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21 Luglio 2026
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Patrizia, alluvionata del 2014, che racconta agli alluvionati di Nonantola come non perdere i loro ricordi

BASTIGLIA - E' il nastro della memoria che si riavvolge, una sequenza di immagini già viste che si snodano implacabili davanti agli occhi: di fronte al disastro di Gaggio e Nonantola, queste le sensazioni delle vittime dell'alluvione del 2014 , quando a straripare fu il Secchia, e le aree maggiormente colpite risultarono Bastiglia, Bomporto, Staggia e Villavara. Un film noto, in cui il "set" si sposta solo di qualche chilometro, e nel quale il protagonista è il "fratello" Panaro, apparentemente più irreggimentato rispetto al tumultuoso dirimpettaio del versante occidentale.

E come in un ideale, tragico, passaggio di consegne, le vittime di quell'esondazione di sei anni fa si fanno oggi sostegno delle popolazioni colpite a Nonantola e Gaggio, fornendo i preziosi consigli di chi ha vissuto sulla propria pelle gli effetti delle devastazioni causate dall'acqua. In prima linea, a fianco degli amici nonantolani, la bastigliese Patrizia Monari, che ha condiviso sul gruppo Facebook "Sei di Nonantola se …" un apprezzatissimo compendio di indicazioni inerenti la gestione dei danni. Secondo Patrizia, sette sono le azioni fondamentali da mettere in pratica immediatamente dopo il disastro:

  1. Lavaggio dei muri con la candeggina;
  2. Controlli tecnici a tubature ed impianto elettrico;
  3. Deumidificazione con stufette e caloriferi;
  4. Rifacimento dell'intonaco con spessore fino a trenta centimetri superiore in larghezza rispetto alla parete danneggiata;
  5. Sostituzione di porte e imposte in legno;
  6. Recupero e restauro di foto e altri ricordi personali;
  7. Redazione di un elenco dei danni, da sottoporre alle autorità per la riscossione dei risarcimenti

Per capire qualcosa in più riguardo l'esperienza di Patrizia, l'abbiamo contattata e ci siamo fatti raccontare dell'alluvione del 2014, quando la bastigliese subì ingenti perdite e fu costretta a una ristrutturazione drastica della propria abitazione.

Patrizia, innanzitutto grazie per aver scelto di condividere il suo vissuto con noi. Riavvolgiamo il nastro della memoria e torniamo all'ultima decade di gennaio 2014. Cosa ricorda di quei giorni?

Ero a casa con mia figlia, quando sentimmo un elicottero a bassa quota sorvolare i nostri tetti. Ci sembrò strano e contemporaneamente un'amica di mia figlia ci chiamò. Lei abita sulla Canaletto, e ci avvertì che li stavano evacuando per l'esondazione del Secchia. Disse che l'acqua sarebbe arrivata a Bastiglia in poco tempo e che ci conveniva andar via. Presi abbastanza sul serio quella telefonata, tanto da sollevare alcune cose, metterle sul divano della taverna a piano terra e spostare "giusto" le scarpe dal sottoscala. Ma non sapevo, non immaginavo neanche lontanamente quello che sarebbe successo. Presi il cane, il caricabatteria del telefono e la borsa. Dissi a mia figlia di prendere uno zaino con l'indispensabile (scelse un solo cambio, e tutti i libri di scuola più il PC portatile), e la portai da mia madre a Modena. La lasciai lì e provai a tornare indietro Avevo due gatti in casa, sarei rimasta io. Arrivai ad altezza dell'incrocio sulla Panaria, che svolta verso Bastiglia. Mi dovetti fermare, e tornare indietro. Vidi da lontano le campagne muoversi verso Bomporto. Erano fango e acqua. Capii solo in quel momento. L'unica cosa che riuscivo a pensare era: "Non ho più una casa.. Oddio, i gatti. Ti prego Signore, salva i gatti". Ripetevo queste sole parole come sotto shock. Tornai da mia madre e accesi la TV sui canali locali. Non riuscivo a piangere. Ricordo le prime tre notti su una brandina di una chiesa, e poi, il rientro in paese. Anzi, in quello che ne era rimasto. Inizia a pulire casa mia solo dieci giorni dopo circa. Sgrossarono dei volontari, ma io faticavo a entrare in casa. Reagii aiutando gli altri recuperando ciò che veniva chiesto e facendo consegne. Ma poi dovetti fare i conti con la realtà e pensare a casa mia. Un disastro.

Quali danni ha subito la sua casa? 

Ho la fortuna di abitare su due piani. A piano terra ho un bagno, la taverna, il garage e un portico. Poca roba, a confronto di chi non ha più trovato un letto in cui dormire e un piatto in cui mangiare. Ma avevo finito a dicembre di ripitturare e arredare. Psicologicamente, é stato devastante. Ti senti impotente, destabilizzato, e non sai da dove partire, cosa fare. Si, i pompieri hanno già buttato tutto e spazzato via il fango. Ma c'è puzza. I muri, intaccati dai residui delle porcilaie incrociate dall'acqua durante la sua corsa, danno il voltastomaco. In casa, se respiri, rimbomba un suono assordante di vuoto, e il vuoto ti riempie e ti toglie energie. Ma devi farti forza e ricominciare. I muri, il bagno da rifare, i mobili da ricomprare, il portone del garage da buttare… O forse no? Poi ti accorgi che, dentro un mobile buttato in cortile, ci sono le tue fotografie, e quelle di tua figlia. Centinaia di ricordi che non riescono ad aprirsi. Incollati le une alle altre dall'argilla dei canali entrati in casa tua, nelle parti più fragili della tua vita. Quella stessa argilla con cui costruivano le case i bisnonni. Case che ancora oggi stanno in piedi. E allora per rabbia e disperazione, butti tutto e ti si spezza qualcosa dentro.

