Payback sui dispositivi medici, Confindustria Emilia-Romagna al fianco delle imprese: “A rischio produzione, investimenti e occupazione del distretto biomedicale di Mirandola”
MIRANDOLA - Confindustria Emilia-Romagna si schiera a fianco delle imprese contro il mantenimento del payback sui dispositivi medici previsto nella Legge di Bilancio e richiede un intervento correttivo entro il 31 dicembre 2026, che porti al superamento definitivo del meccanismo. Modalità e tempi di attuazione sono ulteriori elementi di criticità: la Manovra prevede infatti la certificazione degli importi relativi al periodo 2019-2023 e rende esigibile la prima rata, riferita al 2019, entro il 30 luglio 2027. A ciò si aggiunge il mancato stralcio degli anni della pandemia da Covid-19 e un incremento del tetto di spesa per i dispositivi medici, dal 2027, di appena lo 0,1%, con il passaggio al 4,7% del finanziamento sanitario.
Secondo le stime dell'associazione nazionale, la misura comporta un onere complessivo di 12,5 miliardi di euro a carico delle aziende nel periodo 2019-2029, mettendo a rischio la sostenibilità delle imprese, gli investimenti, l'occupazione e la capacità di innovazione di un comparto strategico per il Paese e di particolare rilievo per l'economia emiliano-romagnola. L'Emilia-Romagna ospita uno dei più importanti poli biomedicali europei, quello di Mirandola, e un sistema di imprese caratterizzato da competenze specialistiche, elevata intensità tecnologica, capacità di esportazione e investimenti significativi in ricerca e innovazione. Un patrimonio industriale che rappresenta un elemento distintivo della competitività regionale e un riferimento per la produzione di tecnologie e dispositivi indispensabili all'assistenza sanitaria.
I numeri restituiscono la dimensione di questo sistema: in Emilia-Romagna hanno sede legale 501 imprese del settore dei dispositivi medici, che occupano complessivamente 14.132 addetti. Di queste, 161 operano nel comparto biomedicale, mentre 297 aziende, pari a circa il 59% del totale, sono attive esclusivamente nel settore dei dispositivi medici. La struttura produttiva è composta prevalentemente da piccole e medie imprese: soltanto 28 aziende sono classificate come grandi imprese, mentre 59 appartengono a gruppi multinazionali.
Si tratta di un tessuto produttivo che genera occupazione qualificata e valore tecnologico, con investimenti in Ricerca & Sviluppo e innovazione stimati in circa 129 milioni di euro. È questa capacità di ricerca, progettazione, sviluppo e produzione a rendere il distretto di Mirandola e l'intero comparto regionale un asset industriale di rilevanza internazionale.
Su questo sistema produttivo grava un'esposizione economica significativa, tenuto conto che per il periodo 2025-2018 le aziende emiliano-romagnole hanno già versato 42,6 milioni di euro a titolo di payback. Per il periodo 2019-2025, il payback cumulato stimato a carico delle imprese dell'Emilia-Romagna supera i 663 milioni di euro, a fronte di uno scostamento della spesa regionale per dispositivi medici di circa 1,326 miliardi di euro, con una media annua del 52,63%.
Il Presidente di Confindustria Emilia-Romagna Riccardo Fava ravvisa la necessità di un cambio di passo da parte del Governo: «chiedere ancora una volta alle aziende produttrici di dispositivi medici di farsi carico retroattivamente di somme determinate sulla base di gare pubbliche e di decisioni di spesa delle amministrazioni regionali significa trasferire sulle imprese un onere che non possono governare né sostenere. Le conseguenze ricadono direttamente sulla capacità produttiva, sugli investimenti, sull'innovazione e, inevitabilmente, sull'occupazione. Per molte realtà, soprattutto per le PMI, è in gioco la stessa continuità aziendale. Le imprese non possono farsi carico ulteriormente della sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale; già lo fanno con l’IRAP che pagano».

MIRANDOLA (MODENA). "DIDIECO SPA" - SORIN GROUP. AZIENDA SETTORE BIOMEDICALE -
ASSEMBLAGGIO APPARECCHIATURE PER IL TRATTAMENTO DEL SANGUE.
Il problema, del resto, non riguarda un singolo territorio. Dal 2019 al 2025 nessuna Regione italiana, Emilia-Romagna inclusa, è riuscita a rispettare il tetto di spesa previsto per i dispositivi medici; nel 2025, secondo i dati presentati da Confindustria Dispositivi Medici, ben 14 Regioni lo hanno superato di oltre il 50%. Un'evidenza che mette in discussione l'efficacia stessa del meccanismo: anziché contenere strutturalmente la spesa, il payback ha prodotto un'esposizione finanziaria retroattiva per i fornitori, alimentando incertezza, contenziosi e difficoltà di programmazione.
«Non si può affrontare un problema strutturale continuando a trasferirne gli effetti sulle imprese o rinviandoli sui bilanci della sanità regionale – prosegue Fava –. I dati dell'Emilia-Romagna mostrano chiaramente quanto sia elevata l'esposizione del nostro sistema produttivo. Parliamo di centinaia di imprese, migliaia di lavoratori e investimenti importanti in ricerca e innovazione. Colpire queste aziende significa indebolire un patrimonio industriale costruito nel tempo, ridurre la capacità di attrarre nuovi investimenti e mettere a rischio competenze e professionalità difficilmente sostituibili. Nel caso del distretto di Mirandola, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre le singole aziende, coinvolgendo l'intera filiera e la capacità di garantire continuità nelle forniture tecnologiche agli ospedali».
In questa prospettiva, Confindustria Emilia-Romagna chiede anche alla Regione Emilia-Romagna, che ha già manifestato una posizione favorevole al superamento del payback e alla gestione del debito pregresso, di continuare a rappresentare con determinazione le istanze del comparto in tutte le sedi istituzionali e nei confronti del Governo. È interesse del sistema regionale tutelare una filiera che costituisce un elemento qualificante dell'industria emiliano-romagnola e una componente essenziale dell'autonomia produttiva e tecnologica del Paese.
«Il mantenimento del payback nella nuova Manovra economica rappresenta un’ipoteca pesantissima e insostenibile sulla sopravvivenza delle nostre aziende, in particolare per le piccole e medie imprese che costituiscono il cuore pulsante e la spina dorsale del nostro distretto biomedicale - dichiara Marco Fantoni, presidente della Filiera Salute di Confindustria Emilia Area Centro -. Pretendere che il comparto si faccia carico retroattivamente di somme ingenti, con scadenze ravvicinatissime come quella fissata per il prossimo luglio 2027, significa ignorare la realtà produttiva ed economica del settore e scaricare sul tessuto industriale oneri di bilancio che non ci competono. Presentare i fondi stanziati dallo Stato come un contributo alle imprese è fuorviante: si tratta di risorse destinate a ripianare i conti regionali che coprono appena una frazione del reale impatto economico complessivo stimato per i prossimi anni. Il meccanismo del payback non solo ha fallito nel suo obiettivo originario di controllo della spesa, ma continua a generare una pericolosa miscela di incertezza, contenziosi e rischi per la continuità stessa delle forniture sanitarie. Serve quindi subito un confronto con il Governo prima dell’approvazione definitiva della manovra per dare risposte strutturali e non misure emergenziali che mettono a repentaglio l’occupazione, la capacità produttiva, gli investimenti in innovazione e la stessa tenuta del Servizio Sanitario Nazionale».
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