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05 Novembre 2026
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Sovraffollamento carceri, a Modena 141 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare

Il grande caldo di questi giorni ha riportato in primo piano l’emergenza sovraffollamento in carcere: in Emilia-Romagna ci sono mille i detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare delle strutture carcerarie. Una situazione talmente drammatica da riportare agli onori della cronaca soluzioni radicali come l’indulto. “Ancora oggi la misura più incisiva rimarrebbe l’indulto”, spiega, infatti, il Garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri che però ricorda come sia difficile che questo avvenga per via del quadro politico generale.

I numeri del sovraffollamento

La fotografia del sovraffollamento carcerario in regione è stata confermata nel corso di “Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall’esecuzione penale alla reintegrazione sociale”, convegno organizzato dallo stesso Garante dei detenuti, che si è tenuto oggi nella sede dell’Assemblea legislativa a Bologna con la partecipazione, fra gli altri, del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, e del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli. Lungo la via Emilia, il sovraffollamento maggiore è alla Dozza di Bologna, con 326 reclusi in più rispetto alla capienza regolamentare della struttura, ma non va meglio a Parma che fa registrare 149 ristretti in più, così come a Modena, dove i detenuti in più sono 141.  I numeri, dunque, parlano da soli: Piacenza 155 persone in più, Parma 149 persone, Reggio Emilia 13 persone, Modena 141 persone, Bologna 326 persone, Ferrara 163 persone, Ravenna 30 persone, Forlì 15 persone e Rimini 46 persone.

L'intervento del cardinale Matteo Zuppi

È stato proprio il cardinale Zuppi a richiamare tutti alle proprie responsabilità, ricordando come “il sovraffollamento carcerario non va affrontato come un’emergenza perché c’è l’aspetto della dignità della persona: dire che il detenuto deve soffrire per quello che ha fatto è un’affermazione pericolosissima, in quanto si basa sullo stesso principio della pena di morte. Al contrario serve puntare sulle pene alternative, che rappresentano una possibilità di riscatto. Servono più risorse per questo tipo di progetti e un esempio virtuoso resta quello della Papa Giovanni XXIII”.

L'intervento del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli

Sulla stessa linea il vicepresidente del Csm Pinelli: “Serve riflettere sulla pena e sull’idea della punizione. Il carcere non deve avere solo una funzione di sorveglianza, perché il fine ultimo è quello della rieducazione, come afferma la stessa carta costituzionale. Occorre essere pragmatici, capire cosa si può ottenere dal detenuto, offrire una possibilità di riscatto. Il sovraffollamento è un problema che determina il restringimento dei diritti dei detenuti”.

L'intervento del Garante regionale Roberto Cavalieri

A rilanciare l’allarme sul sovraffollamento carcerario è stato lo stesso Garante Cavalieri, che ha ricordato come “in Emilia-Romagna sono quasi mille gli esuberi carcerari: è come se in regione ci fossero tre istituti penitenziari in più. Se il carcere è sovraffollato inevitabilmente si sviluppano tutta una serie di problematiche collaterali e viene accresciuta la probabilità che il ristretto commetta nuovi reati una volta scontata la pena. Una situazione che inevitabilmente porta a pensare anche a soluzioni radicali, come l’indulto”.

L'esperienza dell'Associazione Papa Giovanni XXIII

Dal convegno è emersa anche un’esperienza particolare per affrontare tanto il tema del sovraffollamento, quanto quello del contrasto alla recidiva, ovvero l’esperienza dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. A Rimini l'associazione ha accolto 376 persone che hanno fatto registrare tassi di recidiva molto più bassi rispetto alla media dei detenuti: il 15% contro il 75% di chi sconta la pena in carcere. Nel 2027 il lavoro della Papa Giovanni XXIII taglierà un nuovo traguardo:

“Grazie a un investimento di un milione di euro frutto della collaborazione tra la Conferenza episcopale italiana, la Diocesi di Rimini e l’Associazione Papa Giovanni XXIII, a Montefiore Conca, in provincia di Rimini, aprirà una nuova struttura in grado di accogliere una trentina di detenuti che potranno così scontare la pena fuori dal carcere”, ha spiegato Giorgio Pieri, responsabile del Sevizio carcere della Papa Giovanni XXIII, che ha ricordato come già nel comune dell’entroterra riminese sia in atto una collaborazione che prevede una struttura di accoglienza per detenuti gestita dalla Papa Giovanni XXIII. A confermare il tutto sono le parole del sindaco di Montefiore Conca Filippo Sica: “Viviamo un’esperienza che ha portato benefici a tutta la cittadinanza. Gli attuali ospiti della Comunità partecipano a progetti rieducativi, anche in supporto al territorio, come la cura delle aree verdi nell’area del santuario della Madonna di Bonora”.

Numeri ed esperienze della Papa Giovanni XXIII sono stati presentanti e commentati da Raffaella Sette, professoressa ordinaria del Dipartimento di sociologia e diritto dell’economia Università di Bologna, Luca Sebastiani, responsabile Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna, e Giulia Fabini, coordinatrice Associazione Antigone Emilia-Romagna.

“Esperienze come quella della Papa Giovanni – ribadisce il Garante regionale Cavalieri – offrono punti di riflessione sulle realtà che esistono nel nostro territorio regionale e che operano nell’accoglienza, in particolare sulla necessità di sostenerle con finanziamenti adeguati È particolarmente significativo il fatto che oltre la metà delle persone accolte nel riminese dalla Papa Giovanni non provengano da carceri dell’Emilia-Romagna. Dobbiamo puntare sempre più, anche nella nostra regione, su percorsi di questo tipo rivolti al detenuto, che rappresentano per queste persone una vera possibilità di reinserimento sociale”.

La drammaticità della situazione in carcere è stata confermata anche dagli interventi del provveditore dell’Amministrazione penitenziaria Emilia-Romagna Silvio Di Gregorio, e  del direttore del Centro di Giustizia minorile di Bologna Nicola Palmiero, mentre dalla Giunta la Sottosegretaria alla presidenza Manuela Rontini e l’assessora al Welfare Isabella Conti hanno ricordato l’impegno che la Regione Emilia-Romagna assicura da anni per affrontare l’emergenza carceraria, pur essendo il tema di stretta competenza statale.

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