Patrizia, quanto tempo ha impiegato per recuperare i danni causati dall’acqua?

Si riparte da zero senza sapere quanto tempo ci vorrà. Dopo circa sei mesi, ho avuto la casa rimessa a nuovo, ma non era più la stessa cosa.

Ha comportato dei costi molto elevati la risistemazione della Sua casa?

Il danno ammontava a circa 11mila euro. Ma non ho cambiato il portone del garage, non ho rifatto il bagno, non ho sostituito il pavimento della taverna sbeccato e rovinato. Mi hanno detto che non c'erano infiltrazioni. Dissero che sì… poteva esserci la probabilità, ma senza certezza. Non era vero. I danni saltarono fuori dopo. Non volli mettere a preventivo costi troppo alti basati su dei 'forse'. Tornassi indietro, metterei fra i danni anche i 'forse'.

Patrizia, Lei ha scritto un post apprezzatissimo dai nonantolani, in cui ha fornito diversi consigli sulle migliori modalità per affrontare l’emergenza. A Suo avviso, cosa è davvero fondamentale per “salvare il salvabile”?

Ecco perché mi é venuto istintivo scrivere il post sul gruppo di Nonantola: se qualcuno mi avesse aiutata a capire cosa andava fatto, gli iter giusti, i giusti ragionamenti da fare per evitare di sbagliare qualcosa, gliene sarei stata riconoscente tutta la vita. Perché quando all'improvviso ti ritrovi senza una casa, in pieno inverno, e ti vedi portar via i tuoi sacrifici, la tua quotidianità, il tuo rifugio dal mondo, ti senti solo e l'unica cosa che vorresti é avere qualcuno che ti mette un braccio sulla spalla e ti dice: "tranquilla, ci sono io. Un passo alla volta e si risolve tutto"... e poi ti aiuta, ti segue, ti consiglia. Il fango si lava via, i mobili si ricomprano. Le sensazioni di paura e solitudine, quella non sono gestibili. Allora ho provato a dare un minimo di indicazioni. C'è chi non ne avrà avuto bisogno, perché possiede un carattere abituato a reagire. Ci sarà sicuramente chi per mestiere sa come comportarsi, cosa controllare. Ma la maggior parte delle persone no. Come me. Io non ero preparata a gestire un post alluvione. Sicuramente avrò scordato qualcosa. Ma credo di aver segnalato le cose più importanti.

Cosa ha provato vedendo le immagini dell’alluvione di Nonantola?

Quando ho letto su Facebook della rottura del Panaro e della conseguente inondazione di Nonantola, avrei voluto avere un megafono per iniziare ad urlare a tutti: "Caricate i cellulari, salvate gli animali e le fotografie, prendete le cose più care e mettetevi al sicuro. Andrà tutto bene!" Invece ho solo potuto assistere inerme ad altre decine, centinaia di persone che sprofondavano nella stessa sciagura, nello stesso dolore, nello stesso smarrimento. Poi la rabbia. Non riuscivo a credere che dopo SOLO sette anni, a distanza di neanche dieci chilometri, si fosse riproposta la medesima, terribile vicenda.
Patrizia, qual è la sua opinione riguardo queste ricorrenti situazioni di emergenza?
Davvero vogliamo dare la colpa, un'altra volta, SOLO agli animali? Davvero vogliamo dare la colpa SOLO ai cambiamenti climatici? Davvero nessuno alza una mano per assumersi la responsabilità? Un pochino. Piacciono molto le percentuali, ai pollici. Ok. Parliamo per percentuali: se il1 5% delle responsabilità appartiene agli istrici (nel 2014 erano le nutrie), il 50% ai cambiamenti climatici, il restante 35% chi se lo intesta? La matematica non è un'opinione. Ora, va detto che moltissimi lavori sono stati fatti. Solo chi abita lontano dagli argini sostiene il contrario. Ma a quanto pare, o ne sono stati fatti pochi, o sono stati fatti male. Perché altrimenti, adesso, non ci sarebbero famiglie senza una casa e commercianti disperati. Vuole sapere come si vive dopo un'alluvione? Quando piove, ogni ora si guarda fuori dalla finestra sperando che smetta. Ogni volta che piove o nevica, il primo pensiero é mettersi in macchina con il necessario per esser pronti alla fuga. Ogni volta che c'è un allerta, o si piange per l'esasperazione della paura, o si prova rabbia, quasi odio, per chi non riesce a trovare il modo per farci vivere tranquilli. Altre volte, si pensa di cambiare città. Ma poi ti chiedi : "Dove vado?" A Modena c'è criminalità, la montagna é bellissima, ma scomoda e poco fornita. E poi, qui, ci sono nata e cresciuta e lontana dalla mia campagna, dagli unici ricordi che mi sono rimasti, cosa mi resterebbe? Chi sarei?". E allora sono rimasta, impaurita ma rimasta, sperando che non capiti più, mai più, e che ci sia qualcuno che mi metta un braccio intorno alle spalle e che mi dica : "Stai tranquilla, ci sono qui io". Speriamo che, come é successo nel 2014, quel 'qualcuno' sia la Regione. E speriamo ci sia molto velocemente.

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