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23 Settembre 2021

Lavoro nero, l’Emilia-Romagna resta sul “podio nero”

MODENA- “Urge un ampio contrasto preventivo, e non solo, con la quotidiana e dura vertenzialità sindacale”- è questa l’opinione di Cgil Modena in riferimento ai dati sul lavoro nero emersi dall’ultimo rapporto stilato dall’Ispettorato del Lavoro.

Ecco il comunicato di Cgil Modena:

“E’ uscito il Report annuale 2020 sull’attività ispettiva nazionale, per la vigilanza e la tutela del lavoro pulito e regolare, redatto dall’INL-Ispettorato Nazionale del Lavoro, che coordina in ogni provincia l’attività degli Ispettorati, assieme ad INPS ed INAIL.

Dati assolutamente preoccupanti, e non solo per il sindacato, che caratterizzano un mondo del lavoro colpito- insieme all’intera società- dalla pesante pandemia che ha pure contratto l’attività economica.

Una preziosa e più che necessaria azione ispettiva che però soffre in termini crescenti del calo numerico del personale ispettivo. Da tempo, anche la Cgil insiste per un urgente recupero del largo buco negli organici: solo nello scorso anno un calo di 348 ispettori, che ha portato ad un incredibile meno 1.164 addetti rispetto al 2017.

Un Report 2020 che riporta un’ampia mappa di reati prodotti nella nostra rete delle imprese, quali il “lavoro nero e irregolare, forme di evasione fiscale e truffe contributive, gravi violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro“.

Attenzione però, accanto a queste violazioni “tradizionali“, nel Report si accrescono i capitoletti con violazioni più “moderne” e connesse direttamente con la parte dell’imprenditoria aperta e disposta a collaborare con l’economia malavitosa. Si va dal caporalato, alle illecite esternalizzazioni e/o interposizioni aziendali, al “necessario” riciclaggio dei fondi cumulati in nero, fino ai distacchi transnazionali di pezzi d’azienda.

A livello nazionale dall’INL sono piovuti controlli a carico di 103.857 aziende. Ispezioni in materia di “vigilanza sul lavoro regolare e rilevando il 66% di irregolarità; di vigilanza previdenziale con l’ 81% di irregolarità; di vigilanza assicurativa con l’ 87% non in regola”.

Vedremo i dati negativi che graffiano il buon lavoro in Emilia-Romagna, già però “anticipati” nella premessa del pesante Report che valorizza la messa in campo, in ogni territorio, di iniziative degli Ispettorati per incentivare la “prevenzione e la promozione della legalità ed il contrasto del lavoro sommerso”, coinvolgendo datori di lavoro ed Associazioni imprenditoriali.

Bene, un’attività preventiva che vede la nostra Regione al primissimo posto con ben 135 iniziative, cioè il 30,2% sul totale nazionale di 447 .

Un’Emilia-Romagna che si pone al 2° posto per le “Richieste di intervento, provenienti da parti sociali e da lavoratori” per una concreta verifica delle condizioni di lavoro nell’impresa.

Imprese nostrane che, purtroppo, sempre più cedono ai vantaggi sporchi del lavoro nero e, nel caso di essere poi “colpiti dalle ispezioni”, si affrettano – con lo stretto consiglio dei loro consulenti  professionisti – ad accettare nel 93% dei casi (!!) le veloci e silenziose “conciliazioni monocratiche” giudiziarie.

I settori di attività coi più elevati indici di irregolarità, si trovano nel terziario e subito dopo, specie qui da noi, nei “servizi di supporto alle imprese”, poi edilizia, trasporto, agricoltura, attività      professionali.

Dati annuali che mettono la nostra Regione al 2° posto nero, dopo Lombardia, per il numero dei lavoratori irregolari rinvenuti con le ispezioni: ben 6.821 nel 2020.

Per noi è pesante il capitoletto 3.4.3. sulle “illecite esternalizzazioni  di mano d’opera” in materia di appalti. La nostra regione è purtroppo al primo posto nazionale, con 1.696 lavoratori coinvolti, seguiti da Lombardia, Piemonte e Veneto.

Per quanto riguarda, subito a seguire, le violazioni riscontrate per “interposizione di manodopera” illecita, l’Emilia Romagna si pone al 3° posto dopo Piemonte e Veneto.

L’altro “moderno” capitoletto sulle ispezioni per il contrasto agli illeciti “distacchi transnazionali” per la tutela ai lavoratori coinvolti nelle distorsioni delle delocalizzazioni delle imprese ed agli appalti a dimensione internazionale, pone la nostra regione al 2° posto colpevole, dopo la Campania.

Per assicurare ai lavoratori i diritti e le tutele derivanti dal “corretto inquadramento contrattuale“, le ispezioni fatte accertano il crescente utilizzo di Contratti “atipici” o fasulli. Anche qui, dopo l’Abruzzo, si pone subito al 2° posto l’Emilia-Romagna e poi Sardegna e  Lombardia.

Coop fasulle o spurie. Le ispezioni effettuate alle imprese con la mascherina conveniente di cooperativa, accertano tantissime irregolarità, principalmente a causa di “occupazione irregolare” e anche “totalmente in nero”, con la crescente applicazione del “dumping contrattuale” ai loro soci-lavoratori: cioè, contratti fasulli sottoscritti con sindacati senza rappresentatività.

In questa nostra Regione sono denunciate il 75% di coop irregolari fra tutte quelle ispezionate, e siamo la 2° regione per il numero di lavoratori fuori norma ed ancora la 2° Regione con le coop fasulle in colpa per truffe previdenziali ai danni dei loro lavoratori, per circa 2,7 milioni.

Rivediamo peggiorati, pezzi significativi del nostro lavoro, imprese ed economia davvero malati.

Un virus da lavoro in nero, che colpisce lo stato di salute dell’intera nostra società e che impone una prevenzione estesa e reale ed argini credibili. Ma chi ne parla?

Ognuna della tante inchieste giudiziarie sul radicamento lavorativo degli affarismi malavitosi e mafiosi, al nord e qui in Emilia-Romagna, riportano atti e capitoli sempre più riferibili al lavoro nero, a transazioni societarie, appalti truccati, coop di comodo.

Non bastano le battaglie sindacali. Occorre che le Associazioni imprenditoriali, ma anche le istituzioni territoriali, scendano davvero in campo, con più forza e spinte per elevare il lavoro pulito e soprattutto legale.

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