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21 Luglio 2026
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Molestie sessuali, don Daniele parla delle vittime: “Perchè non hanno denunciato subito?”

FINALE EMILIA - "E' scoppiata all’improvviso tutta questa vicenda con toni molto violenti: come mai, dopo un anno e mezzo, e non subito quando successe? Perché non lo si è denunciato 18 mesi fa ai carabinieri, anziché sbattere adesso l’intera vicenda sui giornali e sui social? È stata questa la via “buona” che bisognava percorrere". Don Daniele parla della vicenda delle molestie sessuali da parte di un catechista subite da alcune ragazzine finalesi, e punta il dito sulle vittime: "Perchè non hanno denunciato subito?", chiede. E aggiunge risponde così alla sua domanda retorica "Se la via percorsa è stata buona o meno lo si evince dal clima che si vive in questi giorni nel nostro paese. Laddove c’è divisione, violenza, spirito di vendetta, critica efferata sicuramente lì non c’è il Signore. “Dio è misericordia”: non significa far finta di niente di fronte ai problemi, ma che da questi problemi occorre scegliere la via che è per la vita delle persone. A parte il sottoscritto, cosa ne sarà del nostro Valentino, sbattuto sui giornali, sugli schermi di un’intera nazione, additato come mostro in tutta la nostra cara Finale?" A Finale Emilia non si smorzano le polemiche sul caso scoperchiato da "Chi l'ha visto". In prima serata su Rai 3 il giornalista Pablo Trincia ha raccontato le malefatte di un catechista che mandava messaggi porno e foto del suo pene alle ragazzine agganciate in chiesa e in palestra. La faccenda è andata avanti per diverso tempo, finchè una delle vittime ha trovato il coraggio di confidarsi con la madre e la storia è arrivata alla stampa. Don Daniele adesso ha scritto su Facebook un post esplicativo, rivelando che era stato lo stesso molestatore a informarlo di quanto stesse accadendo in quei giorni. Scrive don Daniele.
Il parroco, uomo di comunione Tra i diversi “abiti” del sacerdote troviamo differenti colori: il verde, il bianco, il rosso e il viola. A ciascuno di essi è associato un significato: il verde, per la vita di tutti i giorni, il bianco per i momenti di festa, il rosso per il fuoco dello Spirito Santo che dà vita e il viola, per i funerali e i tempi penitenziali. Oggi, nella nostra comunità di Finale, si addice particolarmente quest’ultimo colore. Quando sono diventato prete, e, in modo specifico, quando ho accettato di diventare parroco di Finale Emilia, sapevo che non mi sarebbe toccato un percorso facile, guardando in primis alla ricostruzione post-terremoto, quindi, ad una realtà, quella della Bassa, a me completamente sconosciuta. Ma ho sentito risuonare dentro di me quel famoso “Eccomi”, che non si basa tanto sulle mie capacità umane, ma nella volontà di fare quello che il Signore aveva pensato per me. La cosa fondamentale, che ho sempre cercato di perseguire, è che essere parroco significa fare il bene della comunità che ti è affidata. Mi dispiace tanto se da questa vicenda traspare un disegno cattivo di nascondere qualcosa di brutto, insomma, dando l'impressione che io abbia agito per fare il male del nostro paese.
