Infarto nelle donne, i segnali da non ignorare: non sempre è dolore al petto
Come si protegge il cuore prima che compaiano i problemi? Quali sintomi devono preoccuparci davvero? Quando una tachicardia è solo ansia e quando, invece, serve un controllo? Da queste domande nasce la nuova rubrica dedicata alla prevenzione cardiovascolare, realizzata in collaborazione con lo Studio Medico Marzia Lugli di San Felice sul Panaro, dove riceve anche il dottor Valerio Siena. In ogni puntata il cardiologo, dirigente medico dell’AUSL di Ferrara, accompagnerà i lettori tra dubbi, falsi miti e consigli pratici per conoscere meglio il cuore, ridurre i fattori di rischio e capire quando è il momento di rivolgersi al medico. Perché, come sostiene il dottor Siena, “Il cuore ha sempre la priorità!”
Nell’immaginario comune l’infarto ha una scena precisa: una persona che si porta la mano al petto, avverte un dolore centrale, oppressivo, evidente, e capisce subito che qualcosa non va. Ma non sempre accade così. E nelle donne, in particolare, i sintomi possono essere meno tipici. Il dottor Valerio Siena, cardiologo e dirigente medico dell’AUSL di Ferrara, spiega che la donna tende mediamente ad avere l’infarto più tardi rispetto all’uomo. Fino alla menopausa, infatti, gli estrogeni offrono una certa protezione cardiovascolare. Per questo, in termini generali, il rischio tende ad aumentare più avanti rispetto agli uomini.
La prevenzione, però, deve iniziare prima che arrivi il problema. “È nella fascia d’età dopo i 40 anni per l’uomo e dopo i 50, o comunque attorno alla menopausa, per la donna, che prepariamo i successivi 10, 20, 30 anni”, spiega Siena. Abbassare il rischio significa ridurre la probabilità di infarto, ictus, angina e altre malattie cardiovascolari negli anni successivi. Per le donne esiste anche un problema culturale.
Storicamente sono state meno rappresentate negli studi scientifici e, nella vita quotidiana, spesso mettono la propria salute dopo quella della famiglia, dei figli, del lavoro e degli altri. “La donna è spesso quella che si trascura di più, perché viene prima tutto il resto”, osserva il cardiologo. A questo si aggiunge la questione dei sintomi. L’infarto femminile può presentarsi con segnali meno classici rispetto al dolore toracico centrale. Possono comparire dolore al braccio sinistro, alla mandibola, alla schiena, oppure una fame d’aria improvvisa, senza febbre o altre cause respiratorie evidenti. In alcuni casi il sintomo può essere un dolore alla parte alta dell’addome, quella che comunemente viene chiamata “bocca dello stomaco”. Questo tipo di dolore può essere confuso con cattiva digestione, gastrite o disturbi gastrointestinali. Il termine medico è epigastralgia, ma il punto pratico è semplice: se compare un dolore nuovo, diverso dal solito, intenso, che dura diversi minuti o ritorna, non va ignorato.
Il rischio di sottovalutazione aumenta con l’età. Nelle pazienti anziane, e in particolare nelle donne, interpretare i sintomi può essere più difficile proprio perché non sempre si presentano nella forma classica.
Che cos’è, allora, l’infarto? In parole semplici, è la mancanza di ossigeno in una parte del cuore. L’ossigeno arriva attraverso il sangue, trasportato dalle coronarie. Se una coronaria si restringe, il cuore può soffrire durante uno sforzo: è il caso dell’ischemia o dell’angina.
Se invece un vaso si chiude improvvisamente, una parte del muscolo cardiaco può cominciare a morire: è l’infarto. Il tempo, in questi casi, è decisivo. Dolore al petto, oppressione, sudorazione fredda, difficoltà respiratoria improvvisa, dolore a braccio, mandibola, schiena o bocca dello stomaco non devono essere minimizzati, soprattutto se sono sintomi nuovi, intensi o persistenti.
Il messaggio per le lettrici è chiaro: prendersi cura del cuore non è egoismo e non può venire sempre dopo tutto il resto.
La prevenzione cardiovascolare riguarda anche le donne, soprattutto dopo la menopausa, e passa dalla conoscenza dei propri fattori di rischio: pressione, colesterolo, glicemia, fumo, peso, familiarità e sintomi da non ignorare.

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