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08 Novembre 2026
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Rotta del Panaro e piena del Secchia, ecco cosa è successo: la relazione dell’assessora Priolo

Piogge che non si erano mai viste da 100 anni a questa parte, rinforzate dallo scioglimento repentino della neve caduta in Appennino per circa 40 centimetri dovuta a un improvviso innalzamento della temperatura. È la situazione che domenica 6 dicembre ha contribuito a produrre, con la rotta arginale, l’esondazione del Panaro e la piena del Secchia nel modenese. Una realtà, quella dei continui eventi di maltempo legati al cambiamento climatico, che per la Regione è una priorità cui dare risposte strutturali: dall’alluvione del 2014 sono stati realizzati e programmati interventi per circa 170 milioni di euro tra Secchia, Panaro e Naviglio. Risorse fondamentali per la realizzazione delle Casse di espansione e per l’innalzamento di alcuni tratti critici delle arginature del Secchia, opere che hanno permesso di evitare lo scenario peggiore nelle ore immediatamente successive agli eventi alluvionali nel modenese di domenica scorsa. “Ma non è bastato, e lo dico con amarezza, la stessa che ho visto negli occhi di chi da anni lavora su questi corsi d’acqua- spiega l’assessore regionale all’Ambiente e Protezione civile, Irene Priolo, nella sua relazione in Aula, dove ha svolto la comunicazione su quanto successo che la Giunta aveva chiesto di poter fare in Assemblea legislativa-. Per questo abbiamo chiesto al ministero dell’Ambiente, competente per legge, di prevedere 115 milioni di euro nel Next generation Ue per il solo nodo idraulico modenese, per interventi pronti a partire, sugli 870 complessivi che abbiamo previsto per la messa in sicurezza del territorio in tutta l’Emilia-Romagna. Cantieri già individuati e, ripeto, pronti a partire, per una programmazione vera e strategica in grado di rispondere oggi e nel futuro a eventi che, lo sappiamo già, potranno essere sempre più frequenti e drammatici. Non bastano, infatti, i 15 milioni di euro che quest’anno ci sono arrivati dal Fondo nazionale. Non cerchiamo certo alibi, non possiamo farlo innanzitutto per rispetto alle popolazioni colpite, vogliamo assumerci le responsabilità che ci competono e soprattutto trovare soluzioni, contando sulla collaborazione del Governo, confermata anche nei giorni scorsi”. Due, quindi, gli assi dell’azione regionale: il primo riguarda le infrastrutture, con fondi adeguati e procedure più rapide per accelerare la loro realizzazione; il secondo la manutenzione, con l’obiettivo che la Giunta si è data di “raddoppiare i fondi regionali, portandoli da 50 a 100 milioni di euro”. Proseguono poi i lavori per ritornare la normalità nelle aree colpite: “Ora, dopo la chiusura della falla in meno di 24 ore ad opera di Aipo e con la ripulitura delle case che si sta ultimando a Nonantola- prosegue Priolo-, la prima domanda che ci poniamo riguarda le cause della rotta. Per questo, come già annunciato, stiamo perfezionando un provvedimento della Giunta per far nascere un’apposita Commissione tecnica speciale che in pochi giorni accerti i fatti, le cause e le responsabilità in sede tecnica. Risposte che devono arrivare rapidamente”. “Infine, voglio esprimere la mia vicinanza a tutti i cittadini di Nonantola e dei territori più colpiti dall’esondazione- chiude l’assessore- e ringraziare le donne e gli uomini che hanno lavorato al nostro fianco in questi giorni a partire dagli oltre 400 volontari della nostra regione e i 200 della Protezione civile di Piemonte, Lombardia e Veneto, oltre ai sindaci, ai tecnici dell’Agenzia regionale per la sicurezza del territorio e Protezione civile, ai Vigili del fuoco, alle forze dell’ordine e tutte le istituzioni. Proprio per