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06 Dicembre 2021

A Mirandola nuova caserma per la Guardia di Finanza. E’ intitolata a Paolo Boetti

MIRANDOLA E FINALE EMILIA  Inaugurata la nuova sede della Tenenza della Guardia di Finanza di Mirandola.
La nuova Caserma è ubicata nel palazzo Molinari, in via Fulvia, angolo via Castelfidardo, le cui origini risalgono al 1500. Il palazzo è stato già sede del Comando della 73^ Legione C.C.N.N. ed inoltre sede della 1^ Legione ciclisti. Alla fine del secondo conflitto mondiale fu sede della locale Polizia di Stato e dal 2012 dopo il terremoto, previa ristrutturazione, è stato concesso in uso alla Guardia di Finanza. Il palazzo è adornato da alcune decorazioni interne ed alcune sale, tra cui il salone principale, hanno i soffitti affrescati.
La nuova sede della Tenenza della Guardia di Finanza di Mirandola verrà intitolata al maresciallo finalese Paolo Boetti, la cui storia è stata riportata alla luce, nel libro “21 giugno 1944: Destinazione Mauthausen”, dal tenente colonnello Gerardo Severino, direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza.

LA STORIA DI MARIO BOETTI

Una storia da scoprire: l’incredibile vita del maresciallo Paolo Boetti
La nuova sede della Tenenza della Guardia di Finanza di Mirandola inaugurata questa
mattina, è intitolata al finalese Paolo Boetti, la cui storia è stata riportata alla luce, nel libro
“21 giugno 1944: Destinazione Mauthausen”, dal tenente colonnello Gerardo Severino,
direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza.
Mentre si stava occupando della biografia di alcuni finanzieri protagonisti della Resistenza
partigiana nei territori del Lago di Como e sul confine italo-svizzero, il tenente colonnello
Severino incrociò infatti la figura del maresciallo della Guardia di Finanza Paolo Boetti,
nato a Finale Emilia il 25 gennaio 1901, e decise di dedicargli il libro “21 giugno 1944:
Destinazione Mauthausen”, presentato in occasione del Giorno della Memoria 2017.
Il 15 giugno 2016, grazie al lavoro di ricerca e alla raccolta di documenti ufficiali condotta
dal tenente colonnello Severino, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con
proprio decreto ha conferito al Maresciallo Paolo Boetti la Medaglia d’Oro al Merito Civile,
con la seguente motivazione: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla Lotta di
Liberazione con l’attività di guida e staffetta in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati
politici, aiutandoli a espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle
autorità tedesche fu infine trasferito e assegnato ai lavori forzati in un campo di
concentramento austriaco dove, fra stenti e patimenti, rimase fino alla liberazione. Mirabile
esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale. 1943-1945 – Territorio
Nazionale ed Estero”.
Paolo Boetti, nasce a Finale “alle ore 10 pomeridiane e minuti 5” del 25 gennaio 1901,
come recita l’atto di nascita, “nella casa posta in questo borgo Cavour al numero 13”. I
genitori sono “Giuseppe di Pietro, di anni trentatre, sartore” e “Vicenzi Ermenegilda del fu
Paolo, donna di casa”.
La famiglia dei Boetti era molto numerosa (Paolo è il nono di dieci figli, tre dei quali
deceduti poco dopo la nascita e in tenera età) e molto povera. In questa difficile
situazione, i sette fratelli Boetti (Paolo, Alfredo,Vittoria, Mario, Maria, Nino ed Ermenegildo)
dovettero fare i conti anche con la prematura scomparsa della mamma, deceduta nel 1904
a causa di una polmonite, a soli 37 anni. Il figlio più piccolo, Ermenegildo, venne accolto
dall’Orfanotrofio di Finale, mentre la maggiore Vittoria, insieme alla sorella Maria, si prese
cura degli altri fratelli, nella residenza di via Maurizi, dove i Boetti si erano nel frattempo
trasferiti.
“A sei anni di età, il piccolo Paolo – scrive il tenente colonnello Severino nel primo capitolo
del libro – iniziò la Regia Scuola Elementare ed ogni mattina, prima di andare a scuola,
portava a casa di tante famiglie il pane appena sfornato di un panettiere vicino di casa.
