Dietro la chiesa un piccolo borgo medievale torna a splendere: il gioiello nascosto di Torre Borgo a San Felice
Di Antonella Cardone
Un sopralluogo nel cantiere di Torre Borgo, accompagnati dall'ingegnere capo del Comune Anna Aragone, diventa l'occasione per un'inchiesta in tre puntate sul patrimonio storico e sul paesaggio urbano di San Felice sul Panaro. Partiamo dal restauro di un edificio apparentemente anonimo, trasformato in un piccolo gioiello architettonico, per riscoprire poi le tre torri medievali dell'antica cinta muraria attraverso documenti e cartografia storica. Infine, allargheremo lo sguardo a una riflessione geografica: come il restauro cambia la percezione dello spazio urbano e perché le città non sono soltanto nostre, ma habitat condivisi con molte altre specie viventi.
SAN FELICE SUL PANARO – Passandoci davanti, potrebbe sembrare un banale edificio, dal sapore antico, si, grazioso si, ma meglio una villa settecentesca, no? Eppure quello di Torre Borgo è uno dei restauri più belli e meglio riusciti tra quelli realizzati a San Felice sul Panaro dopo il terremoto del 2012.
Dall'esterno potrebbe sembrare una costruzione elegante, ben sistemata, quasi un raffinato bed & breakfast ricavato in un vecchio edificio di campagna. Niente che faccia immediatamente pensare a una struttura difensiva medievale, a una torre del Trecento, a un pezzo dell'antica cinta muraria del paese. E invece basta varcare la soglia, soprattutto se accompagnati da chi ha studiato e seguito il progetto, per scoprire quanto lavoro, quanta ricerca e quanta attenzione siano stati dedicati a ogni dettaglio.
I colori delle pareti e della scala non sono casuali, le luci non sono semplicemente decorative, i mattoni antichi non sono stati lasciati a vista soltanto perché belli e perfino le linee apparentemente irregolari dell'intonaco raccontano una precisa scelta di restauro. L'altra mattina abbiamo avuto l'opportunità di visitare il cantiere insieme all'ingegnere capo del Comune, Anna Aragone, accompagnata dall'architetta Emanuela Sacchi. Aragone ci ha guidato nella lettura dell'edificio, mostrandoci particolari che difficilmente un visitatore non specializzato saprebbe riconoscere. Ne è emerso un progetto nel quale il recupero storico, il miglioramento della sicurezza sismica e la sensibilità estetica sono stati affrontati con una cura che merita di essere raccontata.
Ma c'è un altro elemento, forse ancora più interessante, che rende questo restauro particolarmente riuscito: Torre Borgo non è un edificio isolato, ma il cuore di un piccolo insieme architettonico alle spalle della storica chiesa, composto dalla torre e dai fabbricati che le si addossano, affacciati su uno spazio raccolto, quasi una piazzetta. Uno scorcio che conserva le proporzioni e l'atmosfera di un borgo antico, ma che oggi si presenta con una sensibilità estetica contemporanea. Il recupero della torre e dei suoi annessi ha così prodotto un effetto che va oltre il singolo monumento: ha cambiato la percezione di questo piccolo spazio urbano. Dove prima si poteva vedere soltanto un gruppo di vecchi edifici, oggi si riconosce un insieme architettonico coerente, suggestivo, capace di raccontare la storia del paese attraverso forme, materiali e colori. È anche questo il valore della ricostruzione: non soltanto recuperare edifici danneggiati, ma restituire qualità e identità ai luoghi che li circondano.
