San Martino Spino, educare alla nonviolenza partendo da chi educa: al Barchessone Vecchio la giornata per le maestre FISM
Di Antonella Cardone
SAN MARTINO SPINO (MIRANDOLA) – La violenza non compare improvvisamente nell'adolescenza. Il modo in cui si affronta un conflitto, si riconoscono le proprie emozioni e si impara a rispettare l'altro si costruisce molto prima, fin dai primi anni di vita. E chi accompagna i bambini in questo percorso ha bisogno, a sua volta, di strumenti per riconoscere e gestire le proprie emozioni, ascoltare e affrontare le difficoltà delle relazioni quotidiane.
È da questa prospettiva che assume un significato particolarmente attuale la giornata di formazione organizzata sabato 24 ottobre al Barchessone Vecchio di San Martino Spino, dove una trentina di educatrici e insegnanti dei servizi per l'infanzia FISM del distretto di Mirandola (in servizio dunque nelle scuole di Mirandola, Cavezzo, San Prospero, Finale Emilia, San Felice, Medolla) si sono ritrovate per riflettere sul proprio benessere emotivo e professionale.
L'iniziativa, dal titolo “Insieme: Condividere per Realizzare”, rientra nel progetto triennale 2026-2029 “Intrecci di Cura: dalla cura del personale educativo all'attenzione per l'infanzia”, promosso dal Coordinamento Pedagogico Distrettuale FISM e coordinato dalla pedagogista Roberta Di Natale. Il percorso è finanziato con fondi regionali destinati alla qualificazione e al miglioramento dei servizi educativi 0-6 anni, ai sensi della legge regionale 26/2001. L'evento ha ricevuto il patrocinio del Comune di Mirandola ed è stato realizzato in collaborazione con il CEAS La Raganella.
Educare significa anche riconoscere i propri bisogni
Ogni mattina le insegnanti entrano in classe con il compito di accogliere, rassicurare, accompagnare e contenere le emozioni dei bambini. Ma insieme alla responsabilità educativa portano anche le proprie preoccupazioni, le difficoltà personali e i tanti ruoli che ciascuna ricopre nella vita quotidiana.
È proprio da questa consapevolezza che è partita la riflessione di
, formatrice certificata in Comunicazione Nonviolenta (CNV), che ha invitato le partecipanti a riconoscere ciò che accade dentro di sé prima di affrontare le relazioni con gli altri.
«La CNV non è un modo di comunicare, ma è una visione del mondo completamente nuova», ha spiegato De Lillo, sottolineando come spesso l'attenzione si concentri sui comportamenti degli altri, sui giudizi e sulle aspettative, anziché sui propri sentimenti e bisogni.
Il percorso proposto dalla formatrice si basa su quattro passaggi: osservare i fatti senza giudicare, riconoscere i sentimenti, individuare i bisogni ed esprimere richieste chiare e concrete.
Un metodo che può trovare applicazione nella quotidianità scolastica, soprattutto nei rapporti con le famiglie e tra colleghi, dove incomprensioni, aspettative differenti e tensioni rischiano di compromettere la qualità delle relazioni.
«Di fronte al conflitto io potrei avere una lente diversa, potrei guardare che dall'altra parte c'è un essere umano», ha osservato De Lillo. Il cambiamento consiste nel passare dalla contrapposizione alla ricerca di una soluzione condivisa: non più uno contro l'altro, ma persone che provano ad affrontare insieme una difficoltà.
Dal giudizio all'empatia: imparare ad ascoltare senza interrompere
Durante l'incontro, De Lillo ha introdotto anche una delle immagini più caratteristiche della Comunicazione Nonviolenta, elaborata da Marshall Rosenberg: quella dello sciacallo e della giraffa.
Lo sciacallo rappresenta il linguaggio dei giudizi, delle accuse e delle pretese. La giraffa, invece, simboleggia la capacità di osservare, ascoltare e cercare di comprendere i bisogni propri e altrui.
Un esercizio apparentemente semplice, ma che richiede di modificare abitudini profondamente radicate, soprattutto quando ci si trova in situazioni conflittuali.
Particolare attenzione è stata dedicata all'empatia, intesa non come ricerca immediata di una soluzione ai problemi dell'altro, ma come disponibilità a offrirgli ascolto e presenza.