Nel periodo natalizio del 2018, appena partito per qualche giorno di riposo sulle nevi delle Dolomiti, fui raggiunto da una telefonata di primo mattino da parte di un giovane che ne aveva combinata una molto grossa e mi chiamava per “svuotare” il suo cuore. Subito, in quella stessa giornata contattai i miei superiori per capire insieme come avrei dovuto comportarmi e così decidemmo: pur non essendo ancora tutto chiaro, per prudenza e per evitare ogni reiterabilità, avrebbe lasciato immediatamente il catechismo e le esperienze dei campeggi parrocchiali, avrebbe iniziato un percorso con uno psicologo per affrontare le sue fragilità; quindi avrei chiamato la mamma della ragazza minorenne, vittima di una chat “hard”. Così feci. Non ho mai incontrato personalmente la mamma dell’adolescente, non ho mai visto lo scambio dei messaggi in questione: le telefonai e - ricordo ancora - rimasi colpito dalla gentilezza con cui mi parlò (pensavo che i toni sarebbero stati molto più forti). Allora, dopo averle espresso tutto il mio dispiacere per quanto accaduto e per le ripercussioni sulla ragazza, mi spinsi a chiedere cosa ci facesse una ragazzina sulle chat in orario notturno e lei, con tanta cortesia, mi spiegò dei dubbi che avevano su una certa persona, che poi, con l’inoltrarsi della conversazione, si svelò per quella che sappiamo. Le comunicai, quindi, le tre decisioni suddette e ne aggiunsi una quarta: “Signora, se vuole denunciare il ragazzo, in base a quello che è successo, si senta libera di fare quello che meglio crede”. È chiaro che questo avrebbe comportato una certa “pubblicità” per il paese, ma non avendo io visionato il materiale, lasciai la decisione alla responsabilità della madre. Ci salutammo in maniera cordiale e non la sentii mai più. Nel frattempo comunicai al nostro “Valentino” (per usare il nome dell’intervista) che gli avrei tolto ogni ruolo educativo. Decisi però di lasciarlo nel coro della parrocchia, quindi in un contesto aggregativo. Mi dissi: se lo escludo anche dal coro, dove va a finire quell’accoglienza nei confronti di chi ha sbagliato e che, ora, proverà a rimettersi in carreggiata? D'altra parte, fino a prova contraria, la nostra giurisprudenza sostiene la presunzione d'innocenza e come pastori, fatto tutto ciò che è necessario per evitare ogni rischio e così tutelando le persone, non ci è chiesto di "eliminare" una persona dalla comunità, se non di fronte a situazioni conclamate. Cosa avrebbe fatto Gesù al posto mio? Probabilmente avrebbe cercato in ogni maniera di stare vicino alla persona che ha sbagliato, evitandogli ogni occasione che potesse metterlo di nuovo in situazione di nuocere e dandogli la possibilità di recuperare attraverso la correzione. Ebbene, il Vangelo è scomodo, non tanto da commentare, quanto da vivere! Tra i vari ambiti aggregativi parrocchiali, quello del coro è quello più circoscritto e più "sott’occhio": la sagrestia è un ambiente di 20 metri quadrati, il prete si prepara lì per la messa, non c’è alcuna opportunità di molestare nessuna ragazza, e mai nessuna ragazzina è venuta da me dicendo che qualcuno le aveva anche solo sfiorato la spalla. Il nostro Valentino più volte, uscendo dalla messa domenicale, mi aggiornava del suo percorso a Modena e dei passi in avanti che faceva. Io ero sereno e pensavo che la cosa si fosse definitivamente risolta. Invece, è scoppiata all’improvviso tutta questa vicenda con toni molto violenti: come mai, dopo un anno e mezzo, e non subito quando successe? Perché non lo si è denunciato 18 mesi fa ai carabinieri, anziché sbattere adesso l’intera vicenda sui giornali e sui social? È stata questa la via “buona” che bisognava percorrere? Se la via percorsa è stata buona o meno lo si evince dal clima che si vive in questi giorni nel nostro paese. Laddove c’è divisione, violenza, spirito di vendetta, critica efferata sicuramente lì non c’è il Signore. “Dio è misericordia”: non significa far finta di niente di fronte ai problemi, ma che da questi problemi occorre scegliere la via che è per la vita delle persone. A parte il sottoscritto, cosa ne sarà del nostro Valentino, sbattuto sui giornali, sugli schermi di un’intera nazione, additato come mostro in tutta la nostra cara Finale? Come Chiesa siamo sempre disposti a collaborare con le autorità preposte per chiarire la vicenda e anche in questo abbiamo agito nel rispetto delle vittime e delle loro famiglie e per evitare le possibilità di pericolo, escludendo ogni atteggiamento di connivenza. Nello stesso tempo chiediamo a chi fosse a conoscenza di reali situazioni di reati con minori - a partire dai loro stessi genitori - di agire presso le autorità competenti perché si faccia chiarezza, senza dare spazio a illazioni o a mormorazioni, tanto peggiori quanto più tardive. Vorrei, però, ringraziare, e non lo faccio per dire, le persone che in questi giorni mi hanno offeso nelle diverse chat. Non le ringrazio per le offese, si intende, ma per l’occasione che mi danno di vivere il Vangelo. Certe frasi della Bibbia le sento ancora più mie: “Sentivo le insinuazioni di molti: “Terrore all’intorno! Denunciatelo e lo denunceremo”. Tutti i miei amici spiavano la mia caduta […]. Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso” (Geremia 20, 10-11); “Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Matteo 10, 16) e “Se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?” (Luca 23, 31). Ora mi sento come un legno secco che ha ancora voglia di continuare a bruciare, di infiammare il paese dell’amore del Signore, anche attraverso le vicende tristi e lieti del nostro paese. Se però di questa fiamma non ci sarà più bisogno a Finale, allora andrò dove il Signore riterrà necessario. Don Daniele Bernabei Parroco di Finale Emilia 17 Luglio 2020
 

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