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06 Novembre 2026
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Morelli (Azione): “Carpi non ha un problema di immobili, ma di coraggio politico”

CARPI - Nota stampa del segretario di Azione Carpi, Simone Morelli:

"Carpi non ha un problema di immobili. Ha un problema di coraggio politico. Perché gli immobili, da soli, non si chiudono per dieci anni. Non si degradano da soli. Non restano sospesi tra uno studio di fattibilità, una conferenza stampa e una candidatura a un bando. Dietro ogni serranda abbassata, dietro ogni sede pubblica lasciata invecchiare, dietro ogni progetto annunciato e mai realizzato, c’è una politica che non decide, non affonda il colpo, non si assume fino in fondo la responsabilità di scegliere. L’ex Mercato Coperto di piazzale Ramazzini è lì a dimostrarlo ogni giorno. Ottocento metri quadrati nel cuore di Carpi, in uno dei punti più visibili della città, chiusi dal 2015. Dieci anni. Un’eternità. E nel frattempo su quell’immobile si è detto tutto: polo alimentare, hub della formazione, centro per la formazione professionale. Parole. Sigle. Visioni. Intenzioni. Poi i numeri: 53 mila euro per la progettazione di fattibilità tecnico-economica nel 2024, altri 4 mila euro per candidare l’intervento al bando regionale. Totale: circa 57 mila euro spesi per continuare a raccontare un futuro che non arriva mai. E allora basta con le formule di circostanza. Dieci anni di chiusura non sono un ritardo. Sono un fallimento.

Ma il punto è che Ramazzini non è il caso isolato. È il sintomo più visibile di una malattia amministrativa molto più grande: il degrado degli immobili comunali e l’incapacità di trasformare il patrimonio pubblico in una leva vera di rilancio urbano. Basta guardare via Manicardi. Una delle porte di accesso alla città. La sede dei Vigili. Il luogo che dovrebbe trasmettere ordine, presenza, presidio. E invece da anni racconta il contrario: una struttura fatiscente, stanca, obsoleta, indegna di ciò che rappresenta, tanto se c’è da chiedersi se c’è ancora l’amianto . Si riempiono i discorsi di sicurezza, si celebrano gli agenti, si moltiplicano le parole solenni sul controllo del territorio. Poi però il simbolo fisico di quella sicurezza resta lì, fermo, logoro, inadeguato. È la solita politica delle dichiarazioni muscolari e dei muri scrostati. Intanto si annuncia la nuova sede. Prima 2,65 milioni nel 2023. Poi nuovi scenari, nuovi costi, nuove ipotesi, nuovo trasferimento sull’ex Colombofili, e il conto che lievita fino a parlare di oltre 5 milioni. Anche qui: si muovono le carte, si alzano le cifre, si allungano i tempi. La città, intanto, continua a vedere il degrado.

E poi c’è la grande vetrina della rigenerazione raccontata come svolta epocale: l’università nell’area ex Consorzio. Doveva essere il simbolo del futuro, il grande salto dell’Oltreferrovia, la prova che Carpi sapeva investire in visione. Invece oggi resta soprattutto una gigantesca operazione da circa 21 milioni di euro che non ha prodotto l’impatto annunciato. Dove doveva esserci il segno di una città che corre, c’è il sospetto sempre più forte di trovarsi davanti a un fallimento venduto come successo. La verità è brutale: a Carpi si spendono milioni per costruire il racconto della modernità, ma poi si fatica a produrre risultati che stiano in piedi da soli, senza bisogno della propaganda. Nello stesso quadrante urbano si consuma da anni anche la sceneggiata di via Roosevelt. Il sottopasso doveva essere la risposta a uno dei nodi più discussi della città. Nel 2021 si parlava di accordo operativo per arrivare alla progettazione di fattibilità entro la prima metà del 2022. Siamo nel 2026 e siamo ancora lì: ipotesi sul tavolo, 160 mila euro di progettazione, nessuna scelta definitiva, nessun progetto esecutivo, nessun cantiere, nessuna data. Non una soluzione. Solo l’ennesimo monumento cittadino al “se ne parla”. E non finisce qui, perché tutto questo diventa ancora più grave se si guarda al capitolo energetico.

Nel 2021 il Comune si è dotato di un’Energy Manager interna, con una competenza specifica e con una indennità aggiuntiva da 16 mila euro l’anno oltre allo stipendio. Scelta giusta. Necessaria. Doverosa. Ma allora la domanda diventa devastante: dov’è il risultato? Quali immobili pubblici sono stati davvero trasformati? Quale strategia energetica si vede nei fatti, oltre le carte e gli organigrammi? Negli ultimi tre anni la Regione Emilia-Romagna ha messo in campo risorse enormi per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici: 45 milioni di euro nel 2023, altri 15 milioni nel 2025. Contributi fino a 1,4 milioni per progetto, fino a 2 milioni con adeguamento sismico, fino a 750 mila euro nella tornata successiva. Soldi veri. Occasioni vere. Bandi costruiti esattamente per ciò di cui Carpi avrebbe bisogno: recuperare immobili pubblici, ridurre i consumi, fare finalmente manutenzione seria, smettere di tenere il patrimonio comunale in uno stato di perenne sospensione. E invece niente. Di Carpi non si vede il protagonismo. Non si vede la svolta. Non si vede l’ambizione. E poi c’è il Conto Termico 3.0. Altra occasione enorme. Altro strumento concreto. Altro treno che passa.

E anche qui non si vede nulla che faccia pensare a una città che abbia deciso di usare davvero questa leva per rimettere mano agli immobili pubblici degradati. Nessun caso simbolo. Nessun edificio comunale rilanciato come modello. Nessuna operazione capace di dire: ecco, Carpi ha capito la direzione. Ancora una volta il rischio è lo stesso: strumenti che esistono, soldi che esistono, opportunità che esistono. E una politica che resta ferma, ma è estremista Green con il PRIVATO, basta guardare il PUG. Il punto, allora, è persino più grave di quello che appare. Perché qui non siamo davanti a un singolo errore. Siamo davanti a un metodo. Un metodo che consuma tempo. Consuma immobili. Consuma soldi pubblici. Consuma fiducia. Ramazzini chiuso da dieci anni. Via Manicardi nel degrado. L’università costata milioni e lontana dalla rivoluzione promessa. Via Roosevelt ancora impantanata nei disegni. Bandi energetici sfumati. Conto Termico 3.0 che passa. Patrimonio comunale che invecchia. Politica che parla. E allora basta fingere che siano episodi scollegati. Non lo sono. Sono il ritratto di una città amministrata senza coraggio. Perché il coraggio politico non è fare conferenze, inaugurare contenitori, infilare parole come innovazione, sostenibilità, visione e rigenerazione in ogni comunicato. Il coraggio politico è scegliere, scontentare, intervenire, aprire i cantieri, mettere date, assumersi il rischio di trasformare davvero ciò che è fermo.

A Carpi, invece, da troppo tempo si fa il contrario: si studia per non decidere, si annuncia per non concludere, si racconta per non risolvere. E intanto gli immobili comunali crollano lentamente sotto il peso dell’attesa, dell’ambiguità, della viltà amministrativa. La città non ha bisogno di altri slogan. Non ha bisogno di altri rendering. Non ha bisogno di altre cerimonie. Ha bisogno di vedere finalmente una cosa semplicissima, che da troppo tempo manca: il coraggio di governare".

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