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06 Novembre 2026
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Ottant’anni di Consiglio comunale, Modena celebra la democrazia

MODENA - Servizio, rappresentanza, ascolto, passione. Sono alcune “parole-ponte” che collegano idealmente, per Modena, la data del 31 marzo 1946 al presente. Parole che raccontano un’eredità viva, da rinnovare ogni giorno, e che interrogano il senso stesso della democrazia, non come conquista acquisita ma come pratica da misurare e rigenerare sempre. Quelle parole sono state evocate durante la seduta straordinaria del Consiglio comunale di Modena tenutasi simbolicamente martedì 31 marzo, la stessa data in cui, ottant’anni fa, si tennero le elezioni amministrative del 1946 quando, per la prima volta, votarono anche le donne e, per la prima volta, poterono essere elette. Alla seduta hanno preso parte anche Alfonsina Rinaldi, deputata, già consigliera comunale e prima sindaca donna di Modena, Isabella Bertolini, ex consigliera comunale, regionale e parlamentare, oltre agli studiosi Mattia Golinelli e Anna Lombardi. Presenti autorità civili e militari, rappresentanti delle istituzioni e anche gli ex sindaci Gian Carlo Muzzarelli, Mariangela Bastico, Giuliano Barbolini e Giorgio Pighi; gli ex presidenti del Consiglio Caterina Liotti, Ermanno Barbieri, Stefano Bellentani, Ennio Cottafavi (oltre a Fabio Poggi, attualmente consigliere comunale e la vicesindaca Francesca Maletti) e, infine, gli ex consiglieri Alberto Bosi, Antonio Montanini, Tommaso Fasano, Luca Fantoni, Marco Malferrari, Mario Bussetti, Marco Bortolotti, Chiara Pacchioni e Beatrice De Maio.

L’iniziativa rientra nel progetto “1946-2026. Modena 80 anni di democrazia”, promosso dalla Presidenza del Consiglio comunale con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e organizzato insieme al Comitato per la storia e le memorie del Novecento e all’Assessorato alla Cultura.

"Oggi diamo la democrazia per scontata ma quel giorno quasi il novanta per cento dei modenesi ammessi al voto si recarono ai seggi - ha detto il sindaco Massimo Mezzetti - Votarono per la prima volta le donne e tre tra loro furono elette nonostante l'elettorato passivo venne stabilito solo il 10 marzo, rimediando alla 'dimenticanza' della legge che aveva stabilito il suffragio universale in Italia ma non la possibilità per le donne di essere elette. Trovarsi oggi in questa sala, proprio nello stesso giorno di ottanta anni fa, ci deve spingere a un impegno sempre più intenso per far riconciliare i nostri cittadini con il voto e recuperare l'astensionismo che non è certo un buon indice di salute per la democrazia".

Il presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri ha dato voce alla memoria istituzionale leggendo i nomi dei quaranta consiglieri eletti nel 1946, a partire dalle prime tre donne entrate in Aula: Beatrice Ligabue, Clelia Manelli e Ilva Vaccari. Un passaggio simbolico, subito attualizzato ricordando il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto Venturi nell’ideazione del logo delle celebrazioni attraverso un percorso di ricerca e approfondimento storico. Nel suo intervento, infatti, Carpentieri ha sottolineato come la ricorrenza non possa limitarsi a un esercizio di memoria: partire dal 1946 significa interrogarsi su cosa sia oggi la democrazia, nelle sue diverse forme e su quanto le istituzioni siano ancora capaci di coinvolgere i cittadini e appassionarli alla “cosa pubblica”. “La democrazia non è data per sempre”, ha ricordato, ponendo al centro alcune domande: quanto gli eletti riescano a essere realmente rappresentativi, quanto riescano ad ascoltare, coinvolgere e appassionare alla cosa pubblica: “Interrogativi che sono il vero motore che muove il Consiglio comunale odierno e tutti gli appuntamenti celebrativi”.

A portare una testimonianza diretta è stata Alfonsina Rinaldi, prima sindaca donna di Modena eletta nel 1987, che ha richiamato l’attualità dei valori democratici: “Valori e regole di convivenza, diritti e dignità umana sono oggi sottoposti a un rivolgimento inedito nello scenario mondiale. Questo rafforza una convinzione: la democrazia e la partecipazione sono processi essenziali, di cui avere estrema cura”. Nel suo intervento, Isabella Bertolini ha definito il 31 marzo 1946 “il primo fotogramma di un viaggio che non si è ancora concluso”, sottolineando il valore storico dell’ingresso delle donne nella vita democratica. L'ex consigliera comunale, regionale e parlamentare, ha quindi richiamato l’attualità del tema della parità, ancora non pienamente realizzata: “La parità non è una concessione. Il compito dello Stato è garantire che la partita sia equa”, ribadendo la necessità di continuare a costruire condizioni di reale uguaglianza.

Nel corso della seduta è stato proiettato un video che, con le voci di Metella Montanari (direttrice dell’Istituto storico della Resistenza di Modena) e Debora Dameri (direttrice dell’Archivio storico comunale), ha raccontato il passaggio dal secondo Dopoguerra alla nascita del sistema rappresentativo locale. Coinvolti anche gli attuali capigruppo chiamati a indicare le proprie “parole di democrazia”: servizio, partecipazione, rappresentanza, dignità, sono stati alcuni dei termini utilizzati per definire un impegno quotidiano che ancora oggi continua. Al termine della seduta è stata inaugurata la mostra storico-documentaria “1946-2026. 80 anni di Consiglio comunale”. Curata da Daniel Degli Esposti e Paola Gemelli e realizzata in collaborazione con l’Archivio storico comunale, l’esposizione, visitabile fino al 2 giugno 2026 nella sala dei Passi Perduti e alla biblioteca Delfini, ricostruisce attraverso documenti, fotografie e atti d’archivio il passaggio dalla fine del sistema podestarile alla nascita della nuova amministrazione democratica. Il programma completo delle iniziative è disponibile sul sito del Comune di Modena.

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