Emilia-Romagna, stanziati 1,3 milioni di euro per dare supporto economico alle donne seguite dai Centri antiviolenza
Favorire la riacquisizione dell’autonomia personale e abitativa, ma anche sostenere il percorso scolastico e formativo per i figli minori. Grazie al Reddito di libertà, le donne vittime di violenza di genere possono concretamente iniziare una nuova vita, spezzando i fili che le tenevano legate a una condizione inaccettabile, ma dalla quale è molto complesso uscire senza l’adeguata rete di supporto psicologico, sociale, economico. È per aiutarle nel percorso di fuoriuscita dalla violenza che la Giunta della Regione Emilia-Romagna conferma anche nel 2026 lo stanziamento di 1,3 milioni di euro del bilancio regionale, così da incrementare la misura nazionale del Reddito di libertà introdotta nel 2022. Come per gli anni precedenti, infatti, anche nell’anno in corso lo stanziamento regionale andrà ad aggiungersi a quello statale. Nel 2025 sono state sostenute con questa misura 471 donne e, nel 2026, grazie alle risorse regionali aggiuntive, oltre 200 donne in più potranno ricevere il Reddito di libertà, al quale (contando solo sul contributo statale) non avrebbero potuto avere accesso.
“Il Reddito di libertà, da solo, non può essere risolutivo, ma è uno strumento concreto di autodeterminazione, perché consente alle donne, nel momento più delicato del percorso di fuoriuscita dalla violenza, di disporre di risorse proprie e di compiere scelte senza essere condizionate dalla dipendenza economica - dichiara l’assessora regionale alle Pari opportunità, Gessica Allegni -. Lasciare una relazione violenta non significa soltanto allontanarsi dal pericolo, significa spesso dover ricostruire insieme sicurezza, casa, lavoro, quotidianità e futuro, anche per i propri figli e le proprie figlie. Una bolletta, alcune mensilità di affitto, il materiale scolastico o le prime spese per una nuova abitazione possono diventare ostacoli decisivi”.
“Per questo - prosegue l’assessora - il sostegno economico deve essere parte di una rete stabile e competente, costruita con i Centri antiviolenza, i servizi sociali, i Comuni e i territori, capace di accompagnare ogni donna rispettandone tempi, scelte e autonomia. L’Emilia-Romagna ha scelto negli anni di integrare con risorse proprie i fondi nazionali, perché nessuna domanda di libertà dovrebbe restare senza risposta per insufficienza di risorse. È un impegno concreto e insieme politico. Essere al loro fianco senza sostituirci alla loro voce, perché possano ricominciare a vivere libere, autonome e sicure, pienamente protagoniste del proprio futuro”.
Domande e sostegno
Le richiedenti, seguite da un Centro antiviolenza e in condizioni di bisogno economico attestato dai Servizi sociali, possono presentare domande di Reddito di libertà tramite il Comune di riferimento e ottenere dall’Inps la somma erogata in un’unica soluzione, per un importo massimo di 6.360 euro (cumulabile con altre misure, come l’assegno di inclusione). Ad ogni donna spettano 530 euro al mese per dodici mensilità: una cifra pro-capite che fino al 2024 ammontava a 400 euro, aumentati a 500 con il decreto interministeriale 2 dicembre 2024 e saliti a 530 euro con ulteriore decreto 17 settembre 2025. Tra il 2022 e il 2026 la Regione Emilia-Romagna ha trasferito all’Inps più di 5,6 milioni di euro per integrare e incrementare le risorse nazionali, non sufficienti a coprire tutte le domande presentate.
I dati
Secondo i dati forniti dall’Inps, nel 2025, a fronte di 710 domande presentate in Emilia-Romagna per accedere al Reddito di libertà, 254 sono state pagate con budget statale e 217 con quello regionale, per un totale di 471 donne aiutate economicamente; 239 domande, invece, non sono state accolte per insufficienza di fondi. Dal monitoraggio al 31 marzo 2026, le domande presentate o ripresentate e non accolte per insufficienza del budget statale risultano 185, che sarà però possibile accogliere grazie allo stanziamento regionale. Ulteriori informazioni alla pagina del sito: Il Reddito di Libertà - Contrasto alla violenza di genere - Pari opportunità
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