Questo servizio gli veniva ricompensato con un panino: dono prezioso per un bambino
sempre affamato”.
Scuola e lavoro caratterizzarono gli anni dell’infanzia di Paolo che riuscì a conseguire con
buoni risultati la licenza elementare, ma a causa delle condizioni economiche della
famiglia non poté proseguire negli studi. Divenne, così, ragazzo di bottega in un negozio di
barbiere, fino ad apprenderne il mestiere che esercitò poi in attesa della chiamata alle
armi per svolgere il servizio militare.
Sul finire del 1918, Paolo Boetti si era trasferito a Madonna di Tirano, in provincia di
Sondrio, per fare il barbiere nell’avviata bottega del maestro Lepido Poluzzi. Rientrato a
Finale nell’agosto del 1920, Paolo Boetti, “seguendo l’esempio di altri coetanei – scrive il
tenente colonnello Severino – ma soprattutto del fratello Mario (da pochi mesi congedatosi
dalla Finanza), decise di dare una svolta al proprio destino, anche se per concretizzarla
avrebbe dovuto abbandonare per molti anni Finale e i propri affetti, e fra questi la giovane
fidanzatina Maria Battaglioli. Il futuro glielo avrebbe assicurato la Regia Guardia di
Finanza, tra le cui fila Paolo pensò di arruolarsi, anche per non sprecare due anni della
propria vita vestendo i panni del fante di leva”.
Nel pomeriggio dell’11 novembre del 1920 Paolo Boetti partì dalla stazione ferroviaria di
San Felice sul Panaro per raggiungere Parma, dove superò le prove per l’arruolamento,
che consistevano in una visita medica e in una prova di lingua italiana, e venne assegnato
al cosiddetto “Contingente di Terra” con ferma di tre anni.
“Dal relativo verbale stilato dalla Commissione d’arruolamento in occasione della visita
medica – racconta il tenente colonnello Severino – apprendiamo alcuni elementi
antropologici del nostro protagonista. In particolare, da tale documento veniamo a sapere
che Paolo era alto metri 1,62 ½, con un torace di 87 centimetri; aveva capelli castani lisci;
colorito roseo; dentatura sana; naso greco; mento ovale e una cicatrice sulla fronte”.
Il 12 novembre Paolo Boetti venne inviato al Battaglione Allievi di Verona per frequentare il
corso di formazione della durata di sei mesi. Qui acquisì i rudimenti del mestiere di
Finanziere: la conoscenza delle leggi doganali e tributarie, del codice penale e di
procedura penale, oltre alla preparazione militare che, non avendo svolto il servizio di
leva, ancora non aveva. Promosso al grado di “guardia terra” (il grado militare di
Finanziere verrà introdotto solo nel 1940) il 1° aprile 1921, Boetti fu mantenuto in servizio
a Verona per un ulteriore anno. “Da quello stesso giorno – spiega il tenente colonnello
Severino – e sino al 1° dicembre del 1923, egli avrebbe percepito la modestissima paga di
£. 8,65 giornaliere, che per quanto esigua fosse, considerati i tempi e la delicatezza del
servizio prestato, gli avrebbe consentito, a fine mese, di ricavarne una quota parte da
spedire a Finale, onde sollevare la pur sempre disagiata situazione economica della
famiglia d’origine”.
“Una svolta decisiva, almeno sul piano professionale – scrive il tenente colonnello
Severino – si verificherà, nella vita di Paolo Boetti, nel 1925, anno in cui superò le prove
selettive per l’ammissione alla Scuola Sottufficiali del Corpo, che in quel contesto storico
aveva sede presso la prestigiosa Reggia di Caserta”. Il corso di formazione della durata di
nove mesi, ebbe inizio il 1° ottobre, con l’assegnazione alla 1
a Compagnia, per terminare il
29 giugno dell’anno seguente con la promozione a Sotto Brigadiere (grado equivalente a
quello odierno di Vice Brigadiere).
Promosso Brigadiere, il 18 agosto 1929, è trasferito alla Brigata di Guidizzolo (Mantova).