Le tre T di San Felice: Torre Borgo, Torre Covezzi e Torre Duò
Bologna è famosa per le sue tre T: torri, tortellini e tette. Anche San Felice sul Panaro, a ben guardare, ha tre T da raccontare, anche se qui la lettera è sempre la stessa per tutte e tre: Torre Borgo, Torre Covezzi e Torre Duò. Non è soltanto un gioco di parole. Sono le tre torri superstiti del settore settentrionale dell'antico sistema difensivo del castello, risalenti nella loro struttura originaria alla prima metà del Trecento e successivamente trasformate più volte. Torre Borgo occupava la posizione nord-occidentale, Torre Covezzi quella settentrionale e Torre Duò quella nord-orientale. Le tre costruzioni erano collegate dalla cinta muraria, lungo la quale correva un camminamento di ronda. Un sistema difensivo che oggi non esiste più nella sua continuità originaria, ma che le torri superstiti permettono ancora di riconoscere nel paesaggio urbano di San Felice.
Le tre strutture appartengono oggi a proprietari diversi: Torre Borgo è comunale, mentre Torre Duò e Torre Covezzi sono private. Anche il regime di tutela non è uniforme: Torre Borgo e Torre Duò sono sottoposte a vincolo della Soprintendenza, mentre Torre Covezzi è tutelata dallo strumento urbanistico comunale. Una situazione complessa, che ha spinto il Comune a ragionare non soltanto sulla ricostruzione del proprio edificio, ma anche sull'immagine complessiva del sistema delle antiche fortificazioni. L'obiettivo, ci è stato spiegato durante il sopralluogo, è conservare una lettura il più possibile unitaria delle tre torri, pur nel rispetto delle loro differenti condizioni e proprietà. Un tema che meriterebbe un approfondimento a sé, perché queste tre presenze architettoniche permettono ancora oggi di leggere una parte dell'organizzazione medievale di San Felice.
Le ferite del terremoto diventano parte del restauro
Nel 2022 il Comune ha avviato un confronto con la Soprintendenza proponendo un criterio comune per il recupero delle porzioni murarie perdute a causa del sisma. L'idea è stata quella di ricostruire le lacune con mattoni nuovi, distinguendole però chiaramente dalle parti originali. Le nuove murature sono state rivestite con un intonaco caratterizzato da sottili linee orizzontali, che richiamano l'andamento dei corsi di mattoni senza riprodurre artificialmente l'aspetto della muratura antica. Da lontano la torre ritrova così la continuità della propria forma, mentre da vicino è possibile riconoscere le parti medievali e quelle ricostruite. È una scelta precisa di restauro: evitare un falso storico e consentire a chi osserva l'edificio di distinguere ciò che è sopravvissuto nei secoli da ciò che è stato realizzato oggi.
Le linee delle nuove murature seguono inoltre il profilo irregolare dei crolli, mantenendo visibile la traccia delle lesioni provocate dal terremoto. Un risultato che valorizza anche la lavorazione artigianale. Durante la visita i tecnici hanno sottolineato la bellezza delle piccole irregolarità dell'intonaco e delle linee realizzate a mano, segni del lavoro umano che contribuiscono a dare carattere all'intervento. È interessante proprio questa scelta di non cercare una perfezione industriale, ma di riconoscere valore anche alle imperfezioni prodotte dalla manualità degli artigiani. Una sensibilità che, secondo quanto illustrato da Aragone, orienterà anche altri interventi sul patrimonio storico, compreso quello della chiesa.
Una torre restaurata nel 2011 e distrutta dal sisma l'anno successivo
La vicenda di Torre Borgo è particolarmente significativa perché l'edificio era stato già restaurato poco prima del terremoto. Il 15 maggio 2011 la torre era stata riconsegnata alla comunità con un'inaugurazione, al termine di un precedente intervento di recupero. Appena un anno dopo, le scosse del maggio 2012 ne hanno compromesso gravemente la struttura, provocando crolli e lesioni diffuse. La relazione tecnica individua in particolare nelle due scosse delle ore 4.03 e delle ore 5.02 del 20 maggio 2012 i momenti decisivi del danneggiamento e del crollo di buona parte della torre. Nei mesi successivi furono realizzati interventi provvisori di messa in sicurezza, ma il trascorrere degli anni ha inevitabilmente aggravato alcune condizioni di degrado. Il cantiere di ricostruzione è stato avviato nel 2025, a tredici anni dal sisma. Durante il sopralluogo abbiamo potuto osservare anche la documentazione fotografica delle condizioni dell'edificio dopo il terremoto: immagini che restituiscono la gravità dei danni e permettono di apprezzare ancora meglio il lavoro di recupero.
