Sanità, Vignali (FI): “De Pascale aumenta le tasse e accusa Roma, ma in Emilia-Romagna quasi 150 milioni tra sprechi e crediti non recuperati”
«Prima di indicare il sottofinanziamento statale come unico responsabile delle conclamate difficoltà della sanità regionale, il presidente Michele De Pascale dovrebbe spiegare come vengono gestite le risorse che l’Emilia-Romagna già ha a disposizione. Dalle risposte ottenute dalla Regione alle nostre interrogazioni emerge infatti un quadro preoccupante: tra progetti contestati, investimenti rimasti inutilizzati e crediti mai recuperati, si arriva a sfiorare i 150 milioni di euro di risorse pubbliche che non stanno producendo benefici adeguati per i cittadini. E di questi, quasi 19 milioni riguardano direttamente le aziende sanitarie modenesi.»
Lo dichiara il capogruppo di Forza Italia nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e segretario regionale del partito Pietro Vignali.
«La Giunta regionale dovrebbe interrogarsi su come vengono impiegati i fondi già disponibili, mentre continua a chiedere nuove risorse allo Stato e dopo che ha portato la pressione fiscale regionale ai massimi livelli. Le risorse così sprecate potrebbero essere utilizzate per affrontare le vere emergenze della sanità emiliano-romagnola: liste d’attesa, carenza di personale, rafforzamento della medicina territoriale e accesso alle cure.
Partiamo dai CAU. Presentati dalla sinistra come la riforma destinata a rivoluzionare il sistema dell’emergenza-urgenza e alleggerire i Pronto soccorso, sono costati quasi 76 milioni di euro in Emilia-Romagna nel triennio 2023-2025. Nella provincia di Modena il costo supera i 10 milioni di euro. Eppure, gli accessi complessivi alle strutture di emergenza-urgenza non risultano diminuiti rispetto agli obiettivi dichiarati. C’è poi il caso dei kit di teleassistenza domiciliare acquistati con fondi PNRR. La Regione ha speso oltre 4,2 milioni di euro per 4.570 dispositivi, ma ne risultavano utilizzati appena 379. Oltre 3,8 milioni di euro di apparecchiature sono quindi rimasti inutilizzati. Nel territorio modenese, a marzo 2026, erano stati attivati appena 24 kit su 727 acquistati per un costo complessivo di 694.736 euro. Ciò significa che 703 dispositivi non erano ancora utilizzati, per un valore di circa 672 mila euro. Risorse che avrebbero dovuto rafforzare la medicina territoriale e contribuire a ridurre ricoveri e accessi impropri. Non va meglio sul fronte dei vaccini antinfluenzali. In Emilia-Romagna sono avanzate oltre 106 mila dosi nella campagna 2025-2026, per un valore superiore a un milione di euro.
Nella AUSL di Modena le dosi non utilizzate sono state 4.483, per un valore di 86.038 euro. Infine, c’è la questione dei ticket sanitari non riscossi. I dati aggiornati parlano di oltre 68 milioni di euro ancora da recuperare a livello regionale, ai quali si aggiungono circa 7,5 milioni di euro di crediti già stralciati. Nel territorio modenese, tra AUSL Modena e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, restano da incassare oltre 7,6 milioni di euro, mentre oltre 520 mila euro di crediti sono già stati stralciati. Sono somme che appartengono alla sanità pubblica e che potrebbero essere reinvestite per aumentare le prestazioni e ridurre i tempi di attesa. Mettendo insieme questi quattro casi si arriva a sfiorare i 150 milioni di euro a livello regionale e a quasi 19 milioni di euro per il territorio modenese. Situazioni diverse tra loro, ma accomunate da un dato politico evidente: risorse pubbliche che non stanno producendo risultati mentre migliaia di cittadini attendono visite, esami e interventi.»
«Per questo respingiamo la narrazione secondo cui tutti i problemi della sanità regionale dipenderebbero esclusivamente dal Governo. Prima di aumentare le tasse e chiedere sacrifici agli emiliano-romagnoli, la Giunta De Pascale dovrebbe dimostrare di saper utilizzare fino in fondo e con efficacia le risorse già disponibili. Perché ogni euro sprecato, immobilizzato o non recuperato è un euro sottratto alle liste d’attesa, al personale sanitario e al diritto dei cittadini di curarsi tempestivamente», conclude Pietro Vignali.
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