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5 domande – in attesa di risposta – sull’Ospedale di Mirandola

MIRANDOLA – La notizia delle chiusura dell’unica sala operatoria rimasta aperta dell’ospedale di Mirandola ha creato rabbia e preoccupazione in città, dove si attende ancora il ritorno della Cardiologia e l’arrivo della Terapia Intensiva: per venerdì è stato indetto dai cittadini un presidio di sostegno agli operatori davanti al Santa Maria Bianca.
Mentre negli altri ospedali “periferici” della provincia dopo l’emergenza Coronavirus sono già ripartite le urgenze, qui a Mirandola non è mai successo e anzi, dall’8 agosto chiude tutta l’area chirurgica lasciando solo qualche piccolo intervento programmato di endoscopia e la possibilità eventuale di fare cesarei.

Abbiamo sintetizzato in 5 domande i dubbi ancora da chiarire sul destino della chirurgia del Santa Maria Bianca.

1 – Gli anestesisti rimasti a Mirandola sono quattro con turni di 12 ore massimi ciascuno, e per eseguire gli interventi di chirurgia sia generale che ortopedica e ginecologica (queste sono le specialità che riguardano l’ospedale di Mirandola) non sono sufficienti per accompagnare ortopedici, chirurghi e e ginecologi durante le operazioni. Quindi come si fanno a garantire 24 ore su 24 gli interventi programmati e le urgenze e la sala parto?

2 Quante sale operatorie ha l’ospedale di Mirandola? L’Ausl parla di quattro, ma non specifica che differenza c’è tra l’una e l’altra. Le sale operatorie, logisticamente parlando, sono sì quattro, ma solo due sono per gli interventi maggiori, quelli dove  sono previste le anestesie totali.
Le altre due sono esclusivamente dedicate alla endoscopia (gastroscopia, colonscopia …) e alla chirurgia specialistica ambulatoriale (oculistica e dermatologia): piccoli interventi non paragonabili a quelli che si fanno di urgenza nelle sale operatorie vere e proprie.
Del resto, se fossero veramente 4 le sale operatorie dedicate a Mirandola interamente a interventi chirurgici e ortopedici, perchè questi vengono eseguiti a Carpi o a Modena?

3 Quante sale operatorie sono aperte a Mirandola? Delle due sale operatorie dedicate agli interventi maggiori di chirurgia e ortopedia che prevedono il ricovero, solo una ha riaperto dopo il lockdown, ma solo per interventi di chirurgia elettiva cioè per interventi programmati e non per le urgenze. Quindi da marzo a Mirandola non si fanno pià urgenze e qualunque intervento urgente per gli 86 mila abitanti della Bassa si fa altrove.
L’8 agosto chiuderà anche la seconda e non si sa di preciso quando riaprirà.

4 Cosa faranno chirurghi e anestesisti senza le due sale operatorie maggiori? Resteranno a occuparsi di unghie incarnite, di asportazione di nei e di poco altro?  Resteranno in attesa di un cesareo nella loro fortezza Bastiani? O saranno spostati su Carpi e Modena? E, nel caso, quando e se torneranno a Mirandola?

5  Ausl e il Pd spiegano che nel mese di agosto la programmazione chirurgica è sempre stata tradizionalmente ridotta, sia per permettere la rotazione dell’organico per i congedi estivi, sia perché pochissimi pazienti accettano di essere operati in questo mese. Ma se così fosse, perchè non viene fornita una data di riapertura? Perché questo mistero?

Mirandola si deve riappropriare della chirurgia, della ortopedia, della cardiologia, e deve assolutamente implementare la pneumologia che è sempre stata il riferimento a livello provinciale. La popolazione ha bisogno di rispetto e trasparenza.
Quelle descritte sono esigenze reali e come tali necessitano di essere valutate per trasformare l’ospedale di Mirandola da ospedale di prossimità (come è stato miseramente ridotto col Pal del 2011) a ospedale di primo livello al pari di Carpi, come adesso viene ripetuto più volte da varie fonti.

La politica e i suoi rappresentanti devono essere chiari con la popolazione perché questa non è più disposta ad accettare decisioni che non tengono conto ne’ della dislocazione geografica e ne’ della scarsa viabilità, e men che meno promesse non mantenute e fantasticherie varie.

Il Covid ha ritrovato degli eroi che vanno tutelati ancora, a cui la politica e la dirigenza sanitaria deve consentire la massima espressività professionale per la salvaguardia della salute della gente.
Questo è un importante impegno a cui la politica non può sottrarsi perché ha la responsabilità anche della salvaguardia della salute pubblica, ed è questo che Mirandola non chiede ma pretende .
Il Covid ha risvegliato nell’ anima dei mirandolesi una presa di coscienza, del problema sanità, che non vuole sopire.

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