Cento anni fa nasceva il grande giornalista modenese Arrigo Levi
MODENA - In occasione del centenario della nascita di Arrigo Levi, il sindaco Massimo Mezzetti e l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi rendono omaggio a una delle figure più autorevoli del giornalismo italiano, profondamente legata a Modena, città in cui nacque e mosse i primi passi della sua formazione umana e culturale. "Curiosità, rigore, grande capacità di raccontare. Arrigo Levi è uno degli emblemi di una fase fondativa del giornalismo italiano post seconda guerra mondiale dove, assieme a lui, altri grandi protagonisti hanno segnato un'epoca sia della stampa cartacea che di quella del servizio pubblico televisivo, da Enzo Biagi a Sergio Zavoli”, spiegano il primo cittadino e l’assessore. “Levi ha attraversato il '900 italiano, e non solo, e ne ha subito i suoi aspetti più barbari e inaccettabili, come quello delle leggi razziali. Nel giornalismo è stato un innovatore, sia in tv che alla Stampa dove ha ideato quel Tuttolibri che rimane ancora un appuntamento irrinunciabile per tanti lettori. Arrigo Levi è quindi a pieno titolo nel pantheon dei giornalisti italiani e desideriamo ricordare questo grande modenese proprio oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto 100 anni".
"Sono diventato giornalista più per caso che per vocazione", scrive Arrigo Levi nella sua autobiografia "Un paese non basta" (Il Mulino). "Da bambino, e fino al giorno in cui, nel settembre del 1938, arrivarono le leggi razziali, avevo sempre pensato che avrei fatto l'avvocato, a Modena, come mio padre Enzo, e come il nonno Alberto".
Il 17 luglio 2026 segna dunque i cento anni dalla nascita di Levi, protagonista di una lunga e prestigiosa carriera che ha attraversato alcuni dei passaggi più significativi della storia italiana ed europea del Novecento. Nato a Modena in una famiglia della borghesia ebraica, Levi crebbe in un ambiente colto e vivace: il padre Enzo, avvocato di grande rilievo, è ricordato anche per aver redatto l’accordo fondativo che sancì la nascita della Scuderia Ferrari.
L’adolescenza modenese fu tuttavia segnata dall’irrompere delle leggi razziali, entrate in vigore all’inizio dell’anno scolastico 1938/39, quando Levi frequentava il ginnasio al Liceo classico Muratori. Costretto a lasciare la scuola, dovette sostenere da privatista l’esame di fine anno, vivendo precocemente l’esperienza dell’esclusione e della discriminazione. Nel maggio del 1942 la famiglia intraprese un viaggio verso l’Argentina, trovando rifugio a Buenos Aires. Fu lì che Levi iniziò gli studi universitari e, nel 1943, mosse i primi passi nel giornalismo. Al termine della guerra fece ritorno con la famiglia a Modena, in tempo perché il padre potesse partecipare al referendum istituzionale del 2 giugno 1946. In città Levi completò gli studi universitari, laureandosi in filosofia, e proseguì l’attività giornalistica collaborando con “L’Unità Democratica”, diretta dal conterraneo Guglielmo Zucconi.
La carriera di Arrigo Levi si affermò poi a livello nazionale e internazionale: fu a lungo direttore de “La Stampa” e firma autorevole del “Corriere della Sera”. Negli ultimi anni della sua attività ricoprì il ruolo di consigliere per le relazioni esterne del Quirinale, collaborando prima con il presidente Carlo Azeglio Ciampi e successivamente con Giorgio Napolitano.
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