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05 Ottobre 2022

Baby gang a Mirandola, la sicurezza va sostenuta con la prevenzione

Dopo i recenti casi di baby gang in azione a San Felice sul Panaro, in particolare alla stazione dei treni e alla Coop, nelle ultime settimane anche i cittadini sono stati chiamati in causa per segnalare alle forze dell’ordine ulteriori elementi su eventuali casi, per poter intervenire e fermare ogni malefatta.

Baby gang, il fenomeno tocca anche Mirandola

A Mirandola, le zone colpite sembrano essere il supermercato Conad, il McDonald’s e il Bowling. Tutti luoghi di grande affluenza, sia centrali che di periferia e molto vissuti, soprattutto dai giovani. Il supermercato è molto vicino alle scuole e i ragazzi lo raggiungono a piedi, dopo la scuola. Mentre il McDonald’s è aperto da mattina a sera, quindi il passaggio dei ragazzi è continuo: è di pochi giorni fa la notizia che l’auto di un dipendente del Mc Donald’s è stata presa di mira da un gruppo di ragazzi dopo un diverbio al Drive. Anche altre auto sono state danneggiate. Infine, il Bowling, più in periferia, fa solo orari serali: qui, alcuni mesi fa un ragazzino è stato aggredito e ferito da una baby gang. Per avere informazioni in merito, mi sono recata nei luoghi citati, e ho parlato con alcuni addetti dei locali, ma si avverte una sensazione di disagio misto a timore a parlarne. La loro risposta è stata molto sbrigativa: mi hanno detto che non sapevano nulla o che non potevano parlare perchè impegnati. Mentre alcuni hanno rifiutato di rispondere. Le rare risposte, più o meno univoche che ho avuto, sono state: “la situazione sta pian piano creando molte paure negli altri adolescenti, che temono per la loro sicurezza, e devono purtroppo evitare questi luoghi per non incorrere in situazioni spiacevoli”, oppure “Rincresce che zone dove ci si dovrebbe divertire e stare insieme, per causa di “alcuni”, diventino off limits, costringendo gli altri a privarsi di queste opportunità”, 

Sicurezza a Mirandola

A volte le baby gang si guadagnano i titoli dei giornali per le loro bravate che sfociano in veri e propri reati: danneggiamenti, scherzi di cattivo gusto e aggressioni. Le forze dell’ordine intervengono, monitorano le situazioni, denunciano, ma non basta. A parlare con loro, emerge l’amarezza, oltre alla delicatezza dovuta quando ci sono di mezzo i minori. Ho avuto modo di contattare telefonicamente l’Avv. Elena Gavioli, che si è resa disponibile a rispondere ad alcune domande. Specializzata anche in questi temi e curatrice speciale del minore. Ovvero la figura che compie uno o più atti specifici in sostituzione e nell’interesse del minore in caso in cui non possano essere compiuti dai genitori, o dagli esercenti di potestà, per un conflitto di interessi sorto tra questi soggetti ed il minore stesso.

Domanda: Quali sono i pericoli?

Risposta: Il pericolo delle Baby Gang, è che, socialmente, se non lo è già, possa diventare una “moda d’essere”, per farsi grandi o per fare addirittura, conquiste, e poi chissà che altro. Può portare un disagio nei ragazzi, che se non fanno le stesse cose, che fanno i “bulli”, possono arrivare a pensare che valgono meno o in taluni casi vengono addirittura isolati dal gruppo. Oppure alcuni non escono più per timore. Non è possibile sapere, poiché ognuno è diverso e ha la propria reazione, ma non è giusto che i ragazzi si adeguino a una situazione, non comune.

D: Quindi per poter uscire in sicurezza, come fare?

R: Innanzitutto, è necessario parlare e ascoltare di più i ragazzi, poiché non è possibile sapere quali sono i rischi per la loro sicurezza e tranquillità emotiva. Nulla è da sottovalutare, ed è necessario che venga spiegato “molto bene” ai minori, che non è così che bisogna fare nella società. Monitorando con pazienza e costanza il minore, in particolare modo sui social. Evidenziando che un comportamento errato, porta conseguenze anche gravi. La formazione dei giovani è nostra responsabilità e va seguita e tutelata.

Baby Gang: dietro a questi episodi, ci sono dei ragazzi, quasi sempre minorenni

Affrontare questi temi è spesso complicato. I giovani hanno bisogno di aiuto e sostegno, in quanto sono in una fase delicata e forse in questi tempi difficili, la società non riesce a dare le giuste risposte. La cosa certa è che fatti di questo tipo non possono essere all’ordine del giorno e va in qualche modo sensibilizzata anche la cittadinanza, in modo efficace. 

Prevenire è meglio che curare

Sappiamo tutti molto bene, quanto sia importante la prevenzione, in tutti i casi di violenza, atti ingiusti e o pericolosi. Parlare di questi temi, non è mai semplice e il disagio di ragazzi che, insieme, fanno quello che fanno, non può passare inosservato. Non è giusto, né per chi subisce l’attacco, né per chi attacca, con la forza, in baby gang. Entrambi i soggetti interessati hanno le loro “motivazioni”, e per questo la valutazione va fatta a 360 gradi e sempre con cautela e rispetto.  

