Di chi è la città? Torre Borgo, i piccioni e gli spazi che condividiamo con altre specie
Di Antonella Cardone
Un sopralluogo nel cantiere di Torre Borgo, accompagnati dall'ingegnere capo del Comune Anna Aragone, diventa l'occasione per un'inchiesta in tre puntate sul patrimonio storico e sul paesaggio urbano di San Felice sul Panaro. Partiamo dal restauro di un edificio apparentemente anonimo, trasformato in un piccolo gioiello architettonico, per riscoprire poi le tre torri medievali dell'antica cinta muraria attraverso documenti e cartografia storica. Infine, allargheremo lo sguardo a una riflessione geografica: come il restauro cambia la percezione dello spazio urbano e perché le città non sono soltanto nostre, ma habitat condivisi con molte altre specie viventi.
SAN FELICE SUL PANARO – Di chi è la città? La risposta più immediata sarebbe: di chi la abita, la costruisce, la amministra e la attraversa ogni giorno. Ma se osserviamo con attenzione gli edifici, le strade e gli spazi urbani, ci accorgiamo che non siamo affatto gli unici abitanti. Una piccola storia emersa durante il sopralluogo al cantiere di Torre Borgo, a San Felice sul Panaro, offre un esempio curioso di questa convivenza. All'ultimo piano della torre medievale sono presenti alcune nicchie la cui funzione originaria non è stata chiarita con certezza. Ci si è interrogati sul loro possibile utilizzo, senza trovare una risposta definitiva. Poi, durante una fase della ricostruzione nella quale il tetto non era ancora completamente chiuso, sono arrivati i piccioni. Hanno individuato quelle cavità nelle murature e vi si sono sistemati, ciascuno nella propria nicchia, utilizzandole come luoghi di nidificazione. Mentre gli esseri umani cercavano di interpretare la funzione di quegli spazi, gli uccelli avevano già trovato il modo di abitarli.
Naturalmente questo episodio non dimostra che le nicchie fossero state progettate per ospitare piccioni. La loro destinazione storica resta una questione aperta. Ma proprio la differenza tra la funzione attribuita a uno spazio da chi lo costruisce e gli utilizzi che ne fanno altri esseri viventi rende la vicenda interessante. Un elemento architettonico apparentemente secondario può diventare un rifugio, un riparo, un luogo di riproduzione. E un edificio che consideriamo soprattutto come patrimonio storico e culturale può essere percepito da un'altra specie come un insieme di opportunità abitative.
Quando un restauro cambia il modo di vedere un luogo
Torre Borgo è uno degli edifici superstiti dell'antico sistema difensivo di San Felice, risalente nella sua struttura originaria alla prima metà del Trecento. Gravemente danneggiata dal terremoto del 2012, è stata oggetto di un intervento di ricostruzione e restauro con miglioramento sismico, che ha restituito riconoscibilità alla torre e agli edifici che le si addossano. Durante il sopralluogo con l'ingegnere capo del Comune Anna Aragone e l'architetta Emanuela Sacchi è stato possibile osservare come il progetto abbia affrontato non soltanto le esigenze strutturali, ma anche la scelta dei materiali, dei colori e dell'illuminazione.
Il risultato è particolarmente interessante sul piano della percezione dello spazio urbano. Alle spalle della chiesa, Torre Borgo e i suoi annessi formano un piccolo insieme architettonico affacciato su uno spazio raccolto, quasi una piazzetta. È uno di quegli scorci che possono passare inosservati nella quotidianità, perché non possiedono la monumentalità di una grande piazza o di un edificio simbolico. Eppure, attraverso il recupero delle murature, l'attenzione alle finiture e l'equilibrio tra elementi antichi e contemporanei, quel piccolo spazio acquista una qualità visiva diversa.
Non si tratta necessariamente di una trasformazione delle dimensioni o della disposizione dello spazio, ma del modo in cui viene percepito. Le proporzioni, la luce, le superfici e le relazioni tra gli edifici diventano più leggibili. Un luogo che prima poteva apparire semplicemente come un insieme di vecchie costruzioni torna a essere riconoscibile come parte del patrimonio storico del paese. Il restauro, in questo senso, modifica non soltanto un edificio, ma anche la relazione tra quel luogo e le persone che lo osservano.