questo, per stare al fianco della popolazione, stiamo già attivando tutte le procedure anche per la ricognizione dei danni sul patrimonio pubblico, sulle abitazioni dei cittadini e le attività produttive”. Nella giornata di lunedì 7 dicembre, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha subito firmato la richiesta della dichiarazione di stato di emergenza nazionale. Lo stesso giorno, la Giunta regionale ha stanziato 2 milioni di euro per il rapido riavvio delle attività economiche, fondi destinati ai primi ristori economici per i pubblici esercizi, bar, ristoranti e negozi, attività che erano già state messe duramente alla prova dalle misure anti-Covid. Si tratta di rimborsi che potranno essere concessi secondo modalità che verranno rapidamente definite con i sindaci e le associazioni di categoria in sede locale, a cui potranno poi affiancarsi i rimborsi derivanti dalla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Di seguito, la scheda su quando accaduto, la gestione dell’emergenza, le risorse messe in campo
I fatti  A partire dalla serata del 4 dicembre si sono verificati in Appennino una serie di episodi  temporaleschi, insoliti per la stagione, e precipitazioni inizialmente più intense: sui bacini del  Secchia e del Panaro tra i 70 ed i 200 millimetri in 4 giorni, con punte di oltre 250 mm nelle stazioni  di crinale.   Le piogge erano state precedute dalla nevicata che tra la notte del 1^ dicembre e l’intera giornata  del 2 dicembre aveva portato ad accumuli complessivi sull’Appennino fino a 38 centimetri.  Le precipitazioni, associate a flussi d’aria calda provenienti da sudovest, sono state accompagnate  da un progressivo innalzamento delle temperature che ha generato il progressivo scioglimento del  manto nevoso, pressoché totale alle quote più basse, causando un’elevata saturazione iniziale dei  suoli e contribuendo ad aumentare il volume delle piene che hanno superato i massimi storici di  Secchia e Panaro.   Sul Panaro, la seconda ondata di piena - nella sera-notte tra il 5 e 6 dicembre - ha raggiunto un  valore massimo di 3,33 m con una portata dell’ordine di 900-1000 m3/s).   In questa situazione, la Cassa del Panaro, utilizzata al massimo della sua potenzialità, ha invasato  fino a 17 milioni di metri cubi d’acqua, con un livello raggiunto di 11.07 metri di acqua: il massimo  mai conseguito.  Il Secchia ha raggiunto il massimo storico di 11,07 metri a Ponte Altro e il valore al colmo raggiunto  dalla Cassa di espansione, utilizzata al massimo della capacità, è stato il massimo storico di circa 9,04  metri nelle prime ore dello stesso giorno.   Alle 7:30 del 6 dicembre, Aipo competente per quel reticolo, ha comunicato la rottura dell’argine  del Panaro.  In tutto si sono verificati fenomeni di piena che hanno interessato 21 corsi d’acqua con l’emissione,  da parte l’Agenzia regionale di protezione civile, di 5 allerte meteo.   La risposta  La mattina del 5 dicembre è stata aperta la sala operativa territoriale dell’Agenzia per la sicurezza  del territorio e la Protezione civile a Marzaglia e in serata è stato aperto anche il Centro  Coordinamento Soccorsi presso la stessa Sala Operativa. Mobilitata da subito anche la colonna  mobile regionale e nazionale dei vigili del fuoco con afflusso di mezzi presso le aree a valle della  Cassa di espansione del Panaro e il Comando di Modena.   Dopo l’esondazione del Panaro è iniziata la gestione dell’emergenza legata all’allagamento che da  subito ha avuto un unico e prioritario obiettivo: ristabilire al più presto la normalità. Le prime evacuazioni in comune di Castelfranco e successivamente di Nonantola sono state svolte  dai Vigili del Fuoco, con collocazione delle persone in strutture alberghiere o nelle strutture di  accoglienza allestite.   