I dati ad oggi sulle Baby Gang

Da un rapporto della Direzione Investigativa Italiana, emerge un incremento importante di crimini violenti commessi da minori. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento della Giustizia Minorile, tra il 2020 e il 2021 circa il 68,2% dei reati è stato commesso da minori. Un dato estremamente allarmante, nella nostra società. Atti vandalici, rapine, furti e aggressioni sono i reati più frequenti compiuti dalle baby gang.

E’ giusto specificare che cosa si intende per “Baby Gang”

Con questo termine, si intende quel gruppo dominante che in un sistema di relazioni asimmetriche impone leggi e prezzi da pagare per il “diritto di cittadinanza”. Fortemente spinta al “conformismo di gruppo”, si differenzia da altri tipi di gruppi giovanili per alcune caratteristiche:

  • È guidata da un leader.
  • Ha una precisa gerarchia interna.
  • Controlla un territorio (borgata, classe, ecc).
  • È stabile nel tempo.

Ma quali sono le cause che spingono questi giovani a commettere atti devianti?

Nell’analizzare le cause di questo fenomeno è necessario prendere in considerazione diversi ambiti, tenendo presente, in particolar modo, gli ambienti dove gli adolescenti vivono e si confrontano:

  • La Famiglia: contesti familiari problematici caratterizzati da conflitti, perdite, divorzi, abusi, mancanza di ascolto e contatto emotivo, provenienza da famiglie multiproblematiche spesso affiliate a loro volta a contesti devianti, deprivati sia da un punto di vista economico che culturale, possono essere considerati come cause precipitanti il disagio generazionale; inoltre, la presenza di alcune forme di devianza in famiglie “benestanti”, è probabilmente espressione di un altro tipo di povertà, quella relazionale. Spesso si tratta di ragazzi ai quali apparentemente non manca nulla, ma che hanno bisogno di stordirsi, di eccitarsi e che solo attraverso la violenza ci riescono.
  • Il Disagio, la devianza e la delinquenza: in altre parole, i ragazzi che, per colmare il forte vuoto esistenziale che li accompagna, commettono agiti devianti, per lo più azioni trasgressive, per sperimentare forti emozioni ed affermare la propria presenza nel mondo.
  • La Scuola: la carenza educativa e affettiva della famiglia chiama direttamente in causa il ruolo di un altro importante “contenitore” formativo, la scuola. È a scuola che il ragazzo sperimenta se stesso e si misura con l’altro, dunque questo “contenitore” può rappresentare un’alternativa valida per introiettare altri e nuovi modelli di riferimento che orientino il processo educativo e di socializzazione; non sempre però la scuola si trova preparata a svolgere questo ulteriore compito, manifestando sempre più un’imbarazzante noncuranza rispetto alla profonda crisi esistenziale che tocca le nuove generazioni e rinunciando, di fatto, a quella funzione mediatrice che è bussola indispensabile di una personalità in formazione.
  • Rifiuto dei pari e aggregazione selettiva tra compagni: il gruppo dei pari, riveste un ruolo fondamentale, al punto da essere considerato, al pari della famiglia e della scuola, un importante elemento formativo e di socializzazione, seppur di tipo informale. Rappresenta una forma di aggregazione spontanea tipica dell’età adolescenziale che riveste una grande importanza nel processo di crescita e differenziazione. Non sempre però il gruppo garantisce accoglienza, protezione e riconoscimento per la nuova identità in modo sponteneo, per cui può accadere che l’adolescente sperimenti una sensazione di rifiuto da parte del proprio gruppo di riferimento. Questo rifiuto può determinare una tendenza ad aggregarsi selettivamente con altri compagni strutturando rapporti di sfiducia con il resto dei pari. In tale prospettiva, il rifiuto e l’aggregazione selettiva tra pari costituiscono due importantissimi indicatori di rischio di devianza minorile.

Come affrontare il problema delle Baby Gang?

Innanzitutto attraverso la prevenzione, nel sociale che interessa tutti, dai ragazzi, agli insegnati e i genitori. È necessario farsi carico del problema e promuovere interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà. Fare prevenzione anche a scuola, che significa anzitutto ritrovare fiducia nel mandato sociale dell’istruzione e questo può e deve essere possibile.

E’ necessario che la società si adoperi per la creazione di spazi di aggregazione 

C’è necessità di occasioni d’ascolto e dialogo reali, in cui il ragazzo possa sentirsi meno solo e abbandonato, dove possa “incontrare” l’altro, imparando a rispettare se e gli altri. Per far si che questo si realizzi è dunque necessario che scuola e famiglia si alleino, sostenendosi a vicenda per evidenziare le risorse dei ragazzi attraverso strumenti più sensibili, poiché insieme si può fare tanto.



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