Solai nuovi, acciaio nascosto nelle murature e mattoni del Trecento recuperati
Dietro l'aspetto storico dell'edificio si nasconde oggi un importante lavoro di consolidamento strutturale. Durante il sopralluogo, i tecnici hanno illustrato le soluzioni adottate per migliorare la risposta sismica della torre, rispettandone il più possibile le caratteristiche originarie. I solai sono stati rifatti, pur conservando alcuni elementi lignei della struttura precedente. Sono stati inoltre realizzati cordoli strutturali e interventi di rinforzo delle murature attraverso la tecnica della ristilatura armata. Quest'ultima consiste nell'inserimento di elementi di rinforzo in acciaio nei giunti tra i mattoni, utilizzando apposite malte leganti. Il sistema permette di aumentare la resistenza della muratura senza alterarne in modo evidente l'aspetto esterno.
Un intervento particolarmente delicato, soprattutto in un edificio di origine medievale, dove ogni elemento costruttivo rappresenta una testimonianza storica. All'interno sono stati inoltre recuperati e riutilizzati mattoni risalenti al Trecento, conservando così una parte importante della materia originale dell'edificio. Il risultato è visibile negli ambienti della torre, dove le murature antiche dialogano con elementi strutturali contemporanei, nuovi impianti e soluzioni architettoniche studiate per valorizzare gli spazi. È proprio osservando da vicino queste superfici che si comprende la complessità dell'intervento: ciò che appare semplice e naturale è in realtà il risultato di un attento lavoro di selezione dei materiali, consolidamento e conservazione.
I colori, le luci e la bellezza delle imperfezioni
Un ruolo importante nel progetto è stato riservato anche alle finiture, ai colori e all'illuminazione. La scala interna, in particolare, colpisce per l'equilibrio cromatico: tonalità studiate per accompagnare il visitatore senza imporsi sulle murature storiche, con un risultato elegante e contemporaneo. Durante il sopralluogo è emersa l'attenzione dedicata a queste scelte dall'architetta Emanuela Sacchi, il cui contributo alla definizione dei colori e delle finiture è stato particolarmente apprezzato anche dall'ingegnere capo Anna Aragone. Una sensibilità che si riconosce nei dettagli, nella scelta delle tonalità e nella qualità delle superfici, dove le lavorazioni artigianali conservano piccole irregolarità che diventano parte del linguaggio architettonico. Non si tratta di particolari secondari: sono proprio queste scelte a fare la differenza tra un edificio semplicemente riparato e un restauro capace di valorizzare l'architettura.
Anche l'illuminazione esterna è stata pensata per esaltare la geometria della torre. La struttura presenta una pianta pentagonale irregolare e il progetto prevede barre luminose sui tre lati liberi, in modo da illuminare le facciate e mettere in evidenza le caratteristiche della superficie muraria. Al momento della visita una delle installazioni era già visibile, mentre si attendeva il completamento delle altre. Il sistema di illuminazione contribuirà a valorizzare non soltanto la torre, ma anche lo spazio raccolto formato dagli edifici circostanti, rafforzando quella particolare atmosfera di piccolo borgo che caratterizza questo angolo del centro storico. La luce, anziché cancellare le irregolarità delle superfici, le evidenzia, rendendo leggibili i segni della lavorazione artigianale e delle diverse epoche costruttive.
