Docu-serie “Veleno”, il regista Berkeley: “Vorrei che si creasse un dialogo tra le parti”
In seguito all'uscita, avvenuta il 25 maggio scorso, su Amazon Prime Video, della docu-serie "Veleno", la giornalista Carlotta Deiana ha intervistato per Movieplayer.it il regista della serie, Hugo Berkeley, e il produttore, Ettore Paternò. La serie ripercorre i fatti accaduti a Mirandola, Finale Emilia e Massa Finalese, tra il 1997 e il 1998. Oltre venti persone furono accusate di far parte di una setta chiamata “I diavoli della Bassa Modenese”, colpevole, per l'accusa, di pedofilia e violenza nei confronti di sedici bambini, che vennero allontani dalle loro famiglie.
Riguardo all'approccio ai fatti accaduti alla fine del secolo scorso, il regista della docu-serie, Hugo Berkeley, ammette di aver "sfruttato" l'omonimo libro e il podcast realizzato nel 2017 dal giornalista Pablo Trincia: "E' una storia incredibile, che ha avuto su di me un fortissimo impatto, soprattutto visto che sono padre. È stato angosciante ascoltare le testimonianze dei bambini. Il nostro, invece, è un racconto visivo: Il documentario permette un impatto sul pubblico molto diverso rispetto al solo ascolto o alla sola lettura".
Nell'intervista concessa a Movieplayer.it, inoltre, Berkeley spiega di essere stato fortunato a potersi basare sul lavoro di ricostruzione già realizzato da Trincia per il proprio libro e il proprio podcast. Il principale obiettivo, rivela Berkeley, è stato quello di ascoltare tutte le versioni della vicenda e permettere allo spettatore di farsi una propria idea: "Noi eravamo lì per un lavoro di seconda battuta; siamo però riusciti ad integrare anche altre voci, quelle che si erano rifiutate di parlare nel podcast. Abbiamo incluso anche l'accusa; avevamo interesse nell'ascoltare tutti i lati della vicenda e dare spazio allo spettatore di fare la sua scelta, questo era ciò che ci eravamo ripromessi di fare".
Berkeley, infine, prova ad immaginare gli scenari successivi all'uscita della docu-serie: "É una storia in continuo sviluppo; ci sono cose che sono successe anche dopo che avevamo finito di girare, ma la nostra storia dovevamo concluderla in qualche modo. Vorrei che con questo documentario si colga la sofferenza che entrambe le parti hanno vissuto e stanno vivendo. Vorrei che si creasse un ponte, un dialogo tra le parti".
Anche il produttore Ettore Paternò, invece, nel corso dell'intervista rilasciata per Movieplayer.it, si è soffermato sull'obiettivo della docu-serie, oltre che sulla difficoltà nel convincere gli interessati a partecipare alla docu-serie: "L'obiettivo della docu-serie era quello di lasciare lo spettatore con una domanda: "Hai visto la nostra serie, ed ora cosa ne pensi?" Per convincere i rappresentanti dell'"accusa" ci sono voluti mesi. Sono persone che abbiamo contattato molto tempo prima dell'inizio delle riprese. È stato un lavoro di avvicinamento lunghissimo, passato attraverso incontri, telefonate. Dovevano fidarsi di noi".
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