Ospedale di Mirandola, il comitato attacca: «Posti letto ridotti e mobilità verso Carpi senza risultati»
MIRANDOLA – Mancanza di dati, dubbi sul futuro dell’ospedale di Mirandola e uno squilibrio sempre più evidente negli spostamenti dei pazienti tra la Bassa e Carpi. Sono i tre temi affrontati lunedì 13 luglio nel corso della conferenza stampa promossa dal comitato che sostiene la realizzazione di un ospedale unico baricentrico.
Il primo affondo riguarda l’accesso alle informazioni. Due mesi fa il comitato aveva chiesto al presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, i dati relativi alle attività e ai costi degli ospedali di Mirandola e Carpi.
«Alla data di oggi non li abbiamo ancora ricevuti – spiegano i promotori –. La partecipazione senza informazione non è una cosa seria. Per programmare con cognizione di causa i dati sono indispensabili».
Secondo il comitato, anche durante il Consiglio comunale di Mirandola del 2 luglio sarebbero mancati numeri sufficienti per valutare nel dettaglio le proposte illustrate. La documentazione, inoltre, non sarebbe stata anticipata ai partecipanti.
«Il messaggio sembra essere quello di non disturbare il manovratore – accusano –. Noi, invece, crediamo nella partecipazione e continueremo a chiedere trasparenza».
Il comitato è ora in attesa delle risposte dei sindaci alle sette domande già presentate. Dopo la pausa estiva sarà inoltre convocato un incontro pubblico nel quale verranno illustrate le proposte sull’ospedale unico baricentrico e sul futuro del Santa Maria Bianca.
Il nodo dei posti letto
Uno dei punti maggiormente contestati riguarda il numero effettivo dei posti letto dell’ospedale di Mirandola.
Secondo quanto riportato sul sito della Regione e nel bilancio 2025 dell’Ausl, il Santa Maria Bianca avrebbe 130 posti. Nel corso del Consiglio comunale del 2 luglio, però, sarebbe emerso che quelli realmente disponibili sono 98.
La programmazione sanitaria prevede di arrivare in futuro a 138 posti letto. Una crescita presentata come un aumento di 40 posti, pari a circa il 40 per cento rispetto alla situazione attuale.
La lettura del comitato è però diversa: «Prima i posti sono stati tolti e ora vengono ripristinati facendo passare l’operazione come un potenziamento. Rispetto ai 130 posti indicati nei documenti ufficiali, l’aumento effettivo sarebbe soltanto di otto posti, pari a circa il 6 per cento».
Nel piano presentato vengono valutati positivamente l’Ospedale di comunità di Finale Emilia e il nuovo “percorso donna”. Per il resto, secondo il comitato, restano numerose criticità.
Tra queste vengono indicate la definitiva scomparsa del punto nascita e della Cardiologia, il ridimensionamento della Chirurgia a una week surgery dedicata agli interventi programmati più frequenti e con degenze brevi, oltre alle difficoltà del Pronto soccorso aperto 24 ore su 24.
«I due ospedali non sono e non potranno essere di pari livello – sostiene il comitato – contrariamente a quanto affermato nel documento sottoscritto dai sindaci».
Critiche anche sulla destinazione dei 15 milioni di euro di investimenti previsti, che sarebbero indirizzati soprattutto alla realizzazione di poliambulatori, parcheggi, impianti di climatizzazione e nuova segnaletica.
«Per ogni carpigiano arrivato a Mirandola, sei pazienti della Bassa sono andati a Carpi»
La terza parte dell’analisi riguarda la mobilità dei pazienti tra i due ospedali. I dati sono stati ottenuti attraverso una richiesta di accesso agli atti presentata dal portavoce del comitato, Ubaldo Chiarotti.
Dal 2015 a oggi, spiegano i promotori, per ogni cittadino di Carpi ricoverato o curato a Mirandola, sei cittadini della Bassa si sarebbero invece spostati verso Carpi.
Uno squilibrio che, secondo il comitato, sarebbe stato favorito anche dalla scelta di affidare diversi reparti a primari con incarichi condivisi tra le due strutture.
L’integrazione tra gli ospedali di Carpi e Mirandola era iniziata nel 2014 ed era stata formalmente approvata dalla Conferenza territoriale sociale e sanitaria il 6 giugno 2017, durante la direzione generale di Massimo Annicchiarico.
Prima del terremoto del 2012, tra i due ospedali si spostavano ogni anno circa 1.700 pazienti. Successivamente il numero è salito a circa 2.500, con un aumento del 50 per cento, pari però in termini assoluti a circa 800 persone.
Nello stesso periodo, sempre secondo i dati illustrati dal comitato, l’area ospedaliera di Mirandola e Finale Emilia avrebbe perso circa 3.800 ricoveri l’anno. Di questi, soltanto 600, circa il 15 per cento, sarebbero stati assorbiti dall’ospedale di Carpi.
«Gli altri pazienti si sono rivolti agli ospedali della provincia, della regione o fuori regione – osserva il comitato –. Questo significa che i cittadini della Bassa non hanno cercato prevalentemente a Carpi le risposte sanitarie venute meno a Mirandola».
Da qui la richiesta conclusiva: tornare a valutare la realizzazione di un ospedale unico in posizione baricentrica oppure, in alternativa, potenziare realmente il Santa Maria Bianca.
«Se manca la volontà politica di tornare al progetto dell’ospedale unico – concludono i promotori – almeno si porti Mirandola a un livello adeguato ai bisogni del territorio, riducendo la mobilità dei cittadini verso altri distretti e fuori regione».
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