Ed è mentre è in servizio in questa località, tutto sommato vicina a casa, che Paolo Boetti,
il 28 marzo 1931, sposa a Finale Emilia la fidanzatina di sempre: la sua concittadina Maria
Battaglioli, di tre anni più giovane (Maria Giuseppina Battaglioli era nata a Finale l’8
ottobre del 1904, figlia di Giuseppe Battaglioli, giornaliero, e di Adele Battelli, anch’ella
giornaliera).
Il 1931 doveva essere un anno di grande felicità per Paolo Boetti, ma si rivelerà invece un
anno infausto. “La felicità dei due giovani sposi – aggiunge il tenente colonnello Severino
– durò ben poco: Maria morì di nefrite il 29 giugno del 1931 presso l’Ospedale Civile di
Castiglione delle Stiviere, a pochi mesi dalle nozze, insieme al bimbo che portava in
grembo”.
Rimasto solo, Paolo ebbe la consolazione di far venire a vivere con lui il fratello
Ermenegildo, giovane promessa del calcio, che però morì nello stesso anno di polmonite.
Il 1° settembre 1932, dopo 12 anni di servizio, Boetti viene trasferito alla frontiera, alla
Legione territoriale di Trieste, assegnato alla Brigata “Dogana 1
a
” che opera nel capoluogo
giuliano.
Negli anni seguenti, Paolo Boetti militò in diversi reparti dipendenti dalla Legione di
Trieste, come nel caso della Brigata “litoranea” Belvedere, comandata dall’amico e collega
Efisio Montis, e quella “stanziale” di Trieste Ferrovia, ove giunse il 1° ottobre 1936.
“Mentre si trovava al comando di tale reparto – prosegue Severino – Paolo si rifece una
vita, dopo la tragedia che lo aveva colpito qualche tempo prima. In tale contesto, infatti,
convolò a seconde nozze con la signorina Teresa Giovagnoli, originaria di San Mauro
Pascoli (Forlì), ove era nata il 17 settembre del 1909. Il matrimonio fu celebrato il 3
gennaio del ‘37”. Paolo Boetti aveva conosciuto quella che diventerà la sua seconda
moglie in occasione delle licenze trascorse a casa del fratello Nino, di professione
fotografo, che a San Mauro Pascoli viveva con la moglie Emma Zoffoli, della quale Teresa
Giovagnoli era nipote.
La nuova famiglia di Paolo ben presto si arricchì della presenza della figlia primogenita
Maria Grazia, nata a Trieste il 13 aprile del 1938. La secondogenita, Anna Maria verrà
invece alla luce il 4 settembre 1941 sul lago di Como. Entrambe sono viventi e i loro ricordi
sono stati fondamentali per il Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza,
tenente colonnello Gerardo Severino, nella ricostruzione della figura di Paolo Boetti.
“Il 1° marzo del 1940 – aggiunge il tenente colonnello Severino – a pochi mesi dall’entrata
in guerra dell’Italia al fianco dell’Asse, la famiglia Boetti fu costretta a cambiare confine. Il
29 di quello stesso mese fu la data effettiva dell’assunzione del Comando della Brigata
‘volante’ di Torriggia”.
Posta alle dipendenze della Compagnia Regia Guardia di Finanza di Cernobbio, una delle
più belle cittadine sul Lago di Como, la Brigata di Torriggia era composta di 12 uomini,
compreso il Comandante e il Sottufficiale sottordine.
Promosso Maresciallo Capo il 15 dicembre 1941, Boetti resterà in servizio a Torriggia
come Comandante interinale della Tenenza anche dopo l’8 settembre 1943.
“Alla data dell’8 settembre – scrive Severino – la Tenenza di Torriggia risultava articolata in
quella ‘volante’ alla sede (composta da 12 uomini compreso il comandante); in quella di
frontiera del Bugone, nei pressi del Monte Bisbino, in quella di frontiera Murelli e in quella
di frontiera Binate, tutte con una forza organica di una ventina di uomini ciascuna. Già nei
primi momenti che seguirono la proclamazione dell’armistizio tali reparti favorirono il
passaggio in Svizzera, attraverso i sentieri di montagna di ex prigionieri di guerra (per lo
più inglesi e boeri) fuggiti dai campi di concentramento italiani; di numerosi gruppi di ebrei
e persino di diversi soldati del Regio Esercito. La meritoria opera che le Fiamme Gialle di
Torriggia misero in piedi in quel delicatissimo momento della storia del Paese fu
largamente condivisa e apprezzata da molti cittadini lariani. (…) I finanzieri si misero
spesso alla guida dei gruppi di fuggiaschi, i quali, nel numero di 10/15 per volta
oltrepassavano la frontiera, dopo lunghe ed estenuanti marce forzate, e aiutavano quelle
povere vite persino nel trasporto dei pochi averi raccolti in pesanti valigie o zaini, così
come alcuni dei salvati (soprattutto ebrei) ebbero modo di testimoniare dopo la fine della
guerra”.
