Nuovo archivio robotizzato al Policlinico di Modena, tecnologia e automazione in Anatomia Patologica
MODENA - È stato inaugurato oggi, giovedì 5 novembre, il nuovo archivio robotizzato di Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, realizzato nell’ambito del progetto SHIELD (“Sicurezza ed Efficienza nella Gestione degli Archivi in Anatomia Patologica”) grazie alla collaborazione tra l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (UniMORE), capofila del progetto, e le Aziende Sanitarie Modenesi, con il coinvolgimento dell’azienda specializzata Logimatic Components & Consulting S.p.A.. L’intervento, che si aggira su un investimento attorno ai 600mila euro, introduce un sistema di automazione per la gestione dei campioni biologici utili alla produzione di dati prognostici e predittivi. Siamo di fronte a una soluzione tecnologica innovativa per la conservazione e il recupero dei blocchetti di paraffina utilizzati in Anatomia Patologica, trasformando uno spazio esistente in un archivio automatizzato ad alta capacità. Il sistema può contenere circa 120mila blocchetti, equivalenti a circa sette mesi di attività, e consente di gestire in modo automatizzato le operazioni di archiviazione, localizzazione e recupero dei campioni. I blocchetti di paraffina sono parte integrante del percorso diagnostico: contengono i tessuti prelevati dai pazienti, opportunamente trattati e inclusi in paraffina per consentirne l’esame microscopico e la digitalizzazione. Anche dopo la conclusione e la validazione della diagnosi, questi materiali devono essere conservati e possono essere richiesti nuovamente per ulteriori approfondimenti diagnostici, confronti con esami precedenti o attività scientifiche. La loro corretta conservazione e la possibilità di recuperarli in modo affidabile rappresentano quindi un’esigenza fondamentale per la cura dei pazienti.
Il nuovo archivio supera il modello tradizionale basato sulla ricerca manuale dei campioni sugli scaffali. Ogni blocchetto viene identificato attraverso un codice a barre e letto automaticamente dal sistema. I tecnici di laboratorio, dopo il taglio del blocchetto, inseriscono i campioni in appositi rack e il sistema, che è dotato di un robot collaborativo a sei assi, provvede a collocarli negli spazi disponibili, registrandone la posizione tramite un sistema di visione artificiale per la lettura dei codici. Quando un blocchetto viene richiesto per ulteriori indagini dal medico che ha in gestione il caso, il software lo localizza e il robot lo recupera, trasportandolo automaticamente al punto di consegna. L’automazione permette così di ridurre le attività manuali necessarie per riporre e recuperare i campioni, contenere il tempo di lavoro dedicato alla gestione dell’archivio e diminuire il rischio di errori nella archiviazione dei campioni. La tracciabilità della posizione di ciascun blocchetto rende infatti sistematico e tracciato il processo di conservazione e reperimento. Uno degli aspetti più caratterizzanti del progetto è l’ottimizzazione degli spazi. L’obiettivo non era realizzare un grande deposito tradizionale, ma sfruttare al meglio il volume di una stanza già esistente, attraverso scaffalature automatizzate e una navetta robotizzata. Il risultato è un modello di “archivio al metro quadro”, nel quale la tecnologia consente di concentrare un’elevata capacità di conservazione in uno spazio contenuto. La soluzione offre un esempio di come l’innovazione possa contribuire a ripensare l’organizzazione logistica di un servizio sanitario, valorizzando gli ambienti disponibili.
«Questo progetto rappresenta un fondamentale passo avanti nell’organizzazione dell’Anatomia Patologica, perché interviene su un’attività fondamentale ma spesso poco visibile: la conservazione e il recupero dei materiali utilizzati per la diagnosi. Grazie all’automazione possiamo gestire un numero elevato di campioni in uno spazio limitato, migliorando la tracciabilità e riducendo le operazioni manuali. L’innovazione non consiste soltanto nell’introduzione di un robot, ma nella possibilità di ripensare l’intero processo di archiviazione, rendendolo più efficiente e affidabile», dichiara il professor Albino Eccher, docente UniMORE e direttore dell’Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.