In considerazione dell’emergenza Covid-19, si sono concertati tutti gli interventi effettuati per  l’assistenza agli sfollati con il Dipartimento d’Igiene Pubblica dell’Azienda sanitaria locale di  Modena, che ha fornito elenco aggiornato dei casi positivi e dei casi quarantenati, affinché si  potessero svolgere tutte le attività opportune in particolare per il collocamento in strutture  alberghiere dedicate. Si è provveduto inoltre a fornire alimenti, farmaci acqua e presidi richiesti da  chi ha scelto di restare ai piani alti delle proprie abitazioni.  Intanto Aipo ha immediatamente attivato le operazioni di chiusura della rotta, concluse nell’arco  di 24 ore grazie ad un lavoro no stop che ha visto impegnati circa 150 tra bilici e autocarri motrici  per il trasporto di circa 4.500 tonnellate di massi ciclopici, oltre a 80 mezzi per il trasporto di  spaccato utilizzato per la formazione delle piste di accesso alla breccia. Le opere sono proseguire  con la fornitura di terra e argilla per l’impermeabilizzazione del rilevato ricostruito e la messa in  quota rispetto all’argine preesistente.   Il Consorzio della Bonifica Burana ha svolto un’azione fondamentale nel monitorare l’evoluzione  della piena e nel mettere in campo manovre idrauliche per favorire il deflusso delle acque attraverso  la rete di competenza. In particolare, ha favorito lo scarico del volume esondato tra Bagazzano e la  tangenziale di Nonantola in meno di 24 ore dalla chiusura della breccia, azionando l’impianto irriguo  Zanetti. E ancora, ha azionato l’impianto irriguo Torrazzuolo per convogliare parte delle acque verso  il canal Torbido e si è sollevata l’ondata di piena in arrivo presso l’impianto Bondeno Palata.   Di supporto all’intervento di Aipo, l’Agenzia regionale di Protezione civile ha organizzato il  trasferimento di sacchi sabbia, torri faro, sacchi vuoti, mezzi con cisterna acqua e shelter dal  magazzino regionale Cerpic e dai CUP del territorio, verso Modena e Bologna (per i soli sacchi di  sabbia).   I volontari di protezione civile hanno presidiato senza sosta il luogo dell’intervento, dalla mattina  del 6 al pomeriggio del 7 dicembre.   L’8 dicembre sono iniziate anche le attività di supporto a famiglie e imprese nelle zone libere  dall’acqua del centro di Nonantola.  Secondo una prima stima, sono 1.846 gli edifici coinvolti dagli allagamenti: 1.557 solo a Nonantola,  di cui 1.383 abitazioni e negozi, 170 imprese e 4 chiese; 225 a Modena (191 abitazioni e negozi, 33  imprese); 59 a Castelfranco e 5 a Campogalliano.  A fronte dell’emergenza, sull’intero territorio regionale fino ad oggi hanno operato oltre 400  volontari emiliano-romagnoli. A Modena, in particolare, è inoltre intervenuto un contingente  giornaliero di 200 uomini e donne messo a disposizione dalle Colonne mobili di Piemonte (35  volontari con 17 mezzi e 12 pompe), Lombardia (85 con 30 mezzi, motopompe, carriole e pale) e Veneto (80 con 8 moduli AIB, 13 motopompe e 2 idropulitrici).  In tutta l’Emilia-Romagna, i Vigili del Fuoco hanno effettuato circa 1.960 interventi tra il 5 e il 9  dicembre, prevalentemente nelle province di Modena e Bologna, con 1.495 uomini e circa 280  mezzi. Presente anche l’Esercito con 14 unità, 1 mini-pala, 1 pala caricatrice di media capacità e 4  pompe.  Arginature e Casse d’espansione  Tre i pilastri d’azione che la Regione, d’intesa con gli enti locali, ha seguito per la sua messa in  sicurezza: interventi sulle arginature, sul sistema delle casse di espansione e sull'intera asta fluviale  di Panaro, Secchia e Naviglio e dei loro affluenti.   A sei anni dall’alluvione del 18 e 19 gennaio 2014, sfiora i 170 milioni il totale degli investimenti  realizzati o programmati dal 2014 tra Secchia, Panaro e Naviglio.  