Un piccolo complesso architettonico che potrà avere nuove funzioni
Il recupero di Torre Borgo non riguarda soltanto la conservazione dell'edificio medievale. La torre vera e propria è infatti affiancata da corpi di fabbrica realizzati in epoche successive, tra cui un'abitazione addossata nella prima metà dell'Ottocento e un annesso basso destinato ai servizi, che contribuiscono a formare il piccolo insieme architettonico oggi recuperato. Il progetto ha tenuto conto anche della possibilità di utilizzare in maniera flessibile i diversi ambienti. Durante i lavori è stato realizzato un nuovo accesso indipendente a uno degli spazi al piano terra, dove sono presenti servizi igienici. Una scelta progettuale che consentirà, in futuro, di utilizzare questo ambiente senza dover necessariamente aprire l'intero complesso.
Tra le ipotesi illustrate durante la visita c'è quella di mettere l'ambiente a disposizione dei cicloturisti che percorrono la Ciclovia del Sole, ad esempio come punto di appoggio o per la distribuzione di acqua. Si tratta, per il momento, di una possibilità e non di una destinazione d'uso già definita dall'amministrazione. La presenza di un accesso autonomo permetterebbe comunque di organizzare iniziative e servizi anche in giornate o fasce orarie nelle quali non fosse possibile garantire l'apertura completa della torre. Il tema dell'utilizzo futuro è particolarmente importante: un edificio storico restaurato acquista infatti un valore ulteriore quando può tornare a essere frequentato e vissuto dalla comunità.
Un investimento di circa 700mila euro
Il costo complessivo dell'intervento comunale, secondo quanto riferito durante il sopralluogo, è di circa 700mila euro. Una cifra che comprende le opere di ricostruzione, il restauro e gli interventi di miglioramento sismico, nell'ambito di un progetto che deve confrontarsi anche con gli obblighi di tutela del patrimonio storico. Nella documentazione progettuale figurano, tra i professionisti incaricati, l'architetto Davide Calanca per la progettazione e la direzione lavori architettonica e l'ingegnere Fabrizio Sola per la progettazione e la direzione lavori strutturale. Durante la visita si è parlato anche del futuro delle altre torri medievali danneggiate dal terremoto. Torre Covezzi, in particolare, appartiene a un privato e non è soggetta allo stesso regime di tutela monumentale di Torre Borgo. Un elemento che potrebbe comportare procedure e costi differenti per un eventuale intervento di recupero. La ricostruzione delle tre torri rappresenterebbe un risultato importante non soltanto sul piano architettonico, ma anche per la riconoscibilità dell'antica struttura fortificata di San Felice.
Quando il restauro cambia la percezione dello spazio urbano
A quattordici anni dal terremoto, Torre Borgo rappresenta un altro tassello del lungo percorso di recupero del patrimonio storico di San Felice sul Panaro. Ma la qualità di questo intervento suggerisce anche una riflessione più ampia su cosa significhi ricostruire un centro storico. Non sempre sono i monumenti più imponenti o gli edifici più conosciuti a determinare la bellezza di un paese. A volte basta un piccolo gruppo di fabbricati, uno spazio raccolto, una prospettiva inattesa per creare un luogo capace di sorprendere. È quello che accade alle spalle della chiesa, dove Torre Borgo e i suoi annessi formano oggi uno scorcio particolarmente suggestivo, nel quale la memoria medievale convive con materiali, colori e soluzioni architettoniche contemporanee.
Il restauro, in questo caso, non si limita a restituire stabilità e funzionalità a un edificio danneggiato. Cambia il modo in cui quello spazio viene percepito, ne rende riconoscibili le qualità, invita a soffermarsi su particolari che prima potevano passare inosservati. Resta ancora da definire quale sarà la destinazione degli ambienti e in che modo verranno messi a disposizione dei cittadini, ma il risultato architettonico è già apprezzabile. Ed è forse questa la sorpresa più bella di Torre Borgo: scoprire che dietro una costruzione apparentemente anonima si nascondono sette secoli di storia e che, con un progetto attento, anche un piccolo angolo di paese può tornare a essere un luogo di grande bellezza.

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