Il progetto ha richiesto un lavoro integrato tra competenze tecnologiche, universitarie e sanitarie, con interventi di adeguamento degli ambienti per consentire l’installazione e il funzionamento in sicurezza delle apparecchiature. La realizzazione si inserisce nel percorso di innovazione che coinvolge l’Università e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni capaci di migliorare i processi organizzativi e valorizzare le risorse disponibili. L’archivio robotizzato rappresenta inoltre un possibile punto di partenza per riflessioni più ampie sull’organizzazione futura della conservazione dei materiali di Anatomia Patologica. In prospettiva, esperienze di questo tipo potrebbero contribuire allo sviluppo di modelli logistici condivisi tra più aziende sanitarie, con l’obiettivo di razionalizzare gli spazi e le risorse. Si tratta di una possibile evoluzione futura, distinta dalle attività già realizzate nell’ambito del progetto SHIELD. Il finanziamento di questa infrastruttura è stato reso possibile grazie ai fondi ottenuti partecipando all’avviso pubblico per la presentazione di progetti di ricerca collaborativa per attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, nell’ambito del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR (PNC, istituito con il decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito dalla legge n. 101 del 2021) a seguito dell' avviso pubblico per la concessione di finanziamenti destinati ad iniziative di ricerca per tecnologie e percorsi innovativi in ambito Sanitario e Assistenziale (Decreto Direttoriale n. 931 del 06-06-2022), progetto PNC0000003 - AdvaNced Technologies for Human-centrEd Medicine (acronimo ANTHEM) finanziato con il Decreto Direttoriale 9 dicembre 2022, prot. n. 0001983- B53C22006700001.
Le dichiarazioni istituzionali
Luca Baldino, direttore generale AOU Modena
«La realizzazione del nuovo archivio robotizzato si inserisce nella strategia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena di investire in infrastrutture e tecnologie capaci di accompagnare l’evoluzione della medicina e della diagnostica. Anche gli aspetti organizzativi e gestionali che si trovano dietro a un percorso di cura hanno infatti un’importanza fondamentale: disporre di strumenti moderni significa mettere i nostri professionisti nelle condizioni di lavorare con maggiore efficacia, liberando tempo e risorse da dedicare alle attività a più alto valore clinico e scientifico. È un investimento che guarda anche al futuro, perché la conservazione dei campioni biologici rappresenta un patrimonio prezioso non soltanto per la diagnosi attuale, ma anche per gli approfondimenti e le opportunità di ricerca che potranno svilupparsi negli anni. Ringrazio UniMORE, Logimatic e tutti i professionisti che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto, che testimonia la capacità del nostro territorio di tradurre la ricerca e l'innovazione in applicazioni concrete all'interno dell'ospedale».
Mattia Altini, direttore generale AUSL Modena
«Questa infrastruttura non è soltanto una grande innovazione tecnologica, ma un investimento sulla qualità e sull’affidabilità dell’intero Sistema Modena. Il progetto SHIELD dimostra quanto sia strategico mettere in comune competenze sanitarie, universitarie e tecnologiche per ripensare i processi, migliorare la tracciabilità dei campioni e valorizzare al meglio gli spazi e le risorse disponibili. L’innovazione ha valore quando rafforza la collaborazione tra le aziende, sostiene il lavoro dei professionisti e produce benefici concreti lungo il percorso diagnostico e di cura. È questa la direzione nella quale vogliamo continuare a lavorare come sistema sanitario provinciale».
Giovanna Galli, prorettrice vicaria UniMORE
«Il progetto SHIELD esprime la capacità dell’Università di mettere in relazione competenze scientifiche e tecnologiche con i bisogni della sanità, valorizzando l’impatto sociale della ricerca scientifica attraverso il suo contributo alla salute e alla qualità della vita delle persone. La collaborazione tra UNIMORE, le aziende sanitarie modenesi e Logimatic ha consentito di realizzare un’infrastruttura che migliora la gestione dei campioni e sostiene il lavoro dei professionisti, a beneficio dei percorsi diagnostici e della ricerca futura. Per il nostro Ateneo è motivo di orgoglio essere capofila di un progetto che testimonia il valore delle nostre competenze e la capacità di collaborare con le istituzioni sanitarie e le imprese del territorio, contribuendo al miglioramento dei percorsi di cura e all’impiego responsabile delle risorse e rafforzando il ruolo della ricerca scientifica nella promozione del benessere dell’intera collettività».
Lorenzo Campanini, presidente Logimatic Components & Consulting S.p.A.
«Per Logimatic il progetto SHIELD è la dimostrazione concreta di come le tecnologie nate per l’automazione industriale possano essere messe al servizio della sanità e di chi, ogni giorno, si prende cura dei pazienti. Abbiamo progettato e realizzato un sistema su misura, integrando robotica collaborativa, visione artificiale e software di tracciabilità all’interno di uno spazio esistente, lavorando fianco a fianco con i professionisti dell’Anatomia Patologica, dell’Università e delle Aziende Sanitarie modenesi. Il progetto è stato sviluppato nell’ambito del programma Anthem, di cui ringraziamo i responsabili insieme a UNIMORE, AOU e AUSL di Modena per la fiducia. Siamo convinti che questa esperienza possa diventare un modello replicabile in altre realtà ospedaliere».
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