Nelle settimane che seguirono l’armistizio, i tedeschi occuparono l’intera provincia
comasca e in particolare i valichi di frontiera. Il maresciallo Boetti, in questo frangente,
decise di aderire al movimento resistenziale, che stava prendendo piede anche a Torriggia
e nel territorio sottoposto alla giurisdizione della sua Tenenza. “Aderire alla Resistenza –
spiega il tenente colonnello Severino – fu per Paolo Boetti un dovere sacrosanto, mentre il
poter aiutare disinteressatamente i poveri profughi ebrei fu avvertito come un dovere
morale ed umano, al quale non avrebbe certamente potuto derogare”.
Grazie al suo ruolo di Comandante interinale della Tenenza di Torriggia, ebbe modo di
coinvolgere nelle attività del “Soccorso Ebraico” anche alcuni colleghi delle Brigate che da
lui dipendevano.
Ben presto, però, l’opera caritatevole delle Fiamme Gialle di Torriggia venne all’orecchio
delle autorità fasciste di Como. “Il Comandante della Legione di Milano, Colonnello Alfredo
Malgeri – racconta il tenente colonnello Severino – per non compromettere l’intera
organizzazione clandestina delle Fiamme Gialle da lui stesso messa in piedi e della quale
l’alto ufficiale era capo riconosciuto, fu costretto a disporre il trasferimento d’autorità del
Maresciallo Boetti presso la Brigata di Chiasso Internazionale 2, operante direttamente in
territorio elvetico, alle dipendenze della locale Tenenza”.
Boetti raggiunse la sua nuova destinazione il 27 gennaio del 1944, lasciando la famiglia
nell’appartamento di Torriggia, ma non abbandonò le attività di supporto alla forze
resistenti. Collaborò con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, restando in
contatto con diversi rifugiati, svolgendo l’attività di “postino” per conto delle organizzazioni
partigiane e del CLNAI, favorendo l’espatrio in Svizzera dei profughi ebrei e dei
perseguitati civili e politici che fuggono dai rastrellamenti tedeschi.
Nella primavera 1944, probabilmente sulla base di una soffiata anonima, Boetti venne
denunciato al controspionaggio tedesco e sottoposto a una attenta sorveglianza da parte
del Comando Superiore Germanico della Polizia di Sicurezza. Puntualmente, il 10 maggio
1944 mentre si recava presso la Dogana di Chiasso Internazionale per prendere servizio,
venne fermato dai doganieri tedeschi. “La perquisizione personale – aggiunge Severino –
condotta da poliziotti di confine tedeschi, diede buoni frutti. Addosso al sottufficiale fu
rinvenuta, infatti, la somma di £.325.000 che Paolo Boetti avrebbe dovuto consegnare
nella dirimpettaia Chiasso all’ebreo Vittorio Levi, rifugiatosi in Svizzera dopo l’8 settembre
1943”.
Il 26 maggio, dopo un mese trascorso a Cernobbio, nella caserma delle SS e a Como, nel
carcere di S. Donino, viene trasferito presso il carcere di San Vittore a Milano. Qualche
giorno dopo, esattamente il 9 giugno 1944, ritenuto colpevole di essersi compromesso con
la Resistenza e con le organizzazioni che favorivano gli espatri clandestini, venne
condannato alla deportazione in Germania. Prima tappa fu il campo di concentramento di
Fossoli e, da qui, il 21 giugno 1944, avvenne il trasferimento nel lager austriaco di
Mauthausen, dove arrivò il 24 giugno e dove restò, ai lavori forzati, fino alla Liberazione
del campo, avvenuta il 4 maggio 1945.