Ben 116 milioni fanno riferimento ad opere a cura di Aipo: una somma che per il 56% - pari a 66  milioni – è già utilizzata e spesa, cioè si riferisce ad opere completate; per 14 milioni a interventi in  corso ed in via di ultimazione e per i restanti 36 milioni a lavori di cui si sta completando l’iter  autorizzativo o la progettazione.   Mentre 14.199.000 fanno riferimento ad opere seguite dall’Agenzia Regionale per la Sicurezza del  Territorio e Protezione Civile di cui 10milioni terminati, 1,5milioni in corso e 3,5milioni in fase di  appalto.  Sul Panaro si sono investiti 20 milioni di euro. Al rialzo e al ringrosso delle arginature sono andati 12  milioni. È in corso il primo lotto di interventi da 8,8 milioni che si concluderà in primavera, nei  comuni di Modena, Bomporto, Nonantola, Ravarino e Crevalcore.   È in progettazione il secondo lotto per realizzare un nuovo argine tra il Ponte di S.Ambrogio, a  Modena, e la confluenza nel Tiepido.  Per le arginature del Secchia sono state finanziate opere per 31,82 milioni, suddivise in due stralci  funzionali: il primo riguarda il tratto di monte dal comune di Campogalliano all’attraversamento TAV  in comune di Modena, il secondo il tratto di valle fino al confine con la Provincia di Mantova:  entrambi ad oggi sono in corso di avanzata esecuzione e ultimazione (la conclusione del primo  stralcio è prevista entro il 2020; quella del secondo entro primo semestre 2021)   Pronto anche il progetto di adeguamento della Cassa di espansione, per la messa in sicurezza  rispetto a piene con tempo di ritorno di 50 anni. I primi tre lotti sono in corso di valutazione nella  procedura di Via Regionale partita lo scorso 7 agosto.   E ancora: è stata finanziata la realizzazione di nuovi argini a Fossalta di Modena, a valle della cassa  d’espansione, per 5 milioni di euro: strategici per proteggere la città, come dimostra l’emergenza di  questi giorni. Lo stanziamento delle risorse è avvenuto lo scorso settembre con il nuovo pacchetto  di cantieri da 40 milioni deliberato dalla Regione, che contiene altre opere molto attese tra cui  l’adeguamento del Ponte dell’Uccellino, il completamento della Cassa ai Prati di San Clemente  destinata a contenere le acque di piena del canale Naviglio, in concomitanza delle piene del Panaro,  nonché le opere di messa in sicurezza del torrente Tiepido attraverso la creazione di un’area di  laminazione per mitigare gli effetti del rigurgito del fiume Panaro quando è in piena come avvenuto  in questa occasione.   A quest’ultimo intervento sono stati destinati ben 19 milioni: serviranno per consolidare il nodo  idraulico del Canale Naviglio e del Panaro, mettendo più possibile al riparo da eventi alluvionali i  territori a nord di Modena.  Tra gli altri lavori di recente finanziamento: 2 milioni 500mila euro sono stati assegnati per  migliorare le difese esistenti in tratti a rischio da monte dell’abitato di Marano fino al ponte della  strada provinciale n. 16 a Spilamberto; si sono programmate opere di messa in sicurezza del Tiepido  e dei suoi affluenti per 13 milioni e mezzo, per mitigare gli effetti di rigurgito del fiume Panaro  quando è in piena.  Inoltre, Il programma di messa in sicurezza idraulica dei territori connessi ai fiumi seguito  all’alluvione del 2014 comprende un'attività di prevenzione dei danni causati da mammiferi con  abitudini fossorie lungo le arginature di Secchia, Panaro e del Canale Naviglio, con un piano di  controllo che ha ricevuto parere favorevole da Ispra e Ministero dell'Ambiente nel 2015. Si affianca  al piano di controllo della volpe, rinnovato nel 2019, e alle attività di sfalcio delle arginature, seguite  dai monitoraggi a cura dei volontari de protezione civile a cui seguono gli immediati interventi di  chiusura di eventuali tane segnalate.

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