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30 Luglio 2021- Aggiornato alle 13:28

Pablo Trincia racconta una nuova storia di “genitori interrotti” nella Bassa

MIRANDOLA, FINALE EMILIA- Un nuovo post del giornalista Pablo Trincia- autore del podcast Veleno, diventato poi un libro e dal quale ha preso ispirazione anche la serie di Amazon Prime-  pubblicato il 18 giugno su Facebook, ha riacceso i riflettori su una “nuova” storia di allontanamenti coatti nella Bassa modenese, raccontando le vicissitudini di una nuova famiglia con un destino analogo alle vicende dei Diavoli della Bassa.

La storia della famiglia Barelli, ritenuta “inedita” dal giornalista e riassunta proprio nel post pubblicato, ha provocato una lunga puntualizzazione del comitato Voci Vere.

Di seguito riportiamo il comunicato integrale del comitato:

Il 18 giugno scorso il giornalista Pablo Trincia ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post intitolato Veleno – Storia inedita 2.
A parte il fatto che non c’è nulla di veramente inedito, in quanto si tratta di cose che il signor Trincia aveva già detto, quello che non si comprende è il motivo per cui si continua a ribattere sulla ormai ritrita favoletta dei “figli strappati” all’improvviso che non avrebbero mai più potuto rivedere i parenti.

Come scritto nel post “a nessun membro della sua (di Roberta Barelli) famiglia , compresi i nonni, è mai stato permesso di riavvicinarli”. Questo non corrisponde alla verità dei fatti.
E’ opportuno infatti mettere un po’ d’ordine in questa confusionaria ricostruzione del giornalista. Intanto, la signora Barelli e il marito avevano all’epoca problemi gravissimi, che non si possono definire soltanto un “periodo di sbandamento”.

I figli Melania e Alessandro non furono allontanati per la sola esistenza di questi problemi, come lascia intendere il giornalista, ma perché- probabilmente a causa dei medesimi- lasciavano i figli abbandonati
a loro stessi non curandoli affatto. Come si legge nella sentenza di Primo grado n. 87/2000 “nel luglio 1997 Melania e il fratello più piccolo Alessandro furono segnalati dalla polizia di Mirandola ai servizi sociali, e da questi alla Procura presso il Tribunale dei Minorenni, perché trovati in situazione di flagrante inadeguatezza dei genitori.

I bambini erano trascurati, sporchi, Melania aveva anche lividi al volto, ed erano stati visti insieme ai
genitori, anche di sera, nei posti abitualmente frequentati da tossicodipendenti”.

I bambini furono collocati in affidamento urgente e provvisorio. A settembre 1997 il tribunale minorile dispose l’affidamento dei minori e fu sospesa la potestà genitoriale.

L’opposizione contro il decreto del tribunale minorile fu respinta. Melania aveva al tempo cinque anni e, come riferito dalla famiglia affidataria, portava ancora il pannolone e non era svezzata, cioè occorreva nutrirla con il biberon.

Il fratello aveva circa due anni. Erano stati comunque disposti incontri periodici con i genitori, in attesa che essi risolvessero i loro problemi, che furono tenuti per circa un anno.

Ad ottobre 1998 il tribunale minorile ricevette il rapporto dei servizi , nel quale veniva riferita l’incapacità dei genitori a esercitare tutte le funzioni genitoriali e che si era provveduto a sospendere gli incontri con i nonni a causa della grande ansia manifestata dalla bambina.

Inoltre veniva riferito che i parenti tendevano a condizionare i bambini. Fra l’altro la bambina cominciò, dopo la sospensione degli incontri, cioè dall’ottobre, a riferire di aver subito abusi.

Come appreso dai diretti interessati, in uno degli incontri i genitori si erano mostrati anche violenti con i figli e li avevano picchiati. Perciò non è vero che gli incontri vennero interrotti “bruscamente”, lasciando intendere un’azione ingiustificata dei servizi, mentre invece i motivi c’erano e vennero rappresentati al tribunale minorile. Così il 13 novembre 1998 il tribunale sospese gli incontri con i parenti e dispose di avviare un percorso psicologico ai bambini.

A dicembre 1998 vennero eseguite le perizie medico legali che rilevarono un quadro che poteva essere compatibile anche con le particolari condizioni di degrado e incuria in cui erano vissuti i bambini, non necessariamente con abusi sessuali.

