Lavorare e assistere un familiare, nelle Terre d’Argine si studia un Patto territoriale per i caregiver
CARPI – Lavorare e, contemporaneamente, prendersi cura di un genitore anziano, di un coniuge malato o di un familiare non autosufficiente. Una condizione che riguarda moltissime famiglie italiane e che comporta difficoltà quotidiane nell'organizzazione del tempo, nella gestione degli impegni professionali e nell'accesso ai servizi di assistenza. Per affrontare queste problematiche, l'Unione delle Terre d'Argine sta valutando la costruzione di un Patto territoriale per la cura, che coinvolga istituzioni, imprese, sindacati e associazioni.
La proposta è emersa nel corso del seminario Caregiver e lavoratore: nuove sfide per il welfare, organizzato giovedì 29 ottobre nell'ambito della Rete Welfare dell'Unione, in collaborazione con la cooperativa sociale Anziani e non solo.
Secondo le stime richiamate durante l'incontro, in Italia sono quasi cinque milioni le persone che assistono con continuità un familiare anziano, fragile o non autosufficiente. Molte di loro devono conciliare questa responsabilità con un'occupazione, spesso affrontando difficoltà che possono incidere sulla carriera, sull'organizzazione della vita quotidiana e sulle opportunità professionali.
Uno degli aspetti affrontati riguarda proprio i diritti dei lavoratori caregiver. L'avvocato Salvatore Milianta ha illustrato i recenti orientamenti della giurisprudenza italiana ed europea in materia di discriminazione indiretta. Si tratta delle situazioni in cui regole aziendali apparentemente uguali per tutti possono finire per penalizzare chi ha responsabilità di assistenza familiare.
In questo contesto assume importanza il principio dell'accomodamento ragionevole, che prevede la possibilità di introdurre adattamenti nell'organizzazione del lavoro per rendere più compatibili gli impegni professionali con quelli di cura.
Il ruolo delle aziende e la nuova prassi UNI
Un altro tema del seminario è stato quello degli strumenti a disposizione delle imprese. Il professor Leonardo Pompa, dell'Università di Modena e Reggio Emilia, ha presentato un percorso di accompagnamento alle aziende collegato alla nuova prassi UNI dedicata alla conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari di assistenza.
Il percorso parte da un'autovalutazione che consente alle imprese di individuare le criticità organizzative e i possibili miglioramenti. L'obiettivo è favorire soluzioni che tengano conto delle esigenze dei lavoratori caregiver, attraverso una maggiore collaborazione tra aziende, servizi territoriali e terzo settore.
La certificazione prevista dalla prassi UNI può inoltre rappresentare uno strumento per promuovere l'innovazione organizzativa e ridurre le disuguaglianze nell'accesso e nella permanenza nel lavoro.
Le critiche al disegno di legge sui caregiver
Il confronto ha affrontato anche il disegno di legge nazionale sui caregiver familiari, atteso all'esame del Senato.
Loredana Ligabue, segretaria di CARER, associazione che rappresenta i caregiver familiari, ha espresso preoccupazione per alcuni contenuti del provvedimento, soprattutto per quanto riguarda chi assiste un familiare senza convivere con lui.
«Nel testo di legge a breve in discussione al Senato sono presenti forti discriminazioni rispetto ai caregiver non conviventi e non vengono introdotte misure realmente innovative per aiutare chi deve conciliare lavoro e cura», ha dichiarato Ligabue.
Secondo la rappresentante dell'associazione, il riconoscimento formale del ruolo dei caregiver non è sufficiente senza interventi concreti che consentano alle persone di mantenere il proprio impiego e continuare ad assistere i familiari.
«L'esperienza delle Terre d'Argine dimostra che quando istituzioni, servizi, imprese, sindacati e associazioni lavorano insieme si possono costruire risposte concrete alla conciliazione tra lavoro e cura», ha aggiunto, auspicando un sistema di diritti e servizi che eviti alle persone di dover scegliere tra occupazione e assistenza.
Verso un Patto territoriale per la cura
Dal confronto tra amministratori locali, organizzazioni sindacali, imprese, cooperazione sociale e associazioni è emersa la proposta di costruire un Patto territoriale per la cura, con l'obiettivo di coordinare servizi pubblici, iniziative di welfare aziendale e strumenti di sostegno alle famiglie.
L'idea è quella di affrontare la condizione dei caregiver non soltanto come una questione privata, ma come un problema sociale che richiede una collaborazione tra soggetti diversi.
Il progetto si inserisce nel lavoro già avviato dall'Unione delle Terre d'Argine, che negli anni ha sviluppato iniziative di welfare comunitario e interventi rivolti alle imprese. Tra questi figura l'adesione del Comune di Carpi all'appello promosso da CARER per il riconoscimento dei diritti dei caregiver lavoratori.
«L'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle fragilità richiedono una nuova assunzione di responsabilità collettiva», sottolinea Tamara Calzolari, assessora al Welfare del Comune di Carpi.
«I caregiver familiari rappresentano una risorsa essenziale per la tenuta del sistema di welfare e devono essere sostenuti con politiche territoriali, servizi accessibili e una più forte collaborazione tra istituzioni, imprese e mondo del lavoro», aggiunge l'assessora, evidenziando come le esperienze locali possano fornire indicazioni anche per la legislazione nazionale.
Il Patto territoriale è per ora una proposta emersa dal confronto: nella comunicazione dell'Unione non sono ancora indicati tempi di attuazione, adesioni formali o misure operative.
Il ciclo di seminari della Rete Welfare si concluderà mercoledì 18 novembre, con l'ultimo appuntamento previsto per il 2026.
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