Suicidio medicalmente assistito, in assemblea regionale si dibatte tra i partiti
Sostegno da parte del centrosinistra, che parla di legge di civiltà capace di recepire le indicazioni della Corte costituzionale e riempire il vuoto di una legge nazionale ancora mancante. Opposizione da parte del centrodestra, che lamenta “fughe in avanti” da parte della maggioranza e invita a potenziare le cure palliative.
Prosegue in commissione Sanità presieduta da Gian Carlo Muzzarelli la discussione sul progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito a prima firma Paolo Trande (Avs) e sottoscritta anche da Alice Parma (Pd), Giovanni Gordini (Civici), Vincenzo Paldino (Civici), Lorenzo Casadei (M5s), Simona Larghetti (Avs) e Paolo Calvano (Pd).
Dopo l’audizione di giuristi, medici, sindacati e associazioni della scorsa settimana, da cui è emerso un sostanziale sostegno alla legge, con l’unica eccezione del movimento “Pro vita e famiglia”, oggi è stato il turno delle forze politiche. Un dibattito che ha rispecchiato le prese di posizioni già note, con il centrosinistra a favore della legge e il centrodestra contro.
Il dibattito
Per Paolo Trande (Avs) “non possiamo sottrarci al dovere politico e morale di dare attuazione in forma eguale, equa e trasparente alle sentenze della Corte costituzionale come, anche se ricorrendo ad atti amministrativi invece che a una legge, hanno fatto le Regioni Liguria e Piemonte, governate dal centrodestra. Bisogna evitare che il confronto su questa legge diventi un dialogo tra sordi e per questo ribadisco che noi rispettiamo ogni idea individuale di vita e di morte meno una, quella che vuole imporre a tutti la propria idea. Ripeto anche che non si deve discutere di ciò che non esite: la nostra legge non parla di eutanasia”. Trande sottolinea come “attribuire a questa legge un‘intento eutanasico sarebbe come dire alla Corte costituzionale che ha disposto la liceità dell’eutanasia, quando invece, a prescindere da come la si pensi sull’eutanasia, essa è illegale, non è consentita e non è prevista in alcun modo da questa legge. Parliamo, quindi, di quello che c’è nella legge e non utilizziamo argomenti inesistenti a scopo propagandistico o polemico. Abbiamo scritto una legge essenziale, 'che sta al suo posto', al posto che il titolo V della Costituzione offre alle Regioni sulle materie di tutela della salute. Offriamo, dunque, all’Assemblea legislativa un testo di legge asciutto, che vuole garantire ai cittadini il pieno esercizio dei propri diritti di autodeterminazione e dignità della vita che la Corte costituzionale ha individuato come il punto di equilibrio tra la natura ‘comunitaria’, di tutela della persona, e ‘liberale, di autodeterminazione, della nostra Costituzione laica, terza e ancora moderna”.
Elena Ugolini (Rete Civica) ritiene necessario “garantire a tutti aiuto e assistenza affinché malattia e fragilità non siano vissuti come una colpa. Un dato deve fare riflettere: a Bologna, su 5.865 persone seguite con le cure palliative, solo due hanno richiesto il suicidio assistito. È terribile sottoporre a un giudizio burocratico e amministrativo il desiderio di essere portati a morire. Dobbiamo per forza arrivare a normare un livello così intimo?”.
Al contrario, Giovanni Gordini (Civici) sostiene che “i diritti debbano essere esigibili a prescindere dai numeri. Il suicidio medicalmente assistito va garantito anche in un percorso ottimale di cure palliative con le quali non è possibile però trovare la soluzione. Serve normare le modalità organizzative e, a monte, una legge nazionale per garantire a tutti i diritti sanciti dalla sentenza della Corte costituzionale”. Gordini, replicando a Ugolini sui “numeri” delle richieste di suicidi medicalmente assistiti a Bologna, ricorda come il fatto che solo due persone vi abbiano fatto ricorso su oltre 5.800 che ricorrono alle cure palliative, è la dimostrazione che non c’è contrapposizione tra le due cose.
Per Paolo Calvano (Pd) “la richiesta di cure palliative e il suicidio medicalmente assistito esprimono diverse cognizioni di dignità che in una società pluralista chiedono rispetto e risposte adeguate. Il Servizio sanitario nazionale e quello regionale devono essere in grado di rispondere a entrambe le richieste senza metterle in competizione. La legge diventa uno strumento con risposte certe per tutti ed è urgente legiferare sulla materia a livello nazionale”.
“La persona non va lasciata sola davanti a una decisione così radicale con principi già affermati dalla Corte costituzionale”, afferma Lorenzo Casadei (M5s) per il quale “la difesa della vita è un principio da riconoscere ma quando una persona attraversa fragilità e sofferenza il dovere è quello di accompagnare la scelta libera e consapevole. Questa legge è necessaria per dare una risposta uniforme a chi si rivolge al sistema sanitario”.
Alle dichiarazioni dei consiglieri replicano la relatrice di maggioranza Alice Parma (Pd) e quello di minoranza Nicola Marcello (FdI): per Parma anche il dibattito in commissione dimostra l’importanza e l’urgenza del progetto di legge della maggioranza, mentre Marcello ricorda come la Corte costituzionale non abbia obbligato le Regioni a legiferare sul tema.
Il progetto di legge della maggioranza
L’obiettivo della proposta di legge a prima firma Paolo Trande (Avs) e sottoscritta anche da Alice Parma (Pd), Giovanni Gordini (Civici), Vincenzo Paldino (Civici), Lorenzo Casadei (M5s), Simona Larghetti (Avs) e Paolo Calvano (Pd), è regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale che ha individuato in coloro che si trovino in queste situazione il profilo di chi può accedere a questa procedura: la persona è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La persona deve poi aver ricevuto informazioni appropriate e complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative. La sussistenza di queste condizioni è verificata da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, con garanzie procedurali rigorose.
Le decisioni in merito all’autorizzazione o meno al suicidio medicalmente assistito sono affidate a una Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam) all’interno del Servizio sanitario regionale su base territoriale, ovvero per “Area Vasta”, a cui spetta anche la definizione e la verifica delle relative modalità di attuazione. La commissione è composta dalle seguenti professionalità cliniche: medico palliativista, anestesista rianimatore, medico legale, psichiatra, medico specialista nella patologia di cui è affetto il richiedente, farmacologo o farmacista, psicologo, infermiere e, ove richiesto dall’interessato, può partecipare alla commissione anche il medico di medicina generale o altro medico di fiducia da lui indicato, esclusivamente con funzioni di consulenza. La CoVam si avvale del parere, non vincolante, del Comitato Regionale per l’Etica Clinica (Corec), anch’esso multidisciplinare e istituito con delibera già nel 2024. La proposta di legge non fissa tempi rigidi entro cui la commissione deve esprimere il proprio parere alla richiesta del paziente, tempi compatibili con la condizione clinica del paziente, senza ingiustificati ritardi. Tutta la procedura è gratuita per il paziente.
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