In proposito, il giornalista dice “la bambina sicuramente non aveva subito nulla”. A quanto pare, egli non è troppo informato sulla materia . Ci possono essere abusi che non lasciano segni fisici, purtuttavia sono ritenuti ugualmente abusi. Comunque il complesso degli elementi emersi in giudizio non fu “sufficiente a pervenire all’accertamento del reato” e l’imputata fu assolta.

Quanto alla nuova gravidanza della signora Barelli, non risulta che le sia mai stato detto che le avrebbero portato via anche quel figlio. I servizi si limitarono a segnalare l’evento al tribunale, così come segnalarono che il padre era stato arrestato. Dopo l’assoluzione della signora Barelli, ci furono diversi ricorsi al tribunale e la diatriba si prolungò fino al 2010, con la decisione della Corte di Strasburgo del 27 aprile 2010, che ritenne legittima l’azione del tribunale.

Con provvedimento del 2003 il tribunale aveva dichiarato la decadenza dalla potestà genitoriale: dopo perizia psicologica sui bambini e da altri elementi il tribunale rilevò che il padre non si era più interessato dei figli dopo il loro affidamento e che la madre non era in grado di aiutarli a comprendere le loro sofferenze.

Dalla perizia sui bambini era altresì emerso grande sofferenza psicologica dei bambini, con anche sintomi psicotici, dovuti, più che altro nella bimba, alla paura di dover rivedere i parenti e riallacciare rapporti con loro.

La decisione del tribunale fu confermata in appello. In particolare, come riportato nella decisione della Corte di Strasburgo, “la Corte rilevò la gravità della situazione dei bambini ed espresse dubbi in merito all’assoluzione della ricorrente da parte dei giudici penali, stanti i comportamenti «di natura erotica» dei due bambini”.

Inoltre, si ribadì che “l’eventuale ripristino dei rapporti tra la madre e i figli – impossibile nell’immediato –
dipendeva da un processo di maturazione della donna e dalla presa di coscienza delle
sofferenze vissute dai figli”. Infine, secondo la Corte, “i genitori avevano tenuto una condotta violenta nei confronti dei figli e recato loro molto danno”. Furono ampiamente esaminate anche la possibilità di riprendere i rapporti con i nonni e chiesto alla madre di fare un percorso terapeutico al fine di poter riavvicinarsi ai figli, ma tutto ciò ebbe esito negativo.

Dai fatti descritti emerge chiaramente che l’allontanamento dei due minori avvenne per motivi del tutto estranei alle questioni degli abusi; tali motivi sono perdurati nel tempo, prescindono del tutto dall’assoluzione della madre ed hanno legittimato i provvedimenti del tribunale che alla fine decise per l’affido a lungo termine. Gli incontri con i parenti furono altresì sospesi per motivi diversi dalle rivelazioni sugli abusi, che avvennero infatti dopo l’interruzione degli incontri.

Quando i ragazzi avrebbero potuto riallacciare rapporti con la madre, non hanno voluto farlo. Nessuno ha loro impedito di avere contatti con la madre, prova ne è che il figlio più piccolo ha intrattenuto liberamente negli anni scorsi relazioni con la madre e la sorella, come lui stesso ci ha riferito. In particolare ci ha raccontato che incontrò la signora Barelli per chiarire alcuni fatti che lo avevano riguardato da bambino, e a seguito delle risposte ricevute, manifestò apertamente alla madre la sua volontà di non aver più niente a che fare con lei e con gli altri parenti naturali.
Ci domandiamo se almeno per una volta il giornalista ci riesce a dire le cose come stanno.

Quanto alle osservazioni sul Comitato, si precisa che questo non “attacca” i parenti naturali, e neanche gli interessa, bensì critica aspramente quello che dicono nei confronti dei ragazzi.

Al contrario, ci sembra che siano le famiglie affidatarie e adottive ad essere attaccate. Abbiamo detto più volte, e gli stessi ragazzi l’hanno ribadito in più di un’occasione, che sarebbe giunta l’ora che li lasciassero in pace e smettessero di insistere a cercarli. Se non si fosse capito, si tratta di persone adulte e come tali, scelgono liberamente con chi stare e in cosa credere. Per tali motivi, troviamo alquanto inopportuna
l’insistenza con la quale i parenti naturali tentano di screditare le scelte dei ragazzi ed imporre le loro.

 

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