La città non è uno spazio esclusivamente umano
La storia dei piccioni introduce però un'altra prospettiva. Quando parliamo di città, tendiamo a descriverla attraverso le sue funzioni umane: residenza, lavoro, mobilità, commercio, servizi, cultura e tempo libero. Gli edifici vengono progettati per ospitare attività, le strade per permettere spostamenti, gli spazi pubblici per favorire incontri e relazioni sociali. Ma questa organizzazione convive con una moltitudine di altre forme di vita che utilizzano lo stesso ambiente secondo esigenze completamente differenti.
Piccioni, passeri, rondini, insetti, roditori e altri animali trovano nelle città opportunità di alimentazione, riparo e riproduzione. Le cavità dei muri possono diventare rifugi, i sottotetti luoghi di nidificazione, le crepe e le intercapedini spazi da colonizzare. Le aree verdi ospitano una biodiversità spesso poco visibile, mentre le superfici costruite creano nuovi ambienti ai quali diverse specie riescono ad adattarsi.
Non tutte queste presenze sono gradite. Cimici, zanzare, mosche, topi e piccioni vengono spesso considerati soprattutto attraverso i problemi che possono provocare: questioni igieniche, danni agli edifici, disagi per i residenti o necessità di contenimento. Sono problemi reali, che richiedono interventi adeguati. Ma l'esistenza di questi conflitti non cambia il dato di fondo: la città è un ecosistema abitato da specie diverse, non uno spazio biologicamente riservato agli esseri umani.
Un habitat condiviso, ma anche conteso
La convivenza tra specie non è necessariamente pacifica. Gli esseri umani costruiscono barriere, chiudono aperture, installano sistemi per impedire la nidificazione, bonificano ambienti e modificano la vegetazione. Gli animali, a loro volta, si adattano, cercano altri accessi, individuano nuove risorse e occupano spazi che non erano stati pensati per loro.
È una continua negoziazione, spesso inconsapevole, delle possibilità di utilizzo dell'ambiente urbano. Una cavità che per un restauratore rappresenta un elemento storico da conservare può essere, per un piccione, un rifugio ideale. Un sottotetto che per il proprietario costituisce una parte dell'edificio da proteggere può essere interpretato da altri animali come uno spazio disponibile. La stessa struttura fisica assume quindi significati e funzioni differenti a seconda di chi la utilizza.
Il concetto di habitat multispecie aiuta a leggere queste situazioni. Significa riconoscere che gli ambienti urbani, pur essendo organizzati prevalentemente attraverso decisioni umane, ospitano relazioni ecologiche che coinvolgono numerosi organismi. Le specie non vivono semplicemente accanto a noi: interagiscono con le nostre infrastrutture, con i materiali, con i rifiuti, con la vegetazione e con le trasformazioni che imponiamo al territorio.
L'episodio di Torre Borgo è una piccola dimostrazione di questa capacità di adattamento. Durante una fase temporanea del cantiere, gli uccelli hanno individuato un'opportunità che probabilmente non sarebbe stata disponibile nelle stesse condizioni a lavori conclusi. La trasformazione dell'edificio ha quindi modificato, almeno temporaneamente, anche le possibilità di accesso e di utilizzo per un'altra specie.
La geografia dello spazio urbano: non soltanto forme, ma relazioni
Osservare una città significa studiarne la forma, ma anche le relazioni che si sviluppano al suo interno. Le strade, le piazze e gli edifici non sono soltanto oggetti materiali: diventano luoghi attraverso l'utilizzo che ne fanno gli abitanti, attraverso le esperienze quotidiane e i significati che vengono loro attribuiti.
Questa prospettiva permette di comprendere perché il recupero di un piccolo edificio possa avere un'importanza superiore alle sue dimensioni. Torre Borgo non è uno dei monumenti più imponenti di San Felice. Eppure, il suo restauro contribuisce a rendere più riconoscibile un angolo del centro storico, modifica il rapporto visivo tra i fabbricati e offre nuove possibilità di frequentazione.
La dimensione umana resta naturalmente centrale nelle scelte di progettazione e gestione. Un edificio pubblico deve essere sicuro, accessibile e funzionale agli utilizzi previsti. Ma una lettura ecologica della città ci ricorda che ogni intervento sul costruito può avere conseguenze anche sulle altre specie che frequentano quello spazio.
