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05 Novembre 2026
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Finale Emilia, sequestrato il complesso delle discariche Feronia

FINALE EMILIA - Oggi, giovedì 26 febbraio, la Procura della Repubblica di Modena ha delegato ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) del Gruppo Forestale di Modena l’esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Modena, avente ad oggetto il complesso delle discariche "Feronia 0, 1 e 2" e dei relativi comparti aziendali, situati nel comune di Finale Emilia. La richiesta di sequestro preventivo delle discariche è stata avanzata al Giudice dell’udienza preliminare (GUP) poiché la Procura aveva già esercitato l’azione penale con richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito del medesimo procedimento penale. L’esercizio dell'azione penale, con richiesta di rinvio a giudizio, non aveva interrotto la prosecuzione delle condotte illecite, rendendo assolutamente necessario ed urgente l’applicazione del vincolo cautelare reale sulle discariche e sui relativi comparti aziendali.

Nel citato procedimento penale gli imputati sono il legale rappresentante della società di gestione “Feronia S.r.l.” e l'ex dirigente responsabile del Servizio ARPAE-SAC di Modena, accusati del delitto di inquinamento ambientale in concorso. All'ex Dirigente ARPAE è contestata anche l'omissione di atti d'ufficio, per non aver adottato i provvedimenti obbligatori di diffida ed attuazione delle procedure di bonifica, pur avendo ricevuto ripetute comunicazioni sui continui superamenti dei limiti di contaminazione, mentre al gestore della discarica è ascritta la condotta di avere causato l’inquinamento senza attivarsi con la presentazione di un adeguato piano di caratterizzazione, di una analisi di rischio, e senza comunque avere posto in essere le necessarie misure di prevenzione, come prescritto dal codice dell’ambente. È contestato anche un illecito amministrativo alla società “Feronia S.r.l.” per il cospicuo vantaggio economico tratto dai risparmi di spesa legati alla mancata adozione delle necessarie misure di prevenzione ambientale. Il provvedimento è stato richiesto dalla Procura ed adottato dal giudice all’esito di una complessa ed articolata attività investigativa che ha documentato un perdurante e grave fenomeno di inquinamento ambientale nel territorio del comune di Finale Emilia.

L’attività d’indagine ha avuto origine da esposti presentati da comitati cittadini ed è stata sviluppata dai Carabinieri del NIPAAF, con il supporto degli approfonditi accertamenti eseguiti dal consulente tecnico del pubblico ministero attraverso l’analisi incrociata di report specifici, di determine dirigenziali e di comunicazioni tra il gestore e l'ente di controllo ARPAE; ciò ha permesso di accertare:

  •  il superamento dei valori soglia di contaminazione: in particolare sono stati documentati complessivamente 2267 superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) tra ila 2008 e il 2023, altri 61 nel solo 2024, ed ulteriori superamenti dei Valori di Fondo, che hanno interessato ben 18 piezometri. Si tratta di sforamenti rilevanti, costanti e continui a far data dall’anno 2008. Esemplificativamente il “ferro” ha raggiunto picchi fino a 102.000 ug/l e 109.000 ug/l nell'agosto 2025, superando di quasi dieci volte i già innalzati Valori di Fondo autorizzati (fissati a 11.440 ug/l);
  • omissioni nelle comunicazioni: nel periodo 2021-2023, la società di gestione ha omesso di comunicare all'Autorità Amministrativa in modo completo ed esaustivo i parametri oggetto di sforamento. Dati fondamentali riguardanti ferro, manganese, nichel, arsenico, boro, solfati ed antimonio, che sono stati disattesi, violando palesemente gli obblighi di trasparenza;
  • l’inquinamento delle acque di drenaggio: un grave ulteriore inquinamento diretto si è da ultimo verificato nelle acque di drenaggio (cosiddetto "sotto-telo" della discarica). Nel solo periodo maggio-agosto 2025, sono stati registrati 62 reiterati sforamenti in un unico piezometro; qui sono state rilevate concentrazioni di ben 13 parametri fuori norma. Si tratta di sostanze di origine prettamente antropica ed estremamente nocive, tra cui cromo totale, p-toluidina, benzene, PCB, cloruro di vinile, mercurio e cromo esavalente;
  • gravi discrepanze analitiche: sono emerse pesanti difformità tra i referti analitici presentati dal gestore (che riportavano esito negativo o nei limiti) e quelli eseguiti dai tecnici ARPAE nelle medesime date, come accertato nei prelievi del 7 maggio 2025. Le analisi pubbliche attestavano infatti il netto superamento dei limiti di legge per sostanze pericolose come anilina, benzoperilene e cianuri, ignorate nei report privati. Il gestore, secondo cui l'inquinamento era imputabile alla mera conformazione naturale del terreno, aveva precedentemente ottenuto un innalzamento dei "Valori di Fondo", ossia una deroga ai limiti più severi fissati direttamente dalla legge. Inoltre, le risultanze investigative hanno dimostrato che i nuovi prelievi hanno superato abbondantemente anche tali soglie, tanto che il Giudice per l’udienza preliminare, nel decreto di sequestro preventivo, ha riconosciuto, con un alto grado di probabilità logica, che la fonte dell'inquinamento derivasse proprio dalla gestione continuativa della discarica.

E' emersa, infine, una sostanziale inerzia amministrativa, visto che non era mai stato redatto od imposto un piano di caratterizzazione complessivo e riferito all’intero impianto. Gli interventi finalizzati alla prevenzione ed alla eventuale bonifica si erano infatti sempre limitati ad eventi singoli e circoscritti e, nonostante la continua violazione dei limiti di accettabilità delle immissioni di sostanze inquinanti nelle acque sotterranee, il gestore non aveva mai presentato, e ARPA non aveva mai richiesto, un piano di caratterizzazione globale che considerasse l’interezza del comparto della discarica. Il provvedimento odierno è stato chiesto ed emesso al fine di interrompere l’attività che avrebbe aggravato irreparabilmente la matrice ambientale di un'area sita in zona agricola e vasta circa 228.000 metri quadrati, visto che l’impianto, pienamente operativo, continuava a ricevere ingenti quantità di rifiuti, pari a oltre 107.000 tonnellate solo tra febbraio e novembre 2025.

 

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