Sanità modenese sotto stress: “Turni scoperti, ferie arretrate e 70mila ore di straordinari”
La sanità modenese guarda al futuro con nuove strutture, servizi territoriali e investimenti legati al PNRR. Ma, secondo Fp Cgil e Uil Fp, dietro questo percorso di ammodernamento c’è una realtà quotidiana sempre più difficile per lavoratrici e lavoratori: organici ridotti, turni scoperti, rientri nei giorni di riposo, doppi turni e ferie arretrate.
È questo il quadro tracciato dai sindacati in una nota diffusa il 6 luglio, nella quale viene chiesto all’Azienda Usl di Modena di dare risposte più chiare sul fronte delle risorse economiche, del contratto aziendale e della valorizzazione del personale. Il punto, per le organizzazioni sindacali, non è mettere in discussione il potenziamento dei servizi, ma evitare che l’apertura di nuove attività finisca per gravare su reparti e strutture già in difficoltà.
Secondo Fp Cgil e Uil Fp, il sistema sarebbe ormai costretto a ricorrere in modo frequente a strumenti emergenziali per coprire le carenze di organico. I sindacati parlano di oltre 70mila ore di straordinario nel 2025, in aumento rispetto al 2024, con una spesa superiore a 1,3 milioni di euro. Ore che, nella loro lettura, servirebbero soprattutto a garantire l’apertura dei servizi, più che ad aumentare le prestazioni per gli utenti.
A preoccupare è anche il tema delle ferie non godute. Dalle rilevazioni effettuate dalle sigle sindacali tra i lavoratori emergerebbero situazioni individuali con centinaia di giorni di ferie maturate e non fruite, un problema che rischia di pesare ancora di più durante il periodo estivo, quando la tenuta dei turni diventa tradizionalmente più complessa.
Il nodo centrale resta quello del personale. L’apertura di nuovi servizi e il rafforzamento della rete territoriale sono considerati obiettivi condivisibili, ma per i sindacati devono essere accompagnati da una programmazione coerente delle assunzioni. In caso contrario, il rischio è che le nuove attività vengano sostenute spostando temporaneamente infermieri e operatori da reparti o distretti già in difficoltà.
Tra gli esempi citati nella nota, Fp Cgil e Uil Fp richiamano l’apertura del nuovo Ospedale di Comunità di Maranello, i CAU e le AFT nel distretto di Sassuolo. Nello stesso contesto, i sindacati segnalano la decisione dell’Ausl di ritirare gli infermieri dalla CRA “Opera Pia Castiglioni” di Formigine, scelta che, a loro giudizio, rischia di mettere in forte difficoltà la struttura.
Criticità vengono segnalate anche negli Ospedali di Comunità, dove l’assistenza a pazienti complessi si confronterebbe in alcuni casi con organici inferiori agli standard previsti. Un’altra area indicata come particolarmente sotto pressione è quella della Salute Mentale: l’aumento delle richieste assistenziali e la carenza di medici nei servizi territoriali avrebbero concentrato molte urgenze sul Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Modena. Il reparto, ricordano i sindacati, dispone di 15 posti letto per adulti e 2 per minori a fronte di un bacino provinciale di circa 700mila abitanti.
Fp Cgil e Uil Fp chiedono quindi interventi urgenti: un piano straordinario di assunzioni collegato all’attivazione dei nuovi servizi, lo sblocco delle mobilità interne ferme da mesi, maggiori stanziamenti regionali e risorse per finanziare personale, straordinari e prestazioni aggiuntive.
Resta aperto anche il tema del contratto aziendale. Secondo i sindacati, ci sarebbero 3 milioni di euro bloccati a causa di un accordo sottoscritto ma non ancora attuato, che avrebbe dovuto finanziare progressioni stipendiali e valorizzazione dell’esperienza professionale.
“A fronte dello straordinario impegno del personale non è accettabile che sul piano delle risorse questa Direzione non concentri i suoi massimi sforzi per dare risposte a lavoratrici e lavoratori”, dichiarano Giada Catanoso, segretaria generale Fp Cgil Modena, e Nicola Maria Russo, segretario generale Uil Fp Modena e Reggio Emilia.
Per i sindacati, la questione è ormai urgente: senza un rafforzamento reale degli organici e senza risorse certe, il rischio è che il peso dell’innovazione finisca per scaricarsi ancora una volta su chi tiene in piedi ogni giorno reparti, servizi territoriali e assistenza.
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