«L'empatia per la comunicazione nonviolenta è come fare surf. Stare sul surf, seguire l'onda, ma non diventare onda», ha spiegato la formatrice. Ascoltare significa quindi accogliere il vissuto dell'altra persona senza esserne travolti e senza sovrapporre immediatamente la propria interpretazione.
Una competenza particolarmente importante per chi lavora con i bambini e con le loro famiglie, dove la qualità dell'ascolto può fare la differenza nella costruzione di un rapporto di fiducia.
Riconoscere le emozioni prima di reagire
Accanto a Rosaria De Lillo è intervenuto Marco Carione, psicologo, psicoterapeuta e facilitatore di mindfulness, che ha approfondito il rapporto tra emozioni, reazioni corporee e relazioni interpersonali.
Carione ha richiamato l'attenzione su ciò che accade quando una conversazione diventa difficile: il corpo si irrigidisce, aumenta la tensione, i pensieri si concentrano sui giudizi e diminuisce la disponibilità ad ascoltare.
Al contrario, quando la relazione funziona, ci si sente più rilassati, le parole scorrono con maggiore naturalezza e diventa più facile trovare soluzioni.
Il primo passo, ha suggerito, è imparare a riconoscere questi segnali e interrompere le reazioni automatiche, fermandosi a respirare e ad ascoltare ciò che si sta provando.
Con un'immagine immediata, Carione ha paragonato la perdita di connessione tra due persone a un collegamento Wi-Fi che si interrompe: attraverso la consapevolezza e l'ascolto è possibile provare a ristabilire quel contatto.
«Sia la CNV che la mindfulness [...] vanno provate, vanno veramente sperimentate», ha sottolineato lo psicologo, ricordando che non basta conoscere teoricamente questi strumenti: occorre esercitarli nelle situazioni concrete della vita quotidiana.
Una giornata tra natura, meditazione e condivisione
La scelta del Barchessone Vecchio non è stata casuale. Il contesto naturale delle Valli mirandolesi ha offerto uno spazio lontano dai ritmi abituali delle attività scolastiche, favorendo un'esperienza di rallentamento e riflessione.
Il programma ha previsto momenti di meditazione, approfondimenti sulla mindfulness, sulla teoria polivagale e sulla Compassion Focused Therapy, passeggiate consapevoli all'aperto, esercizi di fiducia e cooperazione e un laboratorio dedicato alla Comunicazione Nonviolenta.
Anche il pranzo di comunità, con il pocket lunch preparato dalla Frolleria di Mirandola, è stato concepito come parte integrante della giornata: un'occasione per conoscersi meglio e rafforzare i legami tra professioniste appartenenti a scuole e servizi educativi diversi.
Prendersi cura delle insegnanti significa investire sui bambini
Il progetto Intrecci di Cura nasce dalla necessità di affrontare un tema sempre più importante nei contesti educativi: il rischio di affaticamento emotivo e burnout di chi lavora quotidianamente nelle relazioni di cura.
L'obiettivo non è soltanto fornire nuove tecniche professionali, ma riconoscere che il benessere dell'adulto rappresenta una condizione fondamentale per costruire ambienti educativi accoglienti e rispettosi dei tempi dell'infanzia.
È una prospettiva che sposta l'attenzione dalla prestazione individuale alla qualità delle relazioni e alla responsabilità condivisa della comunità educante.
Durante l'incontro è emersa anche una riflessione sul valore collettivo di questo cambiamento: quando una persona riesce a riconoscere i propri bisogni e ad ascoltare quelli degli altri, la trasformazione può estendersi ai colleghi, alle famiglie e all'intera comunità scolastica.
Ed è qui che il lavoro educativo incontra le domande sollevate dalla cronaca di questi giorni. Di fronte alla violenza tra adolescenti, interrogarsi su come intervenire è necessario. Ma altrettanto importante è chiedersi come si possa lavorare prima, quando i bambini stanno ancora imparando a riconoscere la rabbia, la frustrazione, il bisogno di essere ascoltati e il valore delle relazioni.
Educare alla nonviolenza non significa insegnare a evitare ogni conflitto, ma imparare ad attraversarlo senza trasformarlo in sopraffazione. È un percorso che comincia molto prima dell'adolescenza e che riguarda non soltanto i bambini, ma anche gli adulti chiamati ad accompagnarli nella crescita.

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