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Chiude l’ultima sala operatoria dell’ospedale di Mirandola

MIRANDOLA – Chiude anche la seconda sala operatoria dell’ospedale di Mirandola.

Dall’8 agosto al Santa Maria Bianca chiude anche l’unica sala operatoria rimasta attiva. Notare che già da marzo a Mirandola non si fanno più le urgenze ortopediche e chirurgiche, tipo la frattura del femore, appendicite acuta e altro. Le Urgenze sono state trasferite a Carpi, ma attenzione! Solo se c’è la disponibilità dei posti letto, perché in caso contrario i pazienti potrebbero essere trasferiti o  al Policlinico o a Baggiovara con tutti i disagi per i familiari che devono assistere i loro cari. Pensate alla distanza degli abitanti di Finale Emilia e San Martino per  arrivare a Carpi o a Modena. Ed dseguire interventi presso altre strutture, comporta un costo per l’azienda?

Da sottolineare che non è stata neppure separata l’Area omogenea chirurgica che accorpa la Chirurgia e l’Ortopedia, nonostante sia risultata una sperimentazione inadatta e proprio per questo presentata come una delle prime cose da sistemare. Il reparto è diventato un appendice della Medicina.

Sono due le sale operatorie a disposizione dei chirurghi mirandolesi, e prima l’una, in occasione della riorganizzazione per il Coronavirus, e poi l’altra, con l’estate e le ferie, chiudono i battenti.
E non si sa né se, né quando mai riapriranno.

87.000 abitanti della Bassa Modenese vivono un notevole  disagio perché non solo i pazienti vengono trasferiti in altri ospedali ma i pazienti stessi hanno bisogno di assistenza da parte dei familiari che, a loro volta, trovano difficoltà negli spostamenti dovendo rispettare orari di lavoro e impegni familiari, visto che per andare a Modena o a Carpi non occorre lo stesso tempo che recarsi a Mirandola.

Senza le urgenze l’ospedale di Mirandola sta morendo e per recuperare l’utenza precedente ci vogliono anni e anni.

Le  sale operatorie di Mirandola sono  attrezzate e pronte per eseguire diverse tipologie di interventi, utilissimi per la popolazione, ma sono vuote. Però l’azienda spende centinaia di migliaia di euro dei contribuenti per pagare l’utilizzo delle sale operatorie di Villa Fogliani a Modena per gli interventi programmati di ortopedia e chirurgia  spostando a Modena i nostri chirurghi e ortopedici.

La comunicazione ufficiale della chiusura di entrambe le sale operatorie è arrivata nei giorni scorsi tra le corsie del Santa Maria Bianca come una doccia fredda, perché in politica proprio in quei giorni c’era chi si festeggiava l’atto votato dalla Conferenza Territoriale Socio Sanitaria che definisce l’ospedale di Mirandola (130 posti letto che erano 210 nel 2011) non più “di prossimità” ma “di primo livello”, equiparandolo per importanza a quello di Carpi (280 posti letto)

Ma come fa Mirandola a essere di pari livello con Carpi se non esegue gli interventi urgenti?

C’è aria di smobilitazione a guardare i numeri. Dei 9 chirurghi che erano in servizio a Mirandola oggi ne sono rimasti 3, 9 erano anche gli anestesisti,  adesso sono rimasti in 4 perché un  anestesista che  ha avuto un incidente un mese fa non è stato momentaneamente  sostituito.

Scarseggiano gli ortopedici e i chirurghi. Si era parlato di una nuova assegnazione di chirurghi: dovrebbero diventare 5 tra settembre e ottobre, e un sesto dovrebbe arrivare poco dopo. Ma sarà davvero così?

Prevale lo scetticismo in corsia, la formula dei primariati a scavalco tra Mirandola e Carpi, ha sempre penalizzato Mirandola, in quanto Il flusso di specialisti e operatori tra Carpi e Mirandola è sempre stato a senso unico ovvero soprattutto verso Carpi.

