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Femminicidi e violenze, la “Casa delle donne contro la violenza” di Modena:” Il 25 novembre? Giornata importante, ma preferiamo pensare alle donne come sopravvissute e non vittime”

MODENA – Nonostante si faccia un grande uso della parola “emergenza”, di violenza sulle donne si parla poco e male. L’argomento viene affrontato soprattutto nelle occasioni “comandate” come l’8 marzo e il 25 novembre e nei casi di femminicidi particolarmente cruenti. In televisione, soprattutto, gli episodi di violenza vengono sensazionalizzati come singoli, banalizzati. La narrazione che prevale, in molti casi, segue la retorica della vittima: la donna è riconosciuta come soggetto vulnerabile, passivo, incapace di autodeterminarsi e bisognoso di un sostegno psicologico. Per comprendere meglio quanto i casi di violenza domestica e di genere siano radicati sul territorio della Bassa ci siamo affidate all’esperienza pluriennale della dottoressa Rosanna Bartolini presidente della Casa delle donne contro la violenza di Modena.

Potevamo offrirvi un’intervista sulle statistiche, sull’attuale situazione sul territorio, sui fondi stanziati, sui cambiamenti strutturali che i centri antiviolenza hanno adottato con l’arrivo della pandemia e sui segnali d’allarme per riconoscere un partner violento. Ma avrebbe portato a informazioni manchevoli e sterili qualificando la violenza di genere come un “fatto lontano dalla vita quotidiana”, che “capita agli altri”, che “colpisce solo un certo tipo di donne” e che “non capiterà mai a noi”.

Vogliamo invece parlarvi dei centri antiviolenza e di quanto svolgano sul campo un ruolo cruciale nei percorsi di accoglienza e aiuto alle donne in difficoltà che nella maggior parte dei casi sono terreni impervi e delicati. In particolare, vogliamo raccontarvi come la “Casa delle donne contro la violenza” di Modena – come tante nel nostro territorio, strutture di frontiera, importanti ed essenziali, ma sempre troppo poco valorizzate, se non, addirittura, messe in discussione – sia un esempio virtuoso di donne che aiutano altre donne: un aiuto mirato e concreto. Perché non si può dare semplicemente il consiglio a una donna in difficoltà senza poi aiutarla fattivamente, e allo stesso modo non la si può aiutare a trovare una casa e un lavoro senza indicarle una strada percorribile insieme.

Siamo stanche di scarpette e panchine rosse – spiega la dottoressa Bartolini – Il 25 novembre è una giornata importante, ma resta per noi una fonte di grande frustrazione”. Perché la “Casa delle donne contro la violenza” cerca OGNI GIORNO di combattere gli stereotipi e rappresentare un’alternativa efficace (nonostante l’emergenza sanitaria) per tante donne “che non sono vittime ma sopravvissute che lottano”.

Le prime settimane del lockdown di marzo sono state complicate- rievoca la Bartolini- ma siamo riuscite a lavorare da casa mantenendo tutti i contatti delle donne in percorso. Poi il 4 maggio abbiamo riaperto con le nuove regole, riscontrando un picco di attività”.

Il team del centro ha ri- organizzato in modo sostanziale le modalità operative: innanzitutto modificando gli orari (passando dalle precedenti 30 ore settimanali di apertura a 40), attivando un centralino che smistasse chiamate ed esigenze e introducendo un numero di cellulare aggiuntivo per favorire chat e messaggi.

Sicuramente le regole per il distanziamento hanno comportato un grande cambiamento: la vicinanza e l’affiancamento passa anche attraverso un abbraccio, un contatto, una stretta di una mano. Il rapporto che instauriamo con le donne è alla pari, senza giudizio e nel pieno rispetto delle volontà individuali”, precisa Rosanna Bartolini.

La “Casa delle donne contro la violenza” accoglie, consiglia, tutela e accompagna fornendo un sostegno emotivo, ospitalità (in una delle due case rifugio), assistenza legale, un appoggio nel rapporto madre-figlio che spesso si complica nel “percorso di liberazione” della donna e un aiuto pratico nella ricerca di un lavoro. Una serie di azioni che mirano a essere concrete e al tempo stesso altamente simboliche.

Non tutti i percorsi finiscono con una denuncia, ma noi ci siamo sempre. E’ la donna che sceglie quale strada percorrere, noi semplicemente la supportiamo” in qualsiasi modo e in qualsiasi caso.

Nonostante l’introduzione di aggravanti, l’entrata in vigore della Legge 19 luglio 2019 n.69 denominata Codice Rosso (che prevede un’accelerazione delle indagini e l’inserimento di due nuovi reati) e l’arresto in flagranza obbligatorio nelle ipotesi di stalking, il sistema non tutela abbastanza la vittima e non funziona ancora come dovrebbe.

Nel 2019, sono state 391 le donne accolte nei due Centri Antiviolenza di Modena e Terre dei Castelli e nel 2020, nonostante la pandemia e il lockdown, il Centro Antiviolenza di Modena ha finora accolto 303 donne. La voce unanime dei Centri è che occorre, sopra ogni altra cosa, uno sguardo sulla violenza di genere che non si fermi più al solo livello dell’emergenza. Non bastano più le giornate commemorative, ma impegno e unità d’intenti.

 

 

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