Fine vita, Paolo Trande (AVS, Emilia-Romagna): “La destra insegue Vannacci e la Lega regola i conti”
La nota stampa dei consiglieri regionali Sinistra Italiana/AVS sul fine vita.
L'impugnazione della legge veneta sul suicidio medicalmente assistito è una scelta politica che risponde alle pressioni dell'area più integralista del Governo e alla necessità di Fratelli d'Italia di assumere posizioni sempre più conservatrici sui temi etici per contenere la concorrenza di Vannacci. Una scelta che si consuma sulla pelle delle persone malate e del loro diritto all'autodeterminazione.
A guidare questa linea è la componente più oscurantista della maggioranza, che fa riferimento al sottosegretario Alfredo Mantovano. Da settimane i movimenti cosiddetti pro-vita minacciavano infatti di sostenere il movimento di Vannacci qualora il Governo non avesse impugnato le leggi regionali sul fine vita. La maggioranza ha scelto di assecondare questo ultimatum, mentre continua a impedire al Parlamento di approvare una normativa nazionale che dia attuazione ai principi definiti dalla Corte costituzionale, a partire dalla sentenza sul caso Dj Fabo. Si produce così una contraddizione evidente: da una parte si paralizza il legislatore nazionale, dall'altra si ostacola il lavoro delle Regioni che cercano di colmare quel vuoto normativo, regolando procedure e garanzie per i pazienti.
La vicenda mette inoltre in luce una seconda contraddizione, quella tra la propaganda autonomista del Governo e le sue scelte concrete. Mentre l'esecutivo rivendica la volontà di portare avanti l'autonomia differenziata con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, interviene contro una Regione che ha esercitato le proprie competenze in materia di tutela della salute. L'impugnazione alimenta incertezza, compromette il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni e dimostra quanto sia distante la pratica di governo dalla retorica autonomista della maggioranza. Proprio su una materia delicata come il fine vita, il Governo mostra tutta la propria difficoltà a rispettare i principi fondamentali del funzionamento della Repubblica e il riparto delle competenze costituzionali.
A questa vicenda si intreccia lo scontro interno alla Lega. Il voto contrario di Calderoli e le assenze di Salvini, Giorgetti e Locatelli in Consiglio dei ministri restituiscono un quadro di profonda conflittualità. La sequenza delle ultime settimane è significativa: Salvini ha sostituito la relatrice della legge di bilancio, sostenitrice della candidatura di Garavaglia al congresso, e ha così commissariato Giorgetti, e sfiduciato il capogruppo al Senato Romeo. L'impugnazione della legge veneta, sostenuta in consiglio anche da Zaia, sembra inserirsi nella stessa strategia, con un ulteriore colpo alla componente autonomista del Nord e a chi si oppone alla trasformazione della Lega in un partito sempre più nazionalista e di ultradestra. Non a caso, le recenti dichiarazioni dello stesso Garavaglia hanno escluso una pacificazione interna al partito, denunciando il mancato rispetto degli accordi congressuali.
Resta soprattutto il significato del lavoro legislativo portato avanti dalle Regioni. Dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Umbria, anche il Veneto ha provato a dare risposte a un vuoto lasciato dal Parlamento, costruendo un quadro di procedure e garanzie per persone che si trovano in condizioni di sofferenza estrema. Un lavoro istituzionale prezioso, realizzato anche grazie al contributo delle opposizioni, che dovrebbe essere affrontato nel merito e non trasformato in uno strumento di competizione politica, tanto nella maggioranza quanto all'interno della Lega.
Parliamo di persone con patologie irreversibili, sofferenze fisiche o psichiche intollerabili, dipendenti da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. Parliamo della loro dignità e della loro libertà. Utilizzare la loro condizione per regolare i rapporti di forza a destra e dentro la Lega per alimentare la competizione è la versione peggiore della politica.
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