La decisione di chiudere dall’8 agosto anche l’unica sala operatoria, rimasta a funzione ridotta, ha colto di sorpresa tutti. Sì, perchè nei giorni convulsi del Covid si era parlato, in un primo momento, di adibire le due sale operatorie dell’ospedale di Mirandola a trattamento intensivo dei pazienti Covid, poi in un secondo momento di destinare le due sale operatorie alle urgenze chirurgiche sia di Carpi che di Mirandola perché a Mirandola, in modo molto intelligente, hanno organizzato due percorsi distinti, definiti in termine tecnico “percorso pulito” e” percorso sporco” ben separati e distanziati al fine di operare i pazienti delle urgenze chirurgiche in estrema sicurezza per preservarli dal contagio. Tutto era pronto, ma improvvisamente un contrordine ha spostato le urgenze a Carpi e chiusa una sala operatoria a Mirandola.

Situazione di emergenza, si pensava: passato il Coronavirus si torna alla normalità. Così non è stato. Da maggio negli ospedali di Pavullo e Vignola hanno ripreso ad eseguire gli interventi urgenti, a Mirandola le urgenze non si fanno ancora; anzi, in agosto si chiude pure la seconda sala operatoria che era rimasta aperta solo per la chirurgia ambulatoriale.

E’ stato più volte ribadito dai politici che contano che il Santa Maria Bianca sarebbe stato potenziato, che sarebbe arrivata la Terapia Intensiva (al Policlinico la terapia intensiva è già stata potenziata investendo diversi milioni di euro) ma l’ospedale di  Mirandola, fondamentale per arginare la grave situazione di emergenza causata dalla pandemia, non ha ancora ricevuto nulla.

Eppure da più fronti a livello nazionale ed estero è stata ribadita l’importanza degli ospedali di periferia come Mirandola che dovranno essere non solo mantenuti ma notevolmente potenziati anche con le terapie intensive.

La gente della Bassa confida sul buonsenso di chi deve amministrare i fondi che arriveranno dall’Europa specificatamente destinati  alla sanità.

Per ora i cittadini della Bassa da mesi si trovano a vivere tutti i disagi della situazione del Covid 19.  Andare su e giù per raggiungere i loro cari ricoverati fuori da Mirandola. La situazione risulta faticosa e costosa, causa soprattutto della scarsa viabilità.

Oltre alla precarietà della situazione chirurgica, merita attenzione il reparto di Cardiologia: il reparto, causa Covid è stato trasferito a Carpi e non né ancora rientrato. Mirandola aveva una Cardiologia di eccellenza, ma pian piano hanno deciso che i pacemaker dovevano essere impiantati a Carpi, poi a causa del Covid, sono stati trasferiti anche i posti  letto.

La popolazione sta aspettando a marzo che il reparto di Cardiologia  ritorni e al più presto.

Per concludere: i professionisti sono demotivati, stanchi di subire restrizioni allo svolgimento del loro lavoro, senza alcuna motivazione evidente, non presentandosi prospettive di crescita professionale  automaticamente l’ospedale va ad esaurimento, perché i dottori mancanti non vengono reintegrati anzi quelli disponibili vengono stabilizzati a Carpi. E’ lampante che l’ospedale di Mirandola, così depotenziato, sarà sempre meno attrattivo, ma forse questo per qualcuno è l’obiettivo da raggiungere?

 

La popolazione è consapevole che ci sia scarsità di anestesisti, ortopedici e pneumologi, ma questi professionisti che sono molto numerosi negli ospedali del capoluogo, potrebbero essere spostati, temporaneamente, in attesa e secondo una opportuna organizzazione sanitaria, in aiuto dell’ospedale di Mirandola per permettere una equa distribuzione del trattamento sanitario a tutti i cittadini anche quelli della Bassa Modenese che troppo spesso sono sempre stati penalizzati e bistrattati.

 

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