Allarme truffa all’esame della patente, il Ministero lancia i jammer contro gli imbrogli
Microcamere occultate negli abiti o negli occhiali, microauricolari praticamente invisibili e un complice all’esterno dell’aula che suggerisce le risposte. È lo schema alla base della cosiddetta truffa dell’esame della patente, un fenomeno che, secondo una nuova analisi di Truffa.net, ha fatto registrare casi in diversi comuni italiani. L’episodio più recente richiamato riguarda Monza, dove un uomo è stato denunciato dopo aver tentato di superare il test con mezzi fraudolenti. Il caso conferma il ricorso a dispositivi elettronici sempre più piccoli e facili da nascondere. Il meccanismo segue una sequenza precisa. Il candidato entra in aula con una microcamera occultata negli abiti o negli occhiali e trasmette le immagini dei quiz a un complice che si trova all’esterno. Le risposte corrette vengono quindi comunicate al candidato attraverso microauricolari invisibili. Di fronte al susseguirsi dei casi, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha introdotto una nuova contromisura: i jammer. I dispositivi sono destinati alle autoscuole e agli altri centri che ospitano gli esami per il rilascio della patente di guida e della Carta di Qualificazione del Conducente, la CQC. I jammer disturbano o impediscono la trasmissione fra microcamere e microauricolari, senza danneggiare l’attrezzatura utilizzata. Secondo quanto ricostruito da Truffa.net, i nuovi sistemi dovrebbero essere già in dotazione su tutto il territorio nazionale. L’arrivo dei jammer rende più difficile completare la comunicazione con il complice esterno, ma il primo effetto per chi viene scoperto resta l’annullamento dell’esame. A questo si aggiungono il sequestro dell’attrezzatura impiegata e l'interdizione temporanea dalla possibilità di sostenere nuovamente la prova. Anche i profili penali possono essere molto seri. In base alla condotta concreta, l’analisi indica tra le contestazioni possibili la truffa aggravata ai danni dello Stato e il falso ideologico. Qualora emerga un collegamento con una rete criminale organizzata, può entrare in gioco anche l’ipotesi più grave di associazione a delinquere. Alcuni candidati arrivano a rivolgersi a vere e proprie organizzazioni criminali. Ai costi dei kit si sommano così conseguenze penali, amministrative e pecuniarie molto più pesanti dello studio necessario per preparare l’esame. Secondo Nino Lucchesi, esperto di Truffa.net, il rapporto fra il vantaggio cercato e i rischi assunti rende questo comportamento del tutto controproducente.
“A fronte di rischi così elevati, la scelta di ricorrere a mezzi illeciti risulta del tutto irragionevole. L’esame di teoria è un ostacolo superabile con un adeguato periodo di studio e preparazione. A questo sforzo contenuto si contrappongono non solo i costi significativi per l’acquisto di kit fraudolenti, ma soprattutto le gravi conseguenze penali e pecuniarie in caso di scoperta”, spiega Lucchesi.
La diffusione di strumenti miniaturizzati ha quindi reso necessario rafforzare i controlli. Per chi viene scoperto, le conseguenze possono andare ben oltre la semplice bocciatura. L’analisi completa è disponibile su: https://www.truffa.net/news/
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