Rimpatriato in Italia attraverso il valico del Brennero, il maresciallo Boetti si presentò al
Centro di Smistamento di Bolzano il 26 giugno e da qui, due giorni dopo, fu rimandato
finalmente a casa, in quel di Torriggia, ove poté finalmente riabbracciare l’incredula
famiglia. Dal giorno del suo arresto, infatti, moglie e figlie non avevano più avuto sue
notizie. Il tenente colonnello Severino riporta il lucido ricordo della figlia Anna Maria: “La
mamma ci ha raccontato che lo zio Guglielmo, che ascoltava ogni giorno ‘Radio Londra’,
una mattina entrò in camera sua pallido e disse: ‘hanno detto che fra i deportati torna a
casa un certo Pietro Boetti nato a Finale Emilia il 25 gennaio 1901’. Si accese allora nel
nostro cuore la speranza che lo speaker avesse sbagliato il nome, scambiando Paolo con
Pietro. Telefonammo al Comune di Finale Emilia per sapere se nello stesso giorno di
nascita fosse nato anche un Boetti Pietro, ricevendo risposta negativa. Cominciò così la
trepidante attesa del ritorno ormai quasi certo del babbo”.
Qualche giorno dopo arrivò alla moglie Teresa la telefonata tanto attesa: “Signora venga,
suo marito è a Como! Venga a prenderlo!”. Boetti però non aspettò l’arrivo della moglie,
nonostante fosse ridotto quasi una larva umana, e si avventurò a piedi verso Torriggia.
Giunto in prossimità della cittadina, trovò anche il modo di farsi dare una ripulita da un
barbiere prima di riabbracciare i propri cari. Pochi giorni in famiglia per ristrorarsi e già l’11
luglio il maresciallo Boetti riprendeva il servizio temporaneo presso il Circolo di Como in
attesa delle decisioni assunte dalla Legione di Milano e di poter godere di una lunga
licenza che arriverà qualche giorno dopo.
Sarà l’8 settembre 1945 che con i gradi di Maresciallo Maggiore prenderà servizio presso
la 4a
Brigata stanziale di Milano. Qualche mese dopo potrà poi tornare al comando della
Brigata volante di Torriggia e il 16 ottobre 1946 verrà promosso Appuntato.
“Per il contributo offerto alla nobilissima causa della Resistenza ed a quella umanitaria –
aggiunge il tenente colonnello Severino – il Maresciallo Paolo Boetti non ricevette alcuna
ricompensa, così come non ricevette dai tanti ebrei salvati nessuna testimonianza degna
di nota: testimonianza che ci avrebbe consentito di poterlo proporre per l’onorificenza
israeliana di ‘Giusto tra le Nazioni’. Accantonato il passato il Maresciallo Boetti, grazie
soprattutto al suo temperamento e alla sua voglia di fare, si buttò a capofitto nel servizio
d’istituto, distinguendosi anche in importanti operazioni di servizio, principalmente nel
settore della borsa nera e del contrabbando”.
A inizio 1948 arrivò il trasferimento a Ravenna dove si trasferì con tutta la famiglia e restò
in servizio, fino al collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, il 25 gennaio del 1956,
al compimento del suo 55° anno di età. Nell’estate di 1959 fu colpito da un primo infarto da
cui fu in grado di ristabilirsi. Un secondo infarto al miocardio risulterà invece fatale qualche
anno dopo: il 22 dicembre 1965 il maresciallo Paolo Boetti si spegnerà presso la Casa di
Cura “Domus Nova” di Ravenna. Città nel cui cimitero monumentale riposa accanto alla
moglie Teresa, scomparsa il 29 gennaio 2001.
“Dopo la guerra – scrive, concludendo la biografia di Boetti, il tenente colonnello Severino –
Paolo Boetti riprese il proprio servizio tra le Fiamme Gialle. Non chiese niente a nessuno,
nemmeno la concessione del modestissimo diploma di ‘Partigiano Combattente’ che,
invece, verrà concesso ai tanti che ne fecero domanda. La sua generosità, la stessa che
aveva animato il suo agire anche prima dell’esperienza lungo i confini con la Svizzera, era
stata premiata, ne siamo più che convinti, dagli sguardi riconoscenti che gli avranno
certamente rivolto quanti ebbero salva la vita grazie a lui e ai suoi Finanzieri”.

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