Attesa l’udienza di convalida del fermo per Daniele Tavoni, il 54enne accusato del duplice omicidio della madre e del marito di lei
MIRANDOLA - Sarà fissata probabilmente lunedì 19 ottobre l’udienza di convalida del fermo di Daniele Tavoni, il 54enne accusato del duplice omicidio volontario aggravato della madre Vincenza Giannini, 74 anni e del marito di lei Pier Ferdinando Casari 82 anni, trovati decapitati nella loro casa di via Imperiale a Mirandola.
L’uomo incontrerà il giudice, insieme al proprio avvocato di fiducia, Luca Artioli. Al momento del fermo, il 54enne non aveva rilasciato alcuna dichiarazione.
Dopo il duplice efferato omicidio, con le teste rinvenute in cucina e i corpi, legati con cavi elettrici, in un corridoio, Tavoni era stato trovato fuori dall’abitazione delle vittime, in stato di alterazione, al punto che prima di essere condotto in carcere era stato portato in ospedale.
Nella casa adiacente, occupata da Tavoni, erano stati successivamente rinvenuti diversi strumenti con evidenti e abbondanti tracce di sangue, come riferito dalla Procura di Modena.
Secondo quanto è emerso dal suo stato di salute mentale, all’uomo era stata diagnosticata una psicosi delirante cronica. Aveva avuto contatti con i servizi di salute mentale nell'ambito di un percorso di cura risalente a oltre dieci anni fa. L'ultima visita risulterebbe effettuata nel 2019, mentre attualmente l'uomo non risulta in carico ai servizi di salute mentale di Modena.
Dalle testimonianze è emerso l'identikit di un figlio problematico, che chiedeva continuamente soldi e sigarette ai due coniugi, una situazione che provocava violente e frequenti discussioni.
Discussioni alimentate anche dal fatto che Tavoni non aveva un lavoro stabile e non disponeva di entrate proprie.
Aveva lavorato anche in Comune e al Tribunale di Modena, ma non sarebbe riuscito a mantenere a lungo quelle occupazioni. Le esperienze lavorative, secondo quanto raccontato da chi conosceva la famiglia, si interrompevano dopo pochi mesi e da qualche tempo l'uomo era nuovamente senza lavoro.
La madre era molto preoccupata, ma anche spaventata da quel figlio problematico, al punto da chiedere aiuto. Non una volta soltanto, secondo quanto racconta un familiare, ma ripetutamente, cercando una soluzione per quel figlio adulto che continuava a vivere accanto a lei e al marito nella casa di via Imperiale a Mirandola. La donna avrebbe cercato anche di ottenere il ricovero del figlio in una struttura, senza avere risposta.
Le indagini vanno avanti e la Squadra Mobile sta continuando a sentire parenti, amici e conoscenti per ricostruire il quadro familiare in cui è maturata la tragedia.
Intanto per lunedì è fissata l’udienza di convalida del fermo.
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