nostri rappresentanti in tutte le occasioni con le modalità in presenza o virtuali consentite. Avevamo in programma attività di tipo storico ed educativo (quindi quelle svolte nel 2019 in collaborazione con scuole e Amministrazione Comunale) che dovranno purtroppo attendere ancora: riguardavano riflessioni sulla Costituzione, valorizzazione di protagonisti della Resistenza locale, mettere a disposizione del pubblico materiali di documentazione ma anche narrativa sul tema. Al momento dobbiamo limitarci principalmente alla gestione della nostra pagina Facebook (https://facebook.com/AnpiSezioneMedolla/)che vi invitiamo a visitare perché ha degli aggiornamenti quotidiani sui vari temi al centro del dibattito

Quest’anno, nonostante il Covid-19, avete raggiunto il 100% del tesseramento rispetto allo scorso anno: questo rivela un grande interesse dei medollesi.
La sezione Anpi di Medolla ha raggiunto con oltre un mese di anticipo (la scadenza era fissata per il 30 novembre 2020) il 100% del tesseramento rispetto allo scorso anno. Data la situazione determinata dalla pandemia, ci siamo limitati a proporre il rinnovo ai tesserati dello scorso anno, senza cercare nuove adesioni. Speriamo di poterlo fare il prossimo anno, anche sulla base delle attività che stiamo programmando a livello comunale. Ci ripaga, rispetto ai limiti imposti dalla situazione, l’interesse con cui viene seguita la pagina Facebook con quasi 1300 follower.

Carla Nespolo ha detto:” In questo momento la cultura è un’arma grande, la memoria un dovere”. Secondo lei siamo in grado oggi di salvaguardare il testamento della Resistenza? 
Oggi è sempre più difficile mantenere un’immagine equilibrata e veritiera della Resistenza. Questo è dovuto alla scomparsa dei protagonisti, ma anche al fatto che gli adulti e gli adolescenti di oggi non hanno esperienza di quel tipo di vita e vivono in condizioni di incertezza ma relativa agiatezza. Si è perciò portati a pensare che siano cose del passato, che non hanno più validità, valori un po’ ammuffiti. Salvaguardare i valori della Resistenza è una necessità dell’oggi, garantisce la convivenza civile e la prosperità del nostro Paese.
Siamo antifascisti non perché siamo comunisti, ma perché siamo democratici: per noi l’umanità è composta di individui che “hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. Crediamo nei diritti inviolabili ma anche nei doveri inderogabili di solidarietà.

Sarin Ghribi, 23 anni, è stata da poco eletta presidente dell’Anpi di Castel Bolognese. La sua elezione ha diviso un po’ l’opinione pubblica. Lei cosa ne pensa? 
Dopo il ventennio in cui il fascismo ci ha chiusi al mondo, lasciandoci uscire solo per andare a fare la guerra, tra i partigiani e gli antifascisti c’era chi sognava di riaprire l’Italia al mondo. “Bella ciao” viene cantata in piazza Tahir al Cairo, a Parigi, Londra, Mosca, New York, India, Cina e America Latina: ovunque ci sia un movimento di libertà. Penso che energie giovani, portatrici anche di punti di vista inconsueti, siano un arricchimento che sbaglieremmo a non cogliere. Essendo donna raccoglie il testimone delle staffette che pur in compiti meno bellicosi ma non meno decisivi, avevano un coraggio da leonesse. Sarin ha raccolto il “fiore del partigiano”

La Ghribi ha dichiarato:” Partigiano è chi lotta per i diritti, si può essere partigiani anche oggi”. E’ d’accordo con questa affermazione?
Sicuramente. Prendere parte per i diritti inviolabili dell’uomo e difenderli, accettando i doveri inderogabili di solidarietà sociale, è ciò che fanno i partigiani di oggi, con le armi della democrazia.

In molti dicono che in Italia si respiri, politicamente parlando, una “brutta aria”. Il clima attuale è stato definito vicino, per certi versi, a quello che un secolo fa ha portato alla nascita del fascismo. Pensa sia un’esagerazione? 
Il fascismo è arrivato al potere su spinta e iniziativa dei grandi agrari e industriali del Nord e ha cercato di permeare tutta la società, a cominciare dall’educazione e dall’istruzione dei giovani. La società italiana è molto diversa da quella dei primi decenni del Novecento, perciò non credo che il fascismo possa tornare in quei modi e in quelle forme. Ma ci sono segnali inquietanti e soprattutto episodi che ci fanno pensare che i pericoli per la convivenza democratica non siano cessati. Pensiamo a episodi recenti di disordini che non sono né spontanei, né solo espressioni di malcontento. Ci sono forze che lavorano per creare un clima di insicurezza e in alcuni casi violenze. Questo non è da sottovalutare, perché quando succede la prima cosa che viene sacrificata è la libertà personale di ognuno di noi.

 

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