Nicola Musiani ucciso a botte a Cervia, chiesto il giudizio immediato per 5 giovani: il sesto, un 17enne di origini modenesi è ai domiciliari
CERVIA (RA) - La Procura di Ravenna ha chiuso le indagini con la richiesta di giudizio immediato per i cinque giovani tra i 19 e i 23 anni - tutti del Forlivese, perlopiù di origine straniera - accusati dell'omicidio aggravato dai futili motivi di Nicola Musiani, il 53enne massacrato di botte alle prime ore del 19 luglio su un parcheggio di Pinarella di Cervia, sul litorale ravennate, e deceduto tre giorni dopo all'ospedale 'Bufalini' di Cesena.
Si attende ora solo la fissazione della data d'inizio del processo da parte del Giudice per le indagini preliminari.
Nel frattempo, per i cinque maggiorenni prosegue la custodia cautelare in carcere sulla base degli elementi di prova raccolti dai Carabinieri di Ravenna, coordinati dal pubblico ministero Angela Scorza.
Risulta diversa, invece, la posizione del sesto indagato, un 17enne sempre forlivese: finito inizialmente in un istituto penitenziario minorile, ha successivamente ottenuto i domiciliari per motivi di studio.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, fu proprio il 17enne di origini modenesi a dare il via alla violenta aggressione al culmine di due alterchi avuti con Musiani nel corso della notte, il primo verso le 23.30 e il secondo intorno alle 4, all'uscita da un locale della zona. A quel punto sarebbe scattata la spedizione punitiva: gli altri cinque giovani, giunti a bordo di una Fiat Punto, si sarebbero scagliati contro la vittima. Il 53enne è stato colpito a calci, pugni, sassate, ferito con bottiglie e raggiunto dal lancio di una bicicletta. Il tasso alcolemico presente nel sangue dell'uomo (pari a 1,61 g/l) gli ha impedito qualunque tipo di reazione o difesa, anche solo l'istinto di ripararsi il capo con le braccia.
Dopo l'aggressione, Musiani era riuscito a trascinarsi per pochi metri per poi rannicchiarsi a ridosso dello pneumatico di un mezzo pesante in sosta, dove è stato ritrovato soltanto più tardi da una pattuglia del Radiomobile dell'Arma.
Prima di darsi alla fuga, la banda avrebbe tentato di aggredire anche un 50enne cesenate che si trovava sul posto assieme alla vittima (entrambi vivevano nella zona del parcheggio all'interno di due camper).
I nomi dei sospettati erano via via emersi grazie a celle telefoniche, varchi di lettura targhe, testimonianze e tre filmati registrati quella notte.
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