Non significa che ogni nicchia debba essere lasciata a disposizione dei piccioni o che la tutela degli animali debba prevalere automaticamente sulle esigenze di conservazione e sicurezza. Significa piuttosto riconoscere che il rapporto tra architettura e biodiversità esiste, e che la progettazione può tenerne conto in modo consapevole, distinguendo le situazioni di possibile convivenza da quelle che richiedono interventi di gestione.
Dalla torre medievale alla città contemporanea
Torre Borgo è un esempio particolarmente interessante perché concentra, in un piccolo edificio, trasformazioni avvenute in epoche molto diverse. Nata come struttura militare, è stata modificata nei secoli, adattata a funzioni residenziali, restaurata, danneggiata dal terremoto e infine ricostruita attraverso un progetto contemporaneo.
Ogni fase ha cambiato il rapporto tra l'edificio e chi lo utilizzava. Le esigenze difensive medievali hanno lasciato il posto alla vita domestica, poi alla conservazione del patrimonio storico e alle nuove possibilità di fruizione pubblica. La stessa architettura è stata interpretata e trasformata secondo necessità differenti.
L'episodio dei piccioni aggiunge una dimensione ulteriore a questa storia. Ricorda che accanto agli usi umani, documentati attraverso mappe, progetti e restauri, esistono anche forme di appropriazione dello spazio che raramente entrano nelle ricostruzioni storiche degli edifici. Sono presenze temporanee, talvolta invisibili, ma fanno parte della vita concreta dei luoghi.
Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti dell'osservazione urbana: imparare a riconoscere ciò che normalmente escludiamo dal nostro modo di rappresentare la città.
Di chi è, allora, la città?
La risposta alla domanda iniziale non può essere soltanto giuridica o amministrativa. Naturalmente gli edifici hanno proprietari, gli spazi pubblici hanno regole e la loro gestione risponde a responsabilità precise. Ma dal punto di vista ecologico la città è uno spazio abitato da una pluralità di organismi, ciascuno dei quali trova opportunità e affronta limiti diversi.
Gli esseri umani restano i principali artefici delle trasformazioni urbane, ma non sono gli unici a sperimentarne gli effetti. Ogni edificio restaurato, ogni albero piantato o abbattuto, ogni cortile pavimentato, ogni apertura chiusa modifica un ambiente condiviso, anche quando le conseguenze sulle altre specie non sono immediatamente visibili.
Torre Borgo ci offre così due lezioni differenti. La prima riguarda il patrimonio storico: un restauro attento può restituire bellezza e riconoscibilità anche a uno scorcio apparentemente anonimo, cambiando il modo in cui percepiamo un piccolo spazio urbano. La seconda riguarda il rapporto con gli altri esseri viventi: gli spazi che costruiamo non vengono necessariamente utilizzati soltanto nel modo in cui li abbiamo immaginati.
E alla fine, mentre gli esseri umani si interrogavano sulla funzione di alcune misteriose nicchie medievali, sono arrivati i piccioni. Non hanno risolto il problema storico, ma hanno dimostrato che quelle cavità potevano diventare un luogo da abitare.
Una piccola storia di cantiere, che racconta qualcosa di molto più grande: le città non sono soltanto nostre.
LEGGI ANCHE – SPECIALE TORRE BORGO
Di chi è la città? Torre Borgo, i piccioni e gli spazi che condividiamo con altre specie
- Di chi è la città? Torre Borgo, i piccioni e gli spazi che condividiamo con altre specie
- Modena, da lunedì 9 novembre lavori all’ascensore del sottopasso di Porta nord
- Mirandola, lunedì 9 novembre un incontro col presidente de Pascale per parlare delle grandi sfide che attraversano il territorio
- Nasce AgriTalk, cinque incontri per portare l'innovazione nelle imprese
- Sicurezza Modena, Forza Italia: "Mentre una giovane donna viene aggredita, la regione finanzia il make-up del presidio integrato di polizia"
- "Economia è una parola femminile", a Carpi un incontro sul rapporto tra donne e denaro
- PERSONE | Camilla Bresciani: guardare oltre le apparenze e